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  • lunedì 3 settembre 2018

Le nuove accuse di Viganò e la risposta degli alleati del Papa

L'arcivescovo che ha chiesto al Papa di dimettersi lo ha attaccato di nuovo per un episodio avvenuto durante il viaggio di Bergoglio negli Stati Uniti

(AP Photo/Charles Rex Arbogast, Pool)

Domenica due sacerdoti cattolici vicini a Papa Francesco hanno scritto una lettera pubblica per difendere il pontefice e smentire le nuove accuse che gli sono state mosse da Carlo Maria Viganò, arcivescovo ed ex nunzio – cioè ambasciatore del Vaticano – negli Stati Uniti. Viganò, considerato dentro le gerarchie della Chiesa un avversario di Papa Francesco, alleato con i gruppi conservatori ostili alle aperture del Papa, aveva già attaccato Bergoglio sostenendo che dovesse dimettersi per aver ignorato le accuse di abuso sui minori nei confronti di un importante prelato americano, il cardinale di Boston Theodore McCarrick.

– Leggi anche: I nemici del Papa in Vaticano

Il Papa ha preferito non rispondere direttamente alle accuse di Viganò che, in ogni caso, non erano sostenute da prove; diverse persone coinvolte nella ricostruzione ne hanno smentito le circostanze, e alcuni dettagli del racconto di Viganò si sono rilevati falsi. È comunque possibile che Papa Francesco fosse da tempo a conoscenza delle accuse nei confronti di McCarrick e abbia atteso per prendere misure contro di lui (McCarrick è stato costretto a dimettersi lo scorso luglio).

Secondo molti è altrettanto probabile che di quelle accuse fossero a conoscenza anche i predecessori dell’attuale pontefice. I difensori di Papa Francesco inoltre hanno fatto notare che nessun papa ha rimosso tanti altri prelati quanto lui per ragioni legate agli abusi (tra gli altri, il Papa ha rimosso l’intero episcopato cileno, cioè tutti i vescovi del paese). Lo stesso Viganò, inoltre, è accusato di aver bloccare un’inchiesta interna su un caso di abusi sessuali, avvenuto nella diocesi di St Paul e Minneapolis (Viganò è anche accusato da suo fratello e da sua sorella di averli raggirati in una questione di eredità familiari).

Viganò è accusato di aver attaccato il Papa non solo come mossa politica, ma anche per ragioni di risentimento personale. Viganò infatti è stato rimosso nel 2015 dall’incarico di nunzio negli Stati Uniti; secondo i difensori del Papa, la rimozione sarebbe stata una punizione perché, durante il viaggio di Papa Francesco negli Stati Uniti del 2015, Viganò gli avrebbe fatto incontrare Kim Davis, l’impiegata dello stato del Kentucky che si rifiutava di registrare matrimoni tra persone dello stesso sesso (e che per questo ottenne una rapida popolarità mondiale e trascorse un breve periodo in prigione).

Lo scandalo causato dall’incontro tra il Papa e Davis minacciò di oscurare tutto il viaggio negli Stati Uniti e l’ufficio stampa del Vaticano fu costretto a smentire l’incontro privato – sostenendo che l’unica visita privata avuta dal Papa mentre si trovava a Washington fu con un suo ex studente omosessuale e il suo compagno – e a spiegare che Davis non era stata invitata all’incontro dal Papa ma dalla Nunziatura di Washington, e che l’incontro – definito di “cortesia” – con Davis “non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione”.

In una nuova lettera pubblicata sabato da un luogo “segreto”, dove Viganò sostiene di vivere per la sua sicurezza, l’ex nunzio negli Stati Uniti sostiene invece di aver informato i collaboratori di Francesco su chi fosse Davis e su qual fosse il suo ruolo nel dibattito pubblico statunitense, e fosse stato da loro autorizzato a condurre Davis all’interno dell’ambasciata vaticana dove si svolse l’incontro. Viganò sostiene che questo incidente non ebbe nulla a che fare con il suo licenziamento dall’incarico di nunzio. Ammette che fu convocato a Roma subito dopo il viaggio di Francesco negli Stati Uniti, ma sostiene che nell’incontro con il Papa quest’ultimo non fece alcun riferimento all’incontro con Davis e fu anzi molto gentile con lui.

A queste accuse hanno risposto Federico Lombardi, ex capo della sala stampa vaticana, e il suo assistente, Thomas Rosica, due gesuiti, lo stesso ordine di cui fa parte Papa Francesco. Lombardi e Rosica scrivono che nella sua lettera Viganò non ricorda che, dopo aver incontrato Francesco, incontro loro due e che proprio a loro raccontò di come il Papa fosse furioso e che lo avesse accusato di non avergli riferito che Davis «era stata sposata quattro volte». Viganò, raccontano i due gesuiti, appariva ancora scosso dall’incontro.

I due proseguono nella ricostruzione dicendo che Davis non ebbe una vera e propria udienza privata, ma che fu «inserita nel contesto dei numerosi e rapidi ringraziamenti che il Papa fece prima della sua partenza». Il nunzio, continuano, non aveva riferito né al Papa né ai suoi collaboratori la rilevanza politica dell’incontro e l’impatto mediatico che avrebbe avuto.

Inoltre, i due sacerdoti dissero a Viganò che erano in possesso di un nastro registrato in cui si sentiva la voce di Viganò o di un suo collaboratore che spiegava a Davis di presentarsi all’incontro con un’acconciatura diversa, per non farsi riconoscere immediatamente da eventuali giornalisti presenti fuori dalla nunziatura, e in cui le ricordavano di rivelare l’incontro alla stampa soltanto dopo che il Papa fosse partito dagli Stati Uniti. Questi dettagli, sostengono, non furono rivelati ai collaboratori del Papa e certamente avrebbero modificato la natura dell’incontro.

Come ha notato Jason Horowitz, corrispondente del New York Times dall’Italia, la difesa di Lombardi e Rosica conferma la parte centrale dell’accusa di Viganò: i collaboratori del Papa, e probabilmente lo stesso Papa Francesco, sapevano chi era Davis e qual era il suo ruolo, anche se forse non immaginavano le conseguenze che avrebbe avuto l’incontro. Nella lettera, la principale accusa che viene descritta come mossa dal Papa contro Viganò sarebbe non aver rivelato che Davis era sposata quattro volte, che non è certo la ragione principale per cui l’incontro suscitò grandi polemiche. Secondo Horowtiz, l’episodio rivela come Francesco e il suo staff si siano comportati in maniera perlomeno ingenua, sottovalutando l’impatto che avrebbe avuto l’incontro e non immaginando l’uso politico che i conservatori avrebbero potuto farne.

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