Arriva una specie di servizio civile europeo

Il Parlamento Europeo ha approvato un progetto che permetterà a migliaia di giovani di fare volontariato in cose come l'accoglienza dei migranti o la ricostruzione dopo un terremoto

(CHRISTOPHE ARCHAMBAULT/AFP/Getty Images)

Il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza l’espansione del “Corpo europeo di solidarietà”, una forma di servizio civile europeo che permetterà di fare un anno di volontariato o di apprendistato in giro per l’Europa grazie a fondi messi a disposizione dall’Unione Europea. Il progetto è iniziato un anno fa ma in fase sperimentale: nelle intenzioni del Parlamento interesserà 100mila giovani nei prossimi due anni e sostituirà progressivamente lo SVE, il Servizio volontario europeo, un programma di minore portata e gestito unicamente dalla Commissione. I voti favorevoli sono stati 519, quelli contrati 132.

Dal punto di vista tecnico, il Parlamento ha approvato un budget operativo di 375,6 milioni di euro per il biennio 2018-2020, che servirà a coprire le spese per il database online dei progetti disponibili ma soprattutto per finanziare le “borse”. I giovani che verranno selezionati per un apprendistato avranno a disposizione un contratto di lavoro temporaneo, mentre per i progetti su base volontaria l’Europa coprirà «le spese di viaggio, alloggio, i pasti, l’assicurazione medica e una piccola somma per le spese di tutti i giorni», cioè quasi tutte le spese essenziali per sostenersi.

L’approvazione del budget avrà conseguenze immediate, ha spiegato al Post Brando Benifei, un europarlamentare del Partito Democratico che ha lavorato come relatore ombra della direttiva, portata avanti dalla parlamentare dei Verdi tedeschi Helga Trüpel. Nel suo intervento all’ultimo dibattito prima del voto sul finanziamento, Benifei ha spiegato che il Corpo «permetterà a migliaia di ragazze e ragazzi di mettersi a servizio di persone che hanno davvero bisogno» e funzionerà come «potente mezzo di coesione sociale e intergenerazionale». I nuovi finanziamenti saranno ufficializzati l’1 ottobre.

Già oggi ogni giovane europeo dai 18 ai 30 anni può iscriversi al Portale europeo per i giovani e caricare il proprio curriculum. Da quel momento in avanti può cercare da sé i progetti che più gli interessano in giro per l’Europa, oppure valutare le proposte che riceve. La durata dei progetti va dai due ai dodici mesi, e oltre ai paesi dell’Unione ne sono disponibili alcuni da Islanda, Norvegia, Turchia e Macedonia. Possono accreditarsi per offrire progetti sia aziende private sia enti pubblici. Nella sua pagina di presentazione, il Corpo fa degli esempi dei progetti che possono essere ammessi nel database:

Aiutare a ricostruire una scuola o un centro sociale distrutto da un terremoto; collaborare all’accoglienza di richiedenti asilo sbarcati da poco; pulire le foreste per prevenire gli incendi; lavorare con i disabili in un centro apposito.

In Italia finora si sono tenuti due progetti di una certa rilevanza, entrambi gestiti dalle autorità locali: a Norcia, uno dei comuni colpiti dal terremoto del 2016, 18 giovani europei hanno collaborato alla ricostruzione di alcuni edifici. Il progetto è proseguito nel 2018: questa estate una ventina di giovani ha aiutato la Pro Loco locale a organizzare eventi e incontri per animare l’estate. L’altro progetto è stato lanciato da Legambiente Piemonte e conta di coinvolgere nei prossimi due anni 230 giovani nelle operazioni di manutenzione degli argini del Po.

Il fatto che in Italia finora si siano tenuti solamente due progetti di una certa portata dà l’idea di quanto sia stata sperimentale questa prima fase, che è stata gestita solamente dalla Commissione Europea. Secondo dati ottenuti dal Post, finora si sono iscritti al Portale circa 72mila giovani, fra i quali però solo 7.000 sono stati effettivamente coinvolti nei progetti disponibili. Con il finanziamento approvato oggi, l’Unione Europea punta a coinvolgerne altri 93mila nei prossimi due anni e mezzo. La Commissione Europea ha già proposto di stanziare 1,3 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 nel caso il progetto si dimostri efficace.

Non tutti hanno visto di buon occhio l’istituzione del Corpo di solidarietà europeo. Patrick O’Flynn, un parlamentare britannico dell’UKIP contrario al finanziamento, teme che il Corpo «oscurerà i programmi di volontariato che esistono già nei vari paesi». Isabella Adinolfi, del M5S, teme che sia un errore separarlo dal programma Erasmus+, «più conosciuto e amato», che finora è il principale canale con cui molti giovani europei hanno trovato un’esperienza all’estero subito dopo gli studi. Secondo Adinolfi, poi, l’accesso al programma andava consentito «solo alle associazioni senza scopo di lucro: rischiamo di trovarci multinazionali che fanno volontariato solo per lavarsi l’immagine, per di più usando soldi pubblici».

Qualcun altro ha fatto notare che il finanziamento del Corpo sottrarrà risorse ai programmi già esistenti, proprio come Erasmus+. Parlando col Post, Benifei ha spiegato che in effetti la proposta iniziale del Consiglio dell’UE – con cui il Parlamento nei mesi scorsi ha negoziato il finanziamento del Corpo – era togliere risorse a programmi come a Erasmus+. L’ufficio stampa del Parlamento ha spiegato che nella proposta finale il 20 per cento dei soldi – cioè circa 76 milioni di euro – è stato stanziato appositamente, mentre l’80 per cento è stato recuperato da altri programmi, «senza però dei tagli significativi a Erasmus+».

Benifei ha spiegato anche che prima di potere offrire progetti, le aziende e gli enti pubblici saranno sottoposti a un “controllo di qualità” da parte della Commissione Europea, e vincolati a firmare l’impegno a offrire incarichi stimolanti, a non discriminare nessuno dei partecipanti e a non far svolgere ai volontari un lavoro che di norma viene svolto da un dipendente. In futuro, conclude Benifei, i giovani che si sono registrati nel database del Corpo potrebbero essere chiamati in caso di disastri naturali in giro per l’Europa per fornire assistenza psicologica o altre attività laterali alle operazioni di soccorso.

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