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  • mercoledì 20 giugno 2018

Cos’è e cosa sarà lo Human Technopole

Cioè il centro di ricerca multidisciplinare con sede nel Palazzo Italia di EXPO 2015: dovrebbe essere completamente attivo entro il 2024 e si occuperà soprattutto di studi sul genoma umano

Come apparirà il complesso di Human Technopole quando sarà completato, nel 2024 secondo le previsioni: l'edificio grigio a sinistra e quello verde a fianco devono ancora essere costruiti (Human Technopole)

Il 18 giugno si è riunito per la prima volta il Consiglio di sorveglianza dello Human Technopole (HT), l’istituto di ricerca multidisciplinare pubblico i cui laboratori saranno realizzati riconvertendo alcune delle strutture costruite per EXPO 2015. Oggi solo uno dei sette centri di ricerca dello Human Technopole esiste già e bisognerà aspettare il 2024 – secondo i progetti – perché l’istituto nel suo complesso sia a regime: si sanno però alcune cose su come funzionerà e cosa farà.

I centri di ricerca dello Human Technopole

L’obiettivo dello Human Technopole nel suo complesso sarà fare ricerca per curare i tumori e le malattie neurodegenerative. Per farlo l’istituto finanzierà progetti di ricerca di diverse discipline, dalla nutrizione all’analisi di grandi quantità di dati. Per questo Human Technopole comprenderà sette diversi centri di ricerca:

  • il Centro di oncogenomica, che si occuperà di studiare i tumori partendo dal genoma umano, cioè la parte di DNA che tutte le persone hanno uguale;
  • il Centro di neurogenomica, che si occuperà di studiare delle cure per le malattie neurodegenerative (come il morbo di Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica) con la cosiddetta medicina di precisione, cioè con un approccio personalizzato per determinati gruppo di persone e non per tutti;
  • il Centro di genomica agroalimentare e nutrizionale, dedicato allo studio degli alimenti, partendo dalla loro produzione e passando per la conservazione, per individuare cibi più sani e più adatti a diverse terapie;
  • il Centro di scienza dei dati, che si occuperà di studiare i modi per usare in modo efficiente e istruttivo le grandi quantità di dati necessari ai progetti di ricerca di genomica e non solo;
  • il Centro di scienze computazionali della vita, dedicato allo studio dei processi biologici associati alle malattie, sempre con lo scopo di sviluppare terapie per i tumori e le malattie neurodegenerative;
  • il Centro per analisi decisioni e società, l’unico centro di ricerca dell’HT già attivo, grazie a una joint venture con il Politecnico di Milano: quando ci saranno anche gli altri centri si occuperà di prevedere attraverso modelli matematici e statistici le ricadute sociali, politiche ed economiche delle ricerche effettuate per capire come investire nei diversi settori di ricerca; ora ci lavora circa una decina di persone, tra cui quattro dottorandi del Politecnico, che si occupano di analisi di dati sulla spesa sanitaria forniti dai ministeri;
  • il Centro di materiali innovativi e dispositivi, che studierà materiali e dispositivi nanoscopici per realizzare, ad esempio, sensori per le analisi genetiche e per il controllo della qualità degli alimenti, sistemi di confezionamento “smart” e nuove tecnologie per monitorare continuamente i parametri corporei.

I sette centri di ricerca avranno a disposizione quattro strutture attrezzate con strumentazioni scientifiche: ad esempio, sequenziatori di DNA e microscopi elettronici (quelli che usano fasci di elettroni per creare immagini di cellule, microrganismi e grosse molecole, tra le altre cose). Una delle strutture ospiterà i supercomputer necessari per immagazzinare le centinaia di petabyte – cioè centinaia di milioni di gigabyte – prodotte dai progetti di ricerca di genomica.

Come sarà finanziato lo Human Technopole

Finora per lo Human Technopole lo stato ha stanziato un po’ più di 800 milioni di euro: 80 milioni di euro furono stanziati nel 2016 per far partire il progetto, mentre nella legge di bilancio per il 2017 furono previsti 10 milioni di euro per il 2017, 114,3 milioni per il 2018, 136,5 milioni per il 2019, 112,1 milioni per il 2020, 122,1 milioni per il 2021, 133,6 milioni per il 2022 e 140,3 milioni l’anno a decorrere dal 2023.

Il progetto dello Human Technopole è gestito da una fondazione appositamente creata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, dal ministero della Salute e dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: la Fondazione Human Technopole. Oltre a ricevere finanziamenti pubblici, la Fondazione potrà essere finanziata da privati, in relazione a singoli progetti di ricerca oppure allo Human Technopole nel suo complesso. È previsto che i privati che finanzieranno la Fondazione per almeno tre anni e investendo almeno lo 0,5 per cento del finanziamento pubblico per ciascun anno – quindi investendo più di mezzo milione di euro all’anno, visti i fondi stanziati fino al 2023 – ne diventino soci partecipanti.

La struttura della Fondazione prevede quattro organi collegiali per la gestione del progetto: un Consiglio di sorveglianza (sostanzialmente un consiglio di amministrazione), un Comitato di gestione (sia scientifica che amministrativa), un Comitato scientifico e un Collegio dei revisori. Per ora c’è solo il primo, o meglio ci sono sette dei tredici membri previsti dallo statuto della Fondazione: sono stati scelti dai ministeri che hanno creato la Fondazione e li ha nominati l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a maggio.

Presidente della Fondazione e del Consiglio di sorveglianza è Marco Simoni, consigliere sugli affari economici internazionali dei governi Renzi e Gentiloni e professore dell’Università LUISS. I sei membri del Consiglio mancanti saranno nominati nel corso del prossimo anno. Uno dovrà essere scelto dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia, un altro dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI). Un altro ancora dovrà essere scelto dalla Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca, cioè di enti come il CNR, l’INVALSI e l’ISTAT, per citare quelli più conosciuti. Due dovranno essere scienziati di discipline legate al progetto Human Technopole e saranno scelti dallo stesso Consiglio di sorveglianza.

Il tredicesimo membro del Consiglio di sorveglianza sarà scelto dai soci partecipanti, cioè dai finanziatori privati che investiranno almeno lo 0,5 per cento del finanziamento pubblico, qualora la somma dei loro investimenti dovesse essere pari almeno al 3 per cento dei fondi pubblici. Anche se dovesse essere di molto superiore, i soci partecipanti potranno comunque esprimere un unico rappresentante per tutti. Per questo nonostante la Fondazione Human Technopole cercherà attivamente finanziamenti non pubblici – Simoni spera di riuscire a ottenere da privati almeno la stessa cifra stanziata ogni anno dallo stato – rimarrà controllata strettamente dai ministeri.

Il 18 giugno, nella sua prima riunione, il Consiglio di sorveglianza ha nominato direttore della Fondazione Human Technopole il biologo scozzese Iain Mattaj. Finora direttore generale dello European Molecular Biology Laboratory (EMBL), il più importante istituto di ricerca di biologia molecolare europeo la cui sede principale è a Heidelberg, in Germania, Mattaj è stato scelto tra 46 candidati da una commissione scientifica indipendente.

A che punto sono i lavori dello Human Technopole

Il complesso che ospiterà lo Human Technopole nel suo complesso sarà costituito da cinque edifici. Tre esistono già e facevano parte di EXPO 2015: oltre a Palazzo Italia, una delle strutture principali dell’esposizione universale, sono il Cardo Nord-Ovest e l’Unità di Servizio 6, che come Palazzo Italia si trova lungo uno dei lati della piazza dell’Albero della Vita di EXPO, tuttora in piedi. In aggiunta sarà costruito un altro edificio che ospiterà uffici e laboratori e una struttura realizzata con elementi prefabbricati in cui avrà sede il centro di calcolo di Human Technopole, cioè il posto in cui si troveranno i supercomputer.

Le strutture in azzurro acceso e in verde non sono ancora state costruite (Human Technopole)

In totale le strutture di Human Technopole occuperanno 30mila metri quadrati, cioè solo una frazione dell’area su cui sorgeva EXPO 2015. Nel resto sarà realizzato il nuovo campus delle facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano e la nuova sede dell’IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) ortopedico Galeazzi. Tutte insieme le cose che prenderanno il posto che era stato dell’esposizione universale costituiranno il cosiddetto MIND, acronimo che sta per “Milano Innovation District”. Gli edifici in cui sarà ospitato Human Technopole sono proprietà di Arexpo SpA, una società partecipata da stato, Regione Lombardia e Comune di Milano a cui appartiene l’intera area di EXPO 2015.

Tornando a Human Technopole, attualmente solo il primo e il quarto piano di Palazzo Italia sono stati riconvertiti per ospitare gli uffici e i laboratori di Human Technopole: a metà luglio inizieranno i lavori per sistemare il terzo piano, che si prevede saranno portati a termine nel giro di un anno, dopo la fine di quelli del secondo. La prima parte del centro di calcolo dovrebbe essere finita a novembre, mentre le ristrutturazioni del Cardo Nord-Ovest e l’Unità di Servizio 6 termineranno nel corso del 2019.

Cos’altro manca?

Nei prossimi mesi la struttura della Fondazione Human Technopole crescerà fino all’assunzione delle persone che lavoreranno nell’istituto di ricerca: nel 2024, quando sarà completamente operativo, saranno 1.500, di cui un po’ più di 200 saranno impegnate nell’amministrazione. Tra luglio e settembre saranno scelti i cinque membri del Comitato di gestione tra persone con esperienza nell’organizzazione e nella gestione di centri di ricerca o di salute pubblica. A settembre invece sarà avviato il processo di selezione per i capi dei sette centri di ricerca di Human Technopole.

Le critiche allo Human Technopole

Alla sua presentazione, nel 2016, il progetto per lo Human Technopole fu criticato da diverse istituzioni e singoli ricercatori. La prima obiezione era stata contro il coordinamento iniziale del progetto Human Tecnhnopole all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, un centro di ricerca nei settori della robotica, dei materiali, della biomedicina e delle neuroscienze voluto dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti e aperto tra il 2005 e il 2006. Negli anni l’IIT, controllato da una fondazione come Human Technopole, è stato accusato di un uso non efficiente degli ingenti fondi che era incaricato di gestire: secondo un rapporto di fine 2013 della Corte dei conti, degli 800 milioni di euro di finanziamento stanziati negli ultimi anni, quasi 500 milioni risultavano non spesi. Le critiche a IIT hanno fatto cambiare il piano originale di affidamento della gestione dello Human Technopole: dalla fine di marzo, con l’approvazione dello statuto della Fondazione, l’IIT ha finito il suo compito.

Tra le persone che più volte hanno criticato Human Technopole c’è anche la farmacologa e biologa, nonché senatrice a vita, Elena Cattaneo, che nel 2016 aveva parlato del progetto come di un’iniziativa propagandistica, pensata in fretta e senza un progetto di partenza di lungo termine. Cattaneo criticò anche la quantità di fondi stanziati per lo Human Technopole a confronto di quelli destinati al fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica del MIUR (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca): nel 2016 erano stati 58,8 milioni di euro.

L’anno scorso, mentre i lavori dell’IIT per costituire lo Human Technopole avanzavano, Cattaneo aveva detto a Pagina 99: «Il successo di HT dipenderà da quanto la nuova Fondazione si discosterà da IIT, cioè da un modello di ente di diritto privato che per le sue ricerche riceve fiumi di soldi pubblici senza competizione, svincolato da obblighi di trasparenza, con scarsa vigilanza istituzionale e governance immutabile».

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