40 anni fa morì Paolo VI

Fu il Papa che portò a conclusione il Concilio Vaticano II e che decise che i cattolici non potevano usare anticoncezionali: sarà canonizzato il prossimo ottobre

(AP Photo/Girolamo di Majo)

Il 6 agosto 1978, alle ore 21 e 40, Papa Paolo VI morì nella tenuta estiva di Castel Gandolfo. Non c’erano folle in attesa fuori dal palazzo, né piazza San Pietro si era riempita di persone in veglia, come era accaduto nelle ultime ore di vita del suo predecessore, Papa Giovanni XXIII, e come sarebbe accaduto durante l’agonia di Giovanni Paolo II. La sua morte avvenuta “lontano dai riflettori” e in “solitudine”, come hanno scritto in questi giorni Avvenire e Famiglia Cristiana, rispecchiò il personaggio che fu in vita: schivo, riflessivo e poco incline alla pubblicità. Nonostante il suo carattere dimesso, Papa Paolo VI, nato Giovanni Montini, fu un Papa importante, che regnò in uno dei periodi più delicati e turbolenti per la storia della Chiesa, dell’Italia e del resto del mondo.

Giovanni Montini nacque nel 1897 in un paesino poco lontano da Brescia da una famiglia della piccola nobiltà, secondo di tre figli. Nel 1920 fu ordinato sacerdote, ma nel corso della sua carriera non fece mai esperienza in parrocchia. Fu invece avviato subito a una carriera nelle alte gerarchie della Chiesa, diventando presto un importante dirigente della FUCI, la potente associazione degli universitari cattolici. Fu uno stretto collaboratore prima di Pio XI e poi del suo successore, il conservatore Pio XII. Fu proprio Pio XII a nominare Montini arcivescovo di Milano nel 1954, un incarico che mantenne fino all’elezione a Papa nove anni dopo.

Dopo la morte di Pio XII nel 1958, il conclave elesse Papa il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, con il nome di Giovanni XXIII. Roncalli era l’opposto del suo predecessore. Pio XII era un conservatore, austero e principesco nei modi. Giovanni XXIII era invece popolare e accessibile e soprattutto aperto alla modernità e alle innovazioni. Fu lui a dare avvio a quello che è rimasto fino ad oggi il momento di maggior aperture e riforma negli ultimi cinquecento anni di storia della Chiesa cattolica, il Concilio Vaticano II.

Una sessione del Concilio nel 1964 (AP Photo/Girolamo di Majo)

Roncalli – tutt’ora ricordato come “il Papa Buono” – avviò il Concilio nel 1962 mentre era già gravemente ammalato a causa di un tumore allo stomaco. L’impostazione che diede ai lavori fu di grande innovazione e apertura. I delegati discussero di temi liturgici, come l’abolizione della messa in latino, ma anche teologici, come l’apertura alle altre fedi e il ruolo della chiesa nella società e nella storia. Roncalli, morì a meno di un anno dall’inizio del Consiglio e così il compito di decidere se e come proseguire i lavori spettò al nuovo Papa, Giovanni Montini, eletto con il nome di Paolo VI il 21 giugno del 1963.

Il nuovo Papa si impegnò subito nel Concilio, di cui convocò una nuova sessione dopo la sua incoronazione (un termine appropriato, visto he Paolo VI fu l’ultimo Papa che, dopo l’elezione, ricevette il “triregno“, il copricapo conico adornato da tre corone simbolo dell’autorità papale). Paolo VI proseguì l’opera di riforma del suo predecessore fino al 1965, anno di chiusura del Concilio, e contro il consiglio dei più conservatori tra i cardinali. Il giudizio degli storici sul suo operato è però ambiguo, come fu spesso ambiguo l’atteggiamento del Papa. Paolo VI non amava il conflitto e nello scontro in corso nella Chiesa tra modernizzatori e conservatori cercò sempre di mantenere l’equidistanza, finendo però spesso con il deludere entrambe le parti.

Alla fine, Paolo VI aiutò i progressisti a compiere grandissime aperture sulla liturgia e sul ruolo della Chiesa nella società, ma fu invece dalla parte dei conservatori quando si trattò di difendere antiche tradizioni come il celibato dei sacerdoti. Alcuni anni dopo a fine del Concilio fu lui a decidere, non senza incertezze e soltanto dopo aver interpellato svariate commissioni e aver promosso studi e riflessioni, l’illegittimità dell’utilizzo di anticoncezionali da parte dei cattolici.

Anche se non fu un Papa “mediatico”, come era stato Giovanni XXIII e come sarebbe stato Giovanni Paolo II, Paolo VI fu comunque a suo modo moderno e innovativo nel suo modo di intepretare il pontificato. Fu il primo Papa dopo secoli a viaggiare all’estero, il primo dopo 2.000 anni a tornare in Terra Santa, il primo a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York. Negli anni del conflitto in Vietnam prese una forte posizione contro la guerra, dedicando al tema encicliche e discorsi. In Italia si trovò ad affrontare prima gli anni della contestazione e poi quelli del terrorismo. Com’era nel suo carrattere, cercò di rimanere fuori dallo scontro e di tenervi lontana l’intera Chiesa (e, in gran parte, ci riuscì).

Durante il rapimento di Aldo Moro, nel 1978, si impegnò per salvare il presidente della Democrazia Cristiana, che era un suo personale amico, ma senza successo. Dopo la sua morte nella tenuta di Castel Gandolfo, il Conclave elesse Papa Albino Luciani, con il nome di Giovanni Paolo I, ma Luciani morì meno di un mese dopo e il Conclave, riconvocato in tutta fretta, elesse per la prima volta dop 400 anni uno straniero: Karol Józef Wojtyła, che divenne Papa con il nome di Giovanni Paolo II. L’anno della morte di Paolo VI venne così ricordato come quello “dei tre Papi”. Il prossimo 14 ottobre, dopo più di 25 anni dall’inizio del processo di canonizzazione, Paolo VI sarà dichiarato santo.

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