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  • lunedì 6 agosto 2018

Dare motovedette alla Libia è costituzionale?

Se ne discuterà oggi alla Camera durante la votazione su un decreto legge sull'immigrazione: i critici dicono che equivarrebbe a fare dei respingimenti

Migranti a Tripoli (MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

La Camera discuterà oggi del trasferimento gratuito di 12 motovedette italiane alla Guardia costiera libica deciso da un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 luglio. Il decreto legge, promosso sia dal Movimento 5 Stelle che dalla Lega, era stato proposto per «incrementare la capacità operativa delle autorità costiere libiche» nella sorveglianza e gestione dei flussi migratori: in altre parole, per bloccare i migranti diretti in Italia che partono dalla Libia, un paese che viene considerato da molti un “porto non sicuro”, cioè un posto dove vengono compiute sistematiche violazioni dei diritti umani. Il tema è molto complicato e già in passato la collaborazione tra l’Italia e le autorità costiere libiche è costata ai governi italiani molte critiche.

Ora Riccardo Magi, deputato di +Europa, ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità contro il decreto sulle motovedette: sostiene cioè che dare motovedette alla Guardia costiera libica sia incostituzionale, perché andrebbe contro la garanzia del diritto di asilo prevista dalla Costituzione italiana. Questo argomento potrebbe convincere anche alcuni deputati del Partito Democratico a sganciarsi dalla linea ufficiale del partito, dice Magi, ma difficilmente bloccherà la conversione del decreto in legge.

La conversione del decreto legge in legge
Il decreto legge, essendo un atto legislativo del governo, deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il decreto sulle motovedette ha quasi completato il suo iter legislativo: nello specifico, prevede il trasferimento a titolo gratuito al governo libico di dieci unità navali CP classe 500 in dotazione alla Capitaneria di porto e due vedette da 27 metri classe Corrubia in dotazione alla Guarda di finanza, oltre che uno stanziamento per il 2018 di più di 2 milioni e mezzo di euro per la manutenzione dei mezzi e l’addestramento del personale di Tripoli. Sono provvedimenti in linea con quanto fatto dal precedente governo di Paolo Gentiloni, il primo a stringere accordi con la controversa Guardia costiera libica, accusata di essere legata ad attività criminali, tra cui il traffico di esseri umani.

Il decreto legge sulle motovedette è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 luglio, appoggiato da tutto il governo. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 luglio e approvato a larghissima maggioranza dal Senato il 25 dello stesso mese, con 266 voti favorevoli, 4 contrari (tre senatori di LeU ed Emma Bonino di +Europa) e un astenuto. Oggi è previsto il suo ultimo passaggio, il voto alla Camera.

Perché +Europa dice che il decreto legge è incostituzionale?
Secondo il deputato Riccardo Magi (+Europa), l’uso delle motovedette da parte della Guardia costiera libica sarebbe in netto contrato con la garanzia del diritto d’asilo prevista sia dalla Costituzione che da diverse sentenze della corte di Cassazione, la quale impone la tutela del richiedente. In altre parole, Magi ritiene che bloccare i migranti di fronte alle coste libiche significherebbe di per sé impedire che gli stessi migranti esercitino un loro diritto fondamentale riconosciuto dalla legge italiana, oltre che internazionale, cioè quello di chiedere una qualche forma di protezione internazionale. Magi ha detto, in un’intervista a Repubblica:

«E comunque mediamente il 40 per cento di chi fa richiesta attualmente riceve una qualche forma di protezione: asilo politico, o protezione sussidiaria, o protezione umanitaria [tre forme diverse di protezione, ndr]. Questo significa che noi stiamo affidando alla Libia l’incarico di respingere una parte consistente di chi parte e che invece meriterebbe protezione. Stiamo facendo respingimenti per interposta persona, anzi per interposto stato. Nel 2012 siamo stati condannati perché ci fu un intervento diretto delle nostre autorità. Oggi la sostanza non cambia, la cessione delle motovedette è solo un’operazione di facciata»

La questione della Libia come “porto sicuro”
Le critiche al decreto legge non riguardano solo la presunta negazione della garanzia del diritto d’asilo, ma anche i dubbi che la Libia sia un “porto sicuro”. Il diritto internazionale – che anche l’Italia è obbligata a rispettare – dice che gli sbarchi di persone soccorse in mare devono avvenire nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

Non esiste una lista di “porti sicuri”, ma nel corso del tempo si sono espressi sulla questione tribunali europei e organi dell’Unione Europea, e tutti hanno escluso che la Libia si possa considerare tale: le violazioni sistematiche dei diritti umani compiute sui migranti rinchiusi nei centri di detenzione libici – torture, stupri, pratiche legate alla schiavitù – sono state ampiamente documentate. Questa è anche la linea dell’UNHCR, l’agenzia ONU che si occupa di rifugiati, dell’OIM, un’altra agenzia ONU che si occupa più in generale di migranti, della Commissione Europea, delle ONG che soccorrono i migranti nel Mediterraneo e di vari esperti di immigrazione.

Nonostante le numerose inchieste, indagini e sentenze sul tema, e gli enormi dubbi sulla composizione dell’attuale Guardia costiera libica (se di Guardia costiera si può parlare) negli ultimi mesi il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha insistito nel presentare la Libia come “porto sicuro”. È una linea seguita anche dal precedente governo di Paolo Gentiloni, che a sua volta aveva adottato politiche molto dure verso gli arrivi di migranti via mare.

Le divisioni nel PD
Una cosa da tenere d’occhio nella discussione di oggi alla Camera sarà la posizione dei deputati del PD, che negli ultimi giorni sembrano essersi divisi sulla questione delle motovedette alla Libia. Diversi esponenti del partito hanno espresso pubblicamente i propri dubbi sul provvedimento del governo e sulla posizione assunta nel PD durante la votazione del decreto legge al Senato. Matteo Orfini, presidente del PD, si è schierato apertamente contro la linea di Lega e M5S, mentre altri, come Lia Quartapelle, responsabile Esteri della segreteria, hanno sostenuto la necessità di riparlarne. La discussione interna al PD è stata alimentata nei giorni scorsi anche dal caso della nave mercantile battente bandiera italiana Asso 28, che dopo avere soccorso migranti in acque internazionali ha seguito le indicazioni delle autorità libiche e ha riportato le persone a bordo in Libia: una cosa che molto probabilmente non poteva fare.

Il caso della Asso 28, spiegato

Il PD proporrà oggi alcuni emendamenti al decreto legge, ma non sembra, almeno per il momento, che una loro eventuale bocciatura cambierà il generale appoggio del partito all’iniziativa di Lega e M5S.

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