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  • domenica 19 agosto 2018

Storie di famiglie coreane separate

Foto e racconti di chi ha lasciato la Corea del Nord e non ha notizie della sua famiglia dalla fine della guerra, quasi settant'anni fa

(Woohae Cho/Getty Images)

La guerra di Corea combattuta dal 1950 al 1953 – e terminata con una tregua, non con un trattato di pace vero e proprio – separò migliaia di famiglie che alla fine del conflitto si trovarono ai lati opposti del confine. Da allora qualsiasi contatto tra nordcoreani e sudcoreani è illegale (incluse lettere, telefonate, email) e finora le uniche occasioni di incontro sono state quelle concesse dai due governi, che negli anni hanno organizzato brevi riunioni familiari a cui però non è semplice partecipare.

La fotografa Woohae Cho ha incontrato alcuni sudcoreani che hanno lasciato la Corea del Nord – chi per lavoro, chi per la guerra o altri motivi – e che non hanno più potuto tornarci, perdendo i contatti con i propri familiari, e ha raccontato le loro storie ritraendoli nelle loro case e proiettando le loro vecchie foto di famiglia sui muri.

Tra il 20 e il 26 agosto circa 180 coreani separati dalle loro famiglie durante la Guerra di Corea avranno la possibilità di incontrarsi per la prima volta dalla fine del conflitto. Sarà il primo ricongiungimento familiare tra le due Coree organizzato negli ultimi 3 anni, cioè da quando nel 2015 gli incontri vennero sospesi per il deteriorarsi dei rapporti tra i due stati, che ora sono invece in una fase migliore dopo lo storico incontro di aprile tra il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un e il presidente sudcoreano Moon Jae-in.

I ricongiungimenti vengono organizzati selezionando solo centinaia delle decine di migliaia di persone che ne fanno richiesta, e le possibilità di soddisfare tutti diminuiscono con il passare del tempo, perché a chiederle sono persone molto anziane, che hanno più di 80-90 anni: secondo il ministero dell’Unificazione di Seul, oltre 75mila dei 132mila sudcoreani che avevano chiesto di partecipare ai ricongiungimenti sono morti.

Tra le famiglie che si incontreranno a fine mese, ad esempio, ci sono un uomo di 101 anni e una donna di 100, e altre 35 persone con più di 90 anni, tutti sudcoreani. Degli 88 nordcoreani invece non si sa molto, ma si stima che in 62 abbiano almeno 80 anni. Anche le persone fotografate da Woohae Cho sono tutte anziane – hanno tra i 70 e gli 80 anni – e la maggior parte di loro non è mai riuscita a mettersi in contatto con la parte di famiglia rimasta in Corea del Nord: qualcuno ci ha provato tramite intermediari cinesi, altri aspettano di essere selezionati per i ricongiungimenti familiari.
La Corea del Sud restringe la selezione a 500 persone con una lotteria, e poi segue criteri come l’età e la salute, mentre si pensa che la Corea del Nord dia priorità alle persone ritenute leali al governo.

Questi incontri vengono spesso usati come primo passo da entrambe le parti per venirsi incontro e migliorare i rapporti diplomatici: la Corea del Sud è più disposta ad aumentarne la frequenza, mentre quella del Nord li usa soprattutto come merce di scambio diplomatica.

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