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  • sabato 4 agosto 2018

Cosa fare col corpo di un dittatore

Se lo sta chiedendo la Spagna, dove il partito socialista sta provando – tra molte difficoltà – a spostare la tomba di Francisco Franco

La Valle de los Caídos, a nord di Madrid, dove è sepolto il dittatore spagnolo Francisco Franco, il 3 luglio 2018 (OSCAR DEL POZO/AFP/Getty Images)

Da settimane in Spagna si parla della tomba del dittatore Francisco Franco, che governò il paese dal 1939 fino alla sua morte nel 1975. La ragione è che il governo socialista di Pedro Sánchez vuole spostarla dal posto in cui si trova ora, la Valle de los Caídos (Valle dei caduti), un complesso monumentale a circa cinquanta chilometri da Madrid dove sono sepolte anche 34mila persone morte durante la Guerra civile spagnola e nella repressione portata avanti dal regime franchista. Non è la prima volta che in Spagna si discute del corpo di Franco, e molti altri paesi democratici si sono trovati a fare riflessioni simili sui corpi dei propri dittatori del passato. Il caso spagnolo è però particolarmente complesso, per diverse ragioni, principalmente legate al rapporto irrisolto dell’attuale società spagnola con il passato franchista del paese.

La Valle de los Caídos
Il regime franchista inaugurò la Valle de los Caídos nel 1959, presentandola come un simbolo di riconciliazione nazionale: aveva infatti deciso di seppellirvi anche chi aveva combattuto nel fronte repubblicano della Guerra civile spagnola, e quindi contro Franco, ma è difficile non considerare il monumento come una celebrazione del regime. Inizialmente Franco decise di costruirlo per seppellire i resti di José Antonio Primo de Rivera, il leader del partito fascista Falange, che fu ucciso dai repubblicani durante la guerra civile. Il monumento principale consiste in una basilica scavata nella roccia di una collina sovrastata da una croce alta 15o metri (tre volte l’altezza della Statua della Libertà) e fu costruito in parte da prigionieri politici ai lavori forzati.

Franco fu seppellito al centro della cripta principale della basilica, di fronte alla tomba di Primo de Rivera. Ogni anno il 20 novembre, anniversario della morte del dittatore, centinaia di nostalgici del franchismo si ritrovano al monumento per onorarne la memoria e ogni giorno i monaci benedettini che vivono nell’abbazia vicina alla basilica celebrano una messa in suo onore: tra questi monaci ci sono alcuni dei più convinti sostenitori del franchismo, la cui ideologia politica di estrema destra era strettamente legata al cattolicesimo spagnolo.

L’interno della basilica della Valle de los Caídos il 3 luglio 2018 (OSCAR DEL POZO/AFP/Getty Images)

La tomba di Francisco Franco, il 3 luglio 2018 (OSCAR DEL POZO/AFP/Getty Images)

Circa 12.500 delle persone sepolte nel complesso si trovano in fosse comuni e non furono mai identificate: il regime cercò di identificare tutti i morti che avevano combattuto per Franco, ma non fece lo stesso con i combattenti repubblicani. Rosana Alija, docente di diritto internazionale all’Università di Barcellona ed esperta di impunità dei criminali di guerra, ha spiegato a El País che la Valle de los Caídos si distingue da altri monumenti celebrativi delle dittature del passato perché la sua presunta qualifica di monumento di riconciliazione fu usata per giustificare la sepoltura indiscriminata degli oppositori di Franco senza che le loro famiglie fossero coinvolte.

Il fatto che i migliaia di combattenti repubblicani rimangano ancora da identificare, e che la memoria della tomba del dittatore non sia solo praticata da un gruppo di nostalgici ma sia in un certo senso ufficializzata, sono due dimostrazioni di come la Spagna – e in particolare la classe dirigente cattolica e conservatrice – non abbia davvero rinnegato il passato franchista.

I corpi dei dittatori sono quasi sempre un problema
Anche se il caso spagnolo è particolare e proprio per questo attuale, i corpi dei dittatori sono stati e continuano a essere un problema anche altrove. Le principali differenze tra un caso e l’altro, ha spiegato a El País lo storico ed esperto della Guerra civile spagnola Julián Casanova, dipendono fondamentalmente dalla morte del dittatore in questione: «È diverso se morì nel suo letto, se fu condannato o ucciso». In alcuni casi i corpi sono stati nascosti o distrutti per evitare che diventassero un simbolo attorno al quale si potessero raccogliere i sostenitori di un regime, altre volte si è cercato di farli diventare un punto di partenza su cui costruire l’identità di un paese.

In Russia, per esempio, nessuno ha intenzione di spostare il corpo imbalsamato di Lenin dal mausoleo nella Piazza Rossa di Mosca in cui si trova. Il corpo di Stalin, la cui memoria è molto meno positiva di quella del suo predecessore e le cui scelte politiche e ideologiche furono in gran parte rinnegate dalla stessa Unione Sovietica, fu spostato dal mausoleo nel 1961. La sua tomba si trova comunque appena fuori dal mausoleo, sotto le mura del Cremlino, insieme a quelle di altri protagonisti della Rivoluzione Russa: al pari di quella del dittatore rumeno Nicolae Ceaușescu, condannato a morte e fucilato il 25 dicembre 1991 e sepolto nel cimitero di Ghencea, a Bucarest, viene regolarmente omaggiata con mazzi di fiori.

La tomba di Stalin, il 5 marzo 2016 (YURI KADOBNOV/AFP/Getty Images)

La tomba di Nicolae Ceaușescu e sua moglie Elena nel cimitero di Ghencea, il 10 dicembre 2010 (DANIEL MIHAILESCU/AFP/Getty Images)

Il caso di Ceaușescu è un’eccezione nella storia dei corpi dei dittatori morti in modo violento. I resti del corpo del dittatore tedesco Adolf Hitler – che dopo il suo suicidio furono parzialmente bruciati da alcuni suoi sottoposti – furono sepolti a Magdeburgo, nella Germania Est, per ordine della autorità sovietiche fino a quando nel 1970 il KGB li distrusse. Del corpo di Hitler restano solo tre presunti frammenti conservati a Mosca, pezzi di un cranio, di una mascella e di una mandibola, di cui si è peraltro parlato quest’anno per via di un’analisi che ne ha dimostrato in via quasi definitiva l’autenticità.

Anche il corpo di Benito Mussolini, che attualmente si trova nel cimitero di San Cassiano vicino a Predappio, in provincia di Forlì, ebbe varie vicissitudini. Dopo che fu ucciso dai partigiani il 28 aprile 1945, Mussolini fu portato a Milano e appeso per i piedi in piazzale Loreto; dopodiché fu sepolto in forma anonima nel cimitero Maggiore. Nel 1946 però il corpo fu dissotterrato e nascosto per alcuni mesi da tre membri del Partito Democratico Fascista: dopo la sua restituzione e fino al 1957 fu conservato nel convento dei Cappuccini di Cerro Maggiore, in provincia di Milano, e poi fu sepolto nel cimitero romagnolo dove si trova tuttora e che è meta di pellegrinaggi da parte di nostalgici e militanti di estrema destra. La restituzione del corpo di Mussolini alla famiglia avvenne perché all’epoca il governo, guidato dal democristiano Adone Zoli, aveva bisogno del sostegno del Movimento Sociale Italiano (MSI), il partito fondato da reduci della Repubblica di Salò.

Cosa sta cercando di fare il governo di Sánchez
Il tentativo del governo di Pedro Sánchez di spostare il corpo di Franco non è il primo. L’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero aveva già provato a fare la stessa cosa dieci anni fa, ma la proposta si era arenata tra le lentezze della commissione di esperti nominata per valutare la questione e l’eventuale contrarietà dei sostenitori e familiari di Franco. Le cose nel frattempo sono in parte cambiate perché nel 2011 una commissione nazionale sostenuta dalle Nazioni Unite realizzò una serie di raccomandazioni sulla gestione della memoria del regime franchista, che suggeriva di spostare il corpo di Franco. Lo stesso suggerimento faceva parte anche delle raccomandazioni fatte nel 2014 dall’esperto di diritti umani Pablo de Greiff, secondo cui tra le altre cose la Valle de los Caídos dovrebbe essere trasformata in un vero monumento di riconciliazione grazie all’identificazione dei resti dei combattenti repubblicani.

Il governo conservatore dell’ex primo ministro del Partito Popolare (PP) Mariano Rajoy ignorò queste raccomandazioni. Il PP, fondato a partire da una serie di coalizioni politiche conservatrici e con legami con il franchismo, ha più volte condannato la dittatura di Franco, ma quando nel 2017 il Parlamento spagnolo votò per lo spostamento del corpo del dittatore si astenne. Questo perché, disse, spostando il corpo di Franco si sarebbero create delle tensioni riaprendo vecchie ferite; la stessa argomentazione è stata usata di recente anche da Pablo Casado, il nuovo presidente del PP, per opporsi alle intenzioni del governo socialista.

Casado, il cui nonno fu imprigionato dal regime di Franco, ha anche criticato le intenzioni del governo dicendo che spostare il corpo di Franco sarebbe una spesa inutile e dannosa. Il PP ha comunque delle ragioni di convenienza elettorale per opporsi o comunque non votare a favore dello spostamento del corpo di Franco, dato che è stato per anni il partito di riferimento delle famiglie che erano state sostenitrici del regime.

Allo stesso modo, spiega un lungo articolo di analisi di Politico, se il governo di Pedro Sánchez dovesse riuscire effettivamente a spostare il corpo di Franco – al momento è ancora impegnato a decidere come procedere e sta cercando di ottenere il consenso della famiglia del dittatore, sebbene non sia strettamente necessario – potrebbe ottenere un maggiore consenso politico in alcuni gruppi di elettori in vista delle elezioni del 2020. La decisione ad esempio potrebbe aiutare i socialisti a guadagnare consensi tra gli elettori del partito di sinistra Podemos, da sempre impegnato a far rimuovere i monumenti celebrativi del franchismo. Inoltre, con lo spostamento del corpo di Franco, Sánchez potrebbe dimostrare agli indipendentisti catalani che lo stato centrale non è un erede del regime fascista che represse duramente le richieste di autonomia sia della Catalogna che di altre regioni spagnole.

Politico sottolinea come in ogni caso lo spostamento del corpo di Franco sarebbe una misura altamente simbolica, ma non così costosa e traumatica come altre contenute nelle raccomandazioni di Pablo de Greiff, che tra le altre cose proponevano di processare chi non venne condannato per i crimini commessi durante il franchismo.

L’unico possibile ostacolo per Sánchez ora è la Chiesa Cattolica: non è infatti necessario il permesso della famiglia di Franco per spostarne il corpo, ma serve quello della Chiesa, dato che il dittatore è sepolto in una basilica. Per quanto riguarda il consenso popolare, i sondaggi suggeriscono che lo spostamento del corpo di Franco non dovrebbe provocare grosse proteste: la metà degli spagnoli di oggi sono nati dopo la morte del dittatore e i nostalgici sono solo una minoranza. Nel 1986 il 19,4 per cento della popolazione aveva un’opinione positiva del franchismo, secondo il sondaggio del Centro de Investigaciones Sociológicas (CIS): la percentuale era scesa al 10,4 per cento nel 2000, l’ultimo anno in cui il sondaggio fu fatto. Nel 2008 un altro sondaggio del CIS mostrò che la maggior parte degli spagnoli era favorevole all’esumazione delle vittime del franchismo per poterle identificare. Secondo due sondaggi recenti la maggior parte degli spagnoli è favorevole allo spostamento del corpo del dittatore.

Gli antropologi Juan Manuel Guijo e Juan Carlos Pecero e l’archeologo Jesus Roman analizzano una fossa comune nel cimitero di San Roque di Puerto Real, vicino a Cadice, il 15 marzo 2016: il governo dell’Andalusia, una delle regioni più colpite dalla repressione franchista, ha finanziato dei progetti per identificare le persone sepolte in 708 fosse comuni durante il regime (GOGO LOBATO/AFP/Getty Images)

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