La circolare di Salvini sulla protezione umanitaria ai migranti, spiegata

Ha invitato a concedere con meno frequenza una delle forme di protezione più diffuse per gli stranieri che arrivano in Italia, attirandosi molte critiche

(GIOVANNI ISOLINO/AFP/Getty Images)

Il 5 luglio il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha scritto una circolare – diretta tra gli altri ai prefetti, alla commissione per il diritto d’asilo e ai presidenti delle sezioni territoriali per il riconoscimento della protezione umanitaria – in cui in sostanza ha chiesto di diminuire il numero dei permessi di soggiorno concessi per motivi umanitari, la forma più diffusa di protezione per cittadini stranieri in difficoltà.

La protezione umanitaria è una forma assimilabile alle protezione internazionale, cioè allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria. Nella circolare (che si può leggere interamente qui) Salvini chiede alle commissioni per il diritto d’asilo (gli organi ministeriali che valutano le richieste di asilo) di concedere la protezione umanitaria con più rigore, solo in caso di «privazione o violazione dei diritti umani nel paese di origine». I riconoscimenti «non possono essere riconducibili a mere e generiche condizioni di difficoltà», ha scritto Salvini, attirandosi le critiche degli attivisti per i diritti dei migranti e degli esperti di diritti umani.

Facendo un po’ d’ordine
In Italia esistono tre forme di protezione per gli stranieri in difficoltà: il riconoscimento dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria.

– Lo status di rifugiato è previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 ed è riconosciuto a qualsiasi persona che «rischia persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche». Nel 2017 l’Italia ha concesso 6.627 permessi di questo tipo, l’otto per cento dei permessi concessi nelle tre forme: è una categoria che ha criteri molto stringenti, per cui va dimostrata una persecuzione personale.

– La protezione sussidiaria è uno status riconosciuto a chi «rischia di subire un danno grave», come morte o tortura, in caso di rientro nel proprio paese. Nel 2017 l’Italia ha concesso 6.680 permessi di questo tipo, sempre intorno all’otto per cento delle forme concesse.

– La protezione umanitaria è concessa per «altri motivi umanitari». In Europa soltanto Slovacchia e Italia utilizzano in maniera significativa quest’ultimo tipo di protezione, che però è presente con nomi diversi in altri stati. Il numero di protezioni umanitarie concesse è cresciuto costantemente negli ultimi anni, a scapito delle protezioni sussidiarie e della concessione dello status di rifugiato vero e proprio. Dal 2003 è il tipo di protezione concesso a più persone. Ha una durata di due anni ed è rinnovabile nel caso siano confermate le condizioni che ne permettono l’ottenimento. Può anche essere convertita in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Esiste nell’ordinamento italiano dal 1998.

Nella circolare, Salvini ha criticato la protezione umanitaria perché «a differenza di quanto accade in altri Stati Membri, nei quali le tipologie di forme complementari di tutela sono espressamente e tassativamente individuate dalle norme e, pertanto concesse in casi limitati la disposizione in esame, di carattere residuale rappresenta il beneficio maggiormente concesso dal Sistema nazionale». Ha anche motivato la sua proposta con il fatto che al momento sono in esame 136mila richieste di asilo.

In realtà le richieste sono in diminuzione rispetto ad alcuni mesi fa ed è stato fatto notare che velocizzare l’analisi delle domande potrebbe comportare dei problemi nella loro corretta valutazione. La circolare di Salvini è anche stata criticata – tra gli altri dall’ASGI, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – perché sembra voler dare un indirizzo politico a una decisione di tipo amministrativo, come è quella sull’accoglimento delle richieste di asilo. La circolare, che di per sé non contiene nuove norme ma solo un invito a velocizzare i controlli e limitare certe concessioni, è quindi stata vista come strumento di pressione politica.

Un altro problema è rappresentato dal fatto che se non venissero rinnovati i permessi di protezione umanitaria concessi nel 2016 e nel 2017 (e che quindi scadranno nei prossimi mesi), ci sarebbe il rischio di creare molti nuovi irregolari. I nuovi irregolari – tra permessi non rinnovati e futuri permessi non concessi – potrebbero essere alcune decine di migliaia.

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