(IAKOVOS HATZISTAVROU/AFP/Getty Images)

Anche Cipro ha un problema coi migranti

Da tempo la piccola isola vicina alle coste turche accoglie migliaia di richiedenti asilo, e i numeri stanno continuando ad aumentare

(IAKOVOS HATZISTAVROU/AFP/Getty Images)

Quando si parla di immigrazione nel Mediterraneo, si citano quasi sempre gli stessi paesi: Italia, Grecia e Spagna (che nel 2018 è diventata la principale destinazione del flusso dal Nord Africa). C’è però un altro paese alla periferia dell’Unione Europea che sta avendo problemi a gestire l’immigrazione irregolare, che negli ultimi anni non ha smesso di aumentare: è Cipro, che occupa la parte sud dell’omonima isola nei pressi delle coste della Turchia.

Nel 2017 Cipro ha ricevuto 4.475 richieste di protezione internazionale, un numero superiore del 56 per cento rispetto al 2016. Dopo la Grecia, è stato il paese che ha accolto più richiedenti asilo per ogni abitante (a Cipro abita poco più di un milione di persone). Nei primi mesi del 2018 la situazione non è migliorata: ieri il governo ha fatto sapere che fra gennaio e luglio ha ricevuto 4.022 richieste, il 55 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2017, e ha organizzato un Consiglio dei ministri di emergenza per cercare una soluzione. Alla fine dell’incontro, il ministro dell’Interno Constantinos Petrides ha spiegato ai giornalisti che Cipro «non è in grado di sviluppare delle strutture» per assorbire il flusso di migranti, se continuerà ad aumentare. Negli ultimi giorni sono sbarcate sull’isola 140 persone in sette diversi sbarchi.

Cipro è anche uno dei paesi europei in cui vivono più stranieri: ce ne sono circa 20 ogni mille abitanti, mentre in Italia sono solo 5 (fonte: Eurostat, dati del 2016)

Cipro fa parte dell’Unione Europea dal maggio del 2004. L’isola è divisa dal 1974, quando la Guardia nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia – il “regime dei colonnelli” – organizzarono un colpo di stato a Cipro. Il presidente cipriota Makarios III fu deposto, il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica di Cipro. In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase l’isola, per difendere la comunità turca cipriota che la abitava. I soldati turchi presero il controllo del nord e Cipro fu divisa in due parti dalla cosiddetta “Linea verde”, la stessa che ancora oggi divide Nicosia, la capitale. Da allora sono avvenuti vari tentativi di negoziato per riunificare le due parti dell’isola: l’ultimo si è concluso nel novembre 2017 e non ha portato a nulla.

La divisione dell’isola rende ancora più complicato gestire l’immigrazione: Petrides sostiene che i migranti sfruttino alcuni “punti ciechi” per entrare a Cipro dalla parte nord dell’isola. Molti di loro arrivano a bordo di piccole imbarcazioni dalle coste della Turchia o del Libano. Ad ogni modo, la gran parte dei migranti che arriva avanza una richiesta d’asilo e quindi non può essere respinta: poco meno di un quarto dei richiedenti asilo sbarcati nel 2018, per esempio, proviene dalla Siria.

Il governo cipriota ha detto che cercherà di intensificare il pattugliamento dei mari e di concordare un accordo bilaterale col Libano per accelerare i rimpatri, ma la situazione non dovrebbe migliorare a breve. Il governo ha detto che nelle prossime settimane incontrerà i rappresentanti degli altri paesi del Mediterraneo per cercare di trovare una linea comune sull’accoglienza dei migranti. Il 20 settembre è in programma un nuovo Consiglio europeo in cui si tornerà a discutere delle soluzioni trovate nel Consiglio tenuto a fine giugno.

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