("Novecento")

20 grandi classici in streaming

Film-da-vedere, italiani e stranieri, che hanno più di quarant'anni e si vedono su Netflix, RaiPlay o Amazon Prime Video

("Novecento")

Con la grande offerta di serie e film in streaming, capita di trovarsi immersi in un vortice di serie tv svedesi e israeliane che ancora non conosce quasi nessuno. Ma su quelle stesse piattaforme ci sono anche alcuni film vecchi e notevoli, che a volte possono rivelarsi fondamentali per rompere l’indecisione colmando una lacuna e recuperando opere memorabili. Questi film sono degni di nota perché hanno vinto dei premi molto importanti oppure perché, anche senza averne vinti, sono rimasti nella storia nel cinema e nella nostra cultura, cioè nelle cose che diciamo e guardiamo ancora oggi. Sono vecchi, diciamo, perché sono tutti usciti prima del 1980. Guardando cosa c’è al momento su RaiPlay, Netflix e Amazon Prime Video ne abbiamo scelti 20.

Il buio oltre la siepe (1962) – Netflix

È il film tratto dal romanzo di Harper Lee, che uscì nel 1960 e vinse il Premio Pulitzer per la narrativa. Il film fu diretto da Robert Mulligan, mentre Gregory Peck vinse l’Oscar come Miglior attore per la sua interpretazione dell’avvocato per i diritti civili Atticus Finch. Il film vinse anche l’Oscar per la Miglior sceneggiatura non originale (facile) e per la Miglior scenografia. Tutto questo trovandosi contro uno dei più grandi film della storia del cinema: Lawrence d’Arabia.

King Kong (1933) – Rai Play

Lo diressero Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, e fu il primo di una lunga serie. Andò benissimo e la scena in cima all’Empire State Building la conoscono tutti ancora oggi. Nel 2002 Roger Ebert scrisse che nonostante fosse oggettivamente lento e nemmeno molto ben recitato, aveva ancora «qualcosa di primordiale e senza tempo che, in qualche modo, continuava a funzionare».

Grease (1978) – Amazon Prime Video

Sta tra questi film per un soffio, perché è del 1978. Ma è decisamente un classico. I protagonisti – John Travolta e Olivia Newton-John – sono Danny Zuko e Sandy Olsson. Ci sono gli anni Cinquanta, i ragazzi dei licei americani, i juke-box, le giacche di pelle e i frappè. E le canzoni che sapete tutti a memoria, anche quelli di voi che non amano i musical: “Hopelessly Devoted to You”, “You’re The One That I Want”, “We Go Together” e “Summer Nights”.

I soliti ignoti (1958) – RaiPlay

Del 1958, di Mario Monicelli, con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale. È il film da cui partono tutti gli altri film noti come heist movie o caper movie, cioè quelli in cui qualcuno mette su una banda per fare una rapina. È anche uno dei primi film della commedia all’italiana, che facevano ridere raccontando però storie e contesti drammatici. Sempre su RaiPlay c’è anche Audace colpo dei soliti ignoti, il seguito.

Il Padrino (1972) – Amazon Prime Video

Lo sapete che la scena più costosa del primo film fu quella dell’agguato a Santino Corleone? Servirono 100mila dollari, quattro macchine da presa e più di 300 petardi esplosi. Lo sapete che ha molto in comune con una famosa scena di Bonnie and Clyde? E che la testa del cavallo era una vera testa di un vero cavallo? Su Netflix ci sono anche il II (lo sapete che Marlon Brando e Robert De Niro vinsero entrambi l’Oscar, per aver interpretato lo stesso personaggio?) e il III (lo sapete che Barack Obama citò una scena parlando di Medio Oriente?).

Susanna! (1938) – RaiPlay

Lo diresse Howard Hawks, con Katharine Hepburn e Cary Grant. Lui è un timido zoologo, lei una ragazza che si mette ad aiutarlo. Seguono svariati equivoci e momenti comici, in cui lei lo fa finire in una serie di situazioni imbarazzanti e problematiche. È un genere di commedia definito “screwball”. La parola deriva dal baseball, dove è usata per definire una palla lanciata in modo tale che, prima di arrivare al battitore, si avvita su se stessa, girando in modo imprevedibile. Nel caso di un film, la parola si riferisce a commedie con dialoghi serrati, personaggi buffi e imprevedibili evoluzioni di trama.

I guerrieri della Notte (1979) – Amazon Prime Video

È il più noto film di Walter Hill. È ambientato a New York e inizia con una riunione a cui partecipano le principali gang giovanili della città: qualcuno uccide però la persona che ha convocato quella riunione e la colpa viene ingiustamente data alla gang dei Warriors, che devono quindi cercare di tornare nel loro quartiere, a Coney Island, vedendosela però con le altre bande, molto arrabbiate. Quando uscì diventò notissimo e rappresentativo di un periodo di violenza urbana americana, a cominciare dalla battuta “Guerrieri! Giochiamo a fare la guerra?”.

Brian di Nazareth (1979) – Netflix

È uno dei film su Netflix del noto gruppo comico britannico Monty Python, il cui nome fu probabilmente scelto a caso guardando l’elenco del telefono. Parla di un tizio nato a Nazareth un paio di millenni fa, che di nome fa Brian.

Rocco e i suoi fratelli (1960) – RaiPlay

Con Alain Delon e di Luchino Visconti. È drammatico, come gran parte dei film italiani che, in quegli anni, o erano drammatici o erano commedie, ma all’italiana. Parla di quattro fratelli che, con la madre, lasciano la Lucania per andare a Milano, dove c’è il quinto fratello. Ognuno prova a rifarsi una vita, ma ovviamente alcuni di loro hanno problemi di vario tipo.

Animal House (1978) – Netflix

È uno di quei film che se non li hai mai visti poi li vedi e capisci che un po’ di cose che avevi nel frattempo sentito dire in giro. «Toga, toga, toga!».

Il posto (1969) – RaiPlay

Il regista è Ermanno Olmi e i due attori protagonisti sono non professionisti. La storia è semplice: un ragazzo della campagna lombarda trova lavoro a Milano. Non è un gran lavoro, ma è un lavoro. Incontra una ragazza, assunta anche lei nella stessa azienda, ma con turni diversi. Inizia con questa frase: «Per la gente che vive nelle cittadine e nei paesi della Lombardia, intorno alla grande città, Milano significa soprattutto il posto di lavoro». È forse rimasto meno di altri film di quegli anni, ma è uno di quei film che ha saputo raccontare benissimo un momento, un contesto all’interno di un periodo storico. Si può vedere anche come documentario sugli uffici, i tram, i vestiti e le scrivanie di quegli anni.

Milano Calibro 9 (1972) – Amazon Prime Video

È uno dei migliori film del genere poliziottesco, il poliziesco all’italiana degli anni Sessanta e Settanta. Lo diresse Fernando Di Leo e ci recitarono Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf e Philippe Leroy. Su Amazon Prime Video ci sono anche La mala ordina e Il boss, che insieme a Milano Calibro 9 formano la cosiddetta Trilogia del milieu.

Il massacro di Fort Apache (1948) – RaiPlay

Anche questo fa parte di una trilogia, la Trilogia della cavalleria, insieme a I cavalieri del Nord Ovest e Rio Bravo. Ci recitano, tra gli altri, John Wayne, Henry Fonda e Shirley Temple. Il regista è John Ford: è ambientato dopo la fine della Guerra civile e parla, semplificando un po’, della contrapposizione tra un soldato che vuole trattare con i nativi americani e uno che invece è molto più propenso a combattere. Il titolo spiega chi ha la meglio, ma lo capivate anche senza titolo.

Mean Streets (1973) – Netflix

Non salta fuori spesso quando si parla di Martin Scorsese, ma solo perché Scorsese ne ha fatti diversi di altissimo livello. Ma è molto Scorsese, come film: perché c’è Robert De Niro (è il primo della coppia) e parla di italoamericani a New York. Roger Ebert scrisse che lo trovò «Feroce, doloroso, profondamente sentito capolavoro». Uscì un anno dopo Il Padrino e, intervistato nel 1990 da Rolling Stone, Scorsese ne disse: «Volevo fare uno studio antropologico su me e i miei amici. Pensai che anno dopo anno la gente l’avrebbe visto e guardandolo avrebbero capito come gli americani – non i grandi boss, non i padrini – vivevano ogni giorno. Parlavano così, si vestivano così, vivevano così».

Salvatore Giuliano (1962) – RayPlay

È un film del 1962 di Francesco Rosi, un regista noto per i suoi film-inchiesta, con chiari temi politici, fatti dopo approfondite ricerche. E uno dei registi preferiti di Martin Scorsese, tra l’altro. Racconta la storia del bandito siciliano Salvatore Giuliano e inizia con la sua morte, nel 1950. Il film racconta le indagini sulla morte di Giuliano, alternandole a costanti flashback in cui si raccontano i fatti più importanti della sua vita. In particolare la strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947, in cui morirono 11 persone. Giuliano fu identificato come il capo degli autori della strage, ma nel tempo si succederanno diverse ipotesi su chi potesse averlo sostenuto e aiutato. Per il film furono scelti molti attori non professionisti e alla fine dei titoli di testa c’è scritto: «Questo film è stato girato in Sicilia. A Montelepre, dove Salvatore Giuliano è nato. Nelle case, nelle strade, nelle montagne dove regnò per sette anni». Alberto Moravia scrisse: «Per fare il film che aveva in mente, Rosi ha dovuto inventare tutta una maniera nuova di narrare che chiameremmo corale o epica se non fosse prima di tutto realistica».

Riso amaro (1949) – RaiPlay

Lo diresse Giuseppe De Santis e ci sono Silvana Mangano, Raf Vallone e Vittorio Gassman. Parla di due criminali in fuga che si nascondono tra le mondine, le lavoratrici delle risaie. È un film drammatico, con una trama interessante, ma è rimasto nella storia del cinema come uno dei migliori esempi di neorealismo. È stato raccontato che per il ruolo da protagonista De Santis cercava una “Rita Hayworth italiana”. Mangano arrivò al provino molto truccata e a De Santis non piacque, ma giorni dopo la rivide per caso, struccata, per le strade di Roma, e la scelse. È anche uno dei primi film di Vallone, che prima di fare l’attore era stato calciatore del Torino e giornalista. La frase più famosa del film è «il carcere l’ha inventato qualcuno che non c’era mai stato».

Novecento (1976) – RaiPlay

È un grandissimo film di Bernardo Bertolucci, un dramma storico che racconta la vita in Emilia di diverse persone, lungo diversi anni della prima metà del Novecento. Dura più di trecento minuti e ci recitarono Robert De Niro, Gérard Depardieu, Burt Lancaster e Donald Sutherland.

La ciociara (1960) – RaiPlay

Questo è rimasto molto di più, anche grazie alla serie di grandi nomi che ci sono dietro e dentro: il regista è Vittorio De Sica, che ne ha scritto la sceneggiatura con Cesare Zavattini partendo da un libro di Alberto Moravia. Nel film ci sono Jean-Paul Belmondo e Sofia Loren, che grazie a questa interpretazione vinse l’Oscar. Parla di una vedova che, durante la Seconda guerra mondiale, lascia Roma e va in Ciociaria, dove è nata, sperando in migliori condizioni di vita. Inizialmente è così, ma poi succedono diverse cose molto brutte. «Intensa rievocazione degli anni di guerra, dolore e sangue», ha scritto Morando Morandini.


Ultimatum alla Terra (1951) – Netflix

È un pilastro del cinema di fantascienza ed è del 1951, quando gli effetti speciali erano giusto un filo diversi da oggi. Parla di un alieno che arriva sulla Terra per dire ai suoi abitanti di smetterla con la violenza. Un soldato non accetta per niente il consiglio e spara all’alieno. Seguono complicazioni.

I bambini ci guardano (1943) – RaiPlay

Lo diresse Vittorio De Sica, tra gran difficoltà, negli anni della Seconda guerra mondiale. È un film difficile che parla di adulterio e suicidio e di come un bambino reagisce a tutto questo. Nel 1944 Alberto Blandi scrisse su La Nuova Stampa: «Il piccolo Luciano De Ambrosis [il protagonista] intelligentemente guidato ha saputo entrare nello spirito della sua parte di fanciullo amaramente scosso nel suo affetto più caro. Il merito non è soltanto suo ma principalmente del regista. Il film inoltre è realizzato con ricchezza di episodi, con sfumature artistiche degne di nota, con delicatezza di sentimenti».