Victor Moses, esterno del Chelsea, durante gli inni prima dell'amichevole Nigeria-Serbia (Matthew Lewis/Getty Images)

Hype Nigeria

Ai Mondiali di calcio in Russia farà fatica a superare il primo turno, ma ci arriva sull'onda di un successo commerciale con pochi precedenti

Victor Moses, esterno del Chelsea, durante gli inni prima dell'amichevole Nigeria-Serbia (Matthew Lewis/Getty Images)

La Nigeria, il Camerun e più recentemente anche il Ghana sono i tre paesi africani con le migliori nazionali maschili di calcio, la cui importanza viene dai risultati ottenuti e dall’aver avuto i più forti e rappresentativi calciatori africani. Le tre nazionali mantengono il loro posto accompagnate anche dal particolare immaginario che hanno creato negli anni: parliamo, per esempio, della maglia senza maniche prodotta da Puma per il Camerun nel 2002 – il cui uso fu però vietato dalla FIFA – o la stella nera, simbolo del Ghana, riprodotta sulle maglie della nazionale con elementi tribali. La Nigeria ne ha avuti diversi, di questi elementi: uno dei più famosi è la seconda divisa indossata ai Mondiali del 1994. Proprio quella maglia è stata usata come ispirazione per la collezione che Nike ha prodotto per la Nigeria in occasione dei Mondiali 2018, già definita da molti come la più bella prodotta per la manifestazione.

Oltre alla seconda maglia del 1994 e ad alcuni elementi che riportano a quella usata alle Olimpiadi del 1996, dove la Nigeria vinse l’oro nel torneo di calcio, per la nuova collezione Nike è partita dal termine “Naija”, che viene usato principalmente in chiave positiva per indicare le nuove generazioni, gli ambienti culturali più influenti e le migliori prospettive per il futuro del paese. Oltre alle maglie da gioco, Nike ha presentato anche una collezione composta da maglia di allenamento, tute di rappresentanza, giacche e un cappello bucket. La prima maglia è quella che ha suscitato più entusiasmo: è andata esaurita appena è stata messa in vendita e nei giorni precedenti avrebbe ricevuto circa 3 milioni di ordini, che se confermati (Nike per ora non lo ha fatto) genererebbero un ricavo potenziale di 255 milioni di dollari, un risultato senza precedenti per una sola maglia da calcio in così poco tempo.

Alexander Iwobi durante l’amichevole Nigeria-Serbia (Matthew Lewis/Getty Images)

Le maniche della maglia riprendono lo stile e i colori di quella usata nel 1994 e ricordano alle piume dell’aquila, simbolo del calcio nazionale da cui deriva il soprannome della squadra, “Super aquile”. La classica maglia interamente verde è stata invece declassata come seconda senza generare polemiche, principalmente per via del successo e dell’apprezzamento ottenuto dalla prima. La presentazione della collezione si è tenuta a Londra, dove Nike ha invitato alcuni dei membri più noti della nazionale: Wilfred Ndidi, centrocampista del Leicester, Jon Obi Mikel, ex centrocampista del Chelsea, Alex Iwobi, attaccante dell’Arsenal, e Kelechi Iheanacho, attaccante del Leicester in prestito dal Manchester City. La collezione è piaciuta anche agli stessi calciatori, che come si vede nel video l’hanno trovata rappresentativa nonostante il design inedito.

Sembra che la collezione “For Naija” si sia inserita perfettamente tra il calcio, la moda e lo streetwear in un momento in cui l’abbigliamento sportivo è in grande espansione nel mondo della moda: la collezione non interessa soltanto agli appassionati di calcio, e questo ha ampliato il suo mercato arrivando anche ai più rilevanti ambienti culturali nigeriani, dall’industria cinematografica nigeriana, la cosiddetta Nollywood, al mondo della musica, resa popolare anche in Europa dalle seconde generazioni. Nel suo ultimo viaggio in Nigeria, per esempio, la top model inglese Naomi Campbell è stata fotografata con la maglia prodotta da Nike.

Il successo della collezione rispecchia in parte il fermento culturale che la Nigeria sta vivendo da alcuni anni, nonostante il resto del paese non si possa dire altrettanto ottimista. Il paese più popoloso dell’Africa è passato infatti dell’essere una sorta di terra promessa per i suoi abitanti e per gli investitori stranieri allo spreco delle sue fortune. Nel 2016 il declino della Nigeria ha superato una soglia di allarme, dopo che il suo vicepresidente disse che il paese stava attraversando la peggiore crisi economica di sempre. Il valore della moneta locale, la naira, diminuì drasticamente e la produzione interna scese per la prima volta dal 1991, dopo aver registrato tassi di crescita superiori anche all’otto per cento.

Per quanto riguarda la squadra che parteciperà ai Mondiali 2018, pur avendo alcuni talenti interessanti, soprattutto in attacco, con Alex Iwobi dell’Arsenal e Kelechi Iheanacho del Leicester, con ogni probabilità farà fatica a superare il girone. È capitata infatti nel gruppo D insieme ad Argentina, Croazia e Islanda: nessuna partita sarà facile e stando a quanto si è visto nelle ultime amichevoli, la Nigeria non ha dimostrato una solidità tale da poter pensare di qualificarsi alla fase a eliminazione diretta. La sua squadra ha molti punti deboli, soprattutto in porta e in difesa, dove manca qualità ed esperienza, mentre il centrocampo è il reparto che tiene in piedi la squadra. Ci giocano Joel Obi del Torino, l’ex laziale Ogenyi Onazi e soprattutto Wilfred Ndidi del Leicester, considerato uno dei migliori giovani del campionato inglese.