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  • martedì 19 giugno 2018

Che si dice della moda maschile italiana

È finita la settimana delle sfilate di Milano, con Versace, Prada, Fendi, Armani, molti emergenti e tanto abbigliamento sportivo e prevedibile

Ermenegildo Zegna presenta la sua collezione per la primavera/estate 2019 alla sede Mondadori di Segrate, 15 giugno 2018 (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Terminata Pitti Uomo – la più importante fiera di moda maschile al mondo, che si tiene a Firenze – è iniziata Milano Moda Uomo, la Settimana della moda maschile italiana, a Milano dal 15 al 18 giugno. I principali marchi italiani – ma non solo, c’era per esempio Stella McCartney – hanno presentato le loro collezioni maschili per la primavera/estate 2019, con 28 sfilate e 22 eventi. C’erano grandi aziende come Ermenegildo Zegna, Versace, Prada, Fendi, Etro e Giorgio Armani, e nuove, come N°21, M1992 e Vien.

Pur non facendo ufficialmente parte della Settimana per screzi con la Camera nazionale della moda italiana, c’era anche Dolce & Gabbana, che ha fatto sfilare Naomi Campbell, Monica Bellucci, l'”influencer” Mariano Di Vaio e un gruppo di modelle di mezza età. L’altra passerella farcita di celebrità è stata quella di Versace, con le modelle Kendal Jenner e Bella Hadid, e la blogger Chiara Ferragni seduta in prima fila con Fedez. Philipp Plein ha festeggiato la sua collezione Plein Sport, ispirata al tennis, stappando una bottiglia di spumante con Paris Hilton.

Paris Hilton e lo stilista Philipp Plein stappano lo champagne dopo la sfilata di Plein Sport dedicata al tennis a Milano Moda Uomo, 16 giugno 2018
(MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Come hanno notato tutti i commentatori, questa edizione è stata la celebrazione dell’abbigliamento sportivo e dello streetwear, il modo di vestirsi ispirato a quello delle persone in strada, inizialmente rapper e skater. «Milano sembra essere diventata la settimana della moda sportiva, il che non è affatto un bene», ha scritto per esempio Angelo Flaccavento sulla rivista di moda Business of Fashion. Tranne rari casi le collezioni, sostiene, sono state prevedibili, e i tanti giovani stilisti non meritavano una sfilata propria; l’estetica dominante è stata quella più apprezzata dalla generazione Z, i giovani nati negli anni Novanta: una mescolanza di vestiti urbani e sportivi extralarge. Tra le poche eccezioni c’è Giorgio Armani che, forte della sua fama e del successo dello stile che lo rese famoso negli anni Ottanta, si può permettere di «disegnare pensando agli uomini e non ai ragazzi», scrive Guy Trebay sul New York Times.

Stefano Gabbana, Naomi Campbell, Monica Bellucci, Domenico Dolce e Marpessa Hennink alla sfilata di Dolce & Gabbana, Milano, 16 giugno 2018
(Andreas Rentz/Getty Images)

Prada ha invece realizzato una «malinconica […] ode ai giovani corpi sottili» – scrive sempre Flaccavento – con stampe floreali, i colori fluorescenti che aveva già proposto nella collezione donna, e pantaloncini cortissimi che ricordano le sue famose minigonne. Un’altra collezione apprezzata è stata quella di Fendi, dove la stilista Silvia Venturini Fendi ha collaborato con l’artista Nico Vascellari (compagno, tra l’altro, della figlia di Venturini Fendi, Delfina Delettrez); il logo ritorna ossessivamente, anche nel suo anagramma Fiend (che significa spirito maligno), e c’è una profusione di accessori che, come ha insegnato Gucci, sono la cosa che vende di più. Tra gli stilisti più promettenti, scrive Antonio Mancinelli su Marie Claire, ci sono M1992 di Dorian Stefano Tarantini e N°21 di Alessandro Dell’Acqua; sono piaciuti anche Marni ed Etro, che ha fatto indossare la collezione ai modelli in un’installazione di piante da tutto il mondo.

Modelli alla sfilata di Etro a Milano Moda Uomo, 17 giugno 2018
(Stefania M. D’Alessandro/Getty Images)

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