(EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

La Germania è preoccupata per una centrale nucleare del Belgio

È vicina al confine, molto vecchia e con qualche crepa, ma il Belgio dice che va tutto bene e le leggi europee non permettono granché

(EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

Immaginate di vivere in un paese che ha deciso da anni di dismettere le sue centrali nucleari. Purtroppo per voi, però, abitate al confine con un altro paese in cui invece ce ne sono diverse che sono ancora attive, nonostante la loro chiusura fosse prevista anni fa, e in cui periodicamente si scoprono nuovi malfunzionamenti. Il paese a cui abitate vicino, inoltre, è un posto che a causa degli storici conflitti fra autorità statali e locali non ha mai funzionato bene.

Se foste in una situazione del genere potreste comprendere le preoccupazioni del governo della Germania per le centrali nucleari che si trovano in Belgio.

La Germania aveva annunciato la chiusura delle proprie centrali nucleari nel 201o, dopo che erano da tempo diventate impopolari. Il disastro nucleare di Fukushima convinse poi il governo tedesco ad accelerare i propri piani: entro il 2022 in Germania non sarà più attivo nessun sito nucleare. Il problema è che le leggi europee in materia di energia sono sufficientemente elastiche da permettere ad ogni paese grande libertà in merito. Ci sono posti come la Svezia, in cui più della metà dell’energia consumata proviene da fonti rinnovabili, e altri come il Belgio, il cui fabbisogno energetico dipende per il 40 per cento dall’energia nucleare.

Anche il Belgio ha promesso di chiudere le sue due centrali nucleari a scopo commerciale, e intende farlo entro il 2025. Nel frattempo però continua ad utilizzarle. Quella di Tihange, in particolare, si trova a soli 70 chilometri da Aquisgrana, in Germania, dove sono talmente preoccupati dalle condizioni delle centrali belghe che l’anno scorso hanno iniziato a distribuire gratuitamente compresse di iodio, che in casi di emergenza impediscono che il materiale radioattivo si accumuli nella tiroide.

Alla fine del 2016, in realtà, la Germania aveva trovato un accordo con il Belgio – simile ad alcuni stipulati da tempo con altri paesi vicini che usano l’energia nucleare, come Francia e Svizzera – per istituire una commissione bilaterale che tenga d’occhio la situazione. Da allora però non sono stati fatti molti passi in avanti e nel corso del 2017 sono state scoperte alcune crepe proprio nella centrale di Tihange, che è ancora attiva nonostante abbia superato da più di dieci anni la sua “aspettativa di vita”.

L’agenzia nucleare belga ha detto che un comitato scientifico formato anche da esperti internazionali ha escluso che possano esserci delle perdite di materiale radioattivo. «Noi ci sentiamo al sicuro, e anche i tedeschi dovrebbero esserlo», ha fatto sapere Robrecht Bothuyne, un parlamentare belga che si occupa di energia per il principale partito di centrodestra fiammingo.

Da qui al 2025 le cose potrebbero comunque cambiare. Politico scrive che nel 2019 la Commissione Europea dovrebbe proporre alcune modifiche ai trattati che si occupano di energia nucleare, e che secondo una loro fonte «le opzioni sul tavolo includono cambiare lo status legale degli accordi e dare al Parlamento Europeo la possibilità di dire la sua, cosa che porterebbe a un maggior controllo degli aiuti di stato all’industria dell’energia nucleare».

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