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  • martedì 29 maggio 2018

Elon Musk se l’è presa coi giornalisti

Li ha accusati di essere sensazionalisti in cerca di clic facili – per via di alcuni articoli su Tesla – e ha fatto una proposta grossolana per risolvere il problema

Il CEO di Tesla e SpaceX, Elon Musk, in una foto al contrario (Mark Brake/Getty Images)

Elon Musk, il CEO della casa di automobili elettriche Tesla e della società spaziale SpaceX, non ha mai fatto mistero di sopportare poco i giornalisti, soprattutto quando criticano le sue aziende. Negli ultimi giorni questo rapporto si è ulteriormente complicato in seguito ad alcuni tweet nei quali Musk ha protestato per i numerosi articoli negativi nei confronti di Tesla, azienda molto promettente e al tempo stesso in una fase delicatissima della sua esistenza, mentre cerca di raggiungere gli obiettivi di produzione della Model 3, la sua prima automobile elettrica per il mercato di massa. Le proteste di Musk hanno aperto un ampio dibattito che racconta qualcosa non solo su Musk, uno degli imprenditori più famosi e visionari del nostro tempo, ma anche sui giornalisti e su come questi percepiscono il loro lavoro.

Nonostante le promesse e i piani molto ambiziosi di Musk, Tesla sta attraversando un periodo di grandi difficoltà, dovuto al passaggio da casa automobilistica di lusso a produttore di automobili a prezzi più bassi e quindi avvicinabili da un maggior numero di persone. L’avvio della produzione di massa della Model 3 ha richiesto più tempo del previsto e Tesla è in ritardo con l’evasione degli ordini. Le difficoltà stanno avendo conseguenze sulle rese economiche, con Musk che sta facendo di tutto per rassicurare gli investitori e mettere le cose a posto in modo da aumentare i ritmi di produzione.

Da mesi le traversie di Tesla sono molto raccontate sui giornali statunitensi, spesso con approcci critici e pessimisti. La società ha inoltre ricevuto critiche per le condizioni di lavoro dei dipendenti, sottoposti secondi alcuni articoli a forti stress e lunghi turni in fabbrica. Tesla è stata anche criticata per alcuni incidenti che hanno riguardato “Autopilota”, il sistema che rende quasi del tutto automatica la guida dell’automobile tramite il suo navigatore satellitare e diversi altri sensori montati a bordo.

Le prime avvisaglie su nuovi nervosismi da parte di Elon Musk su giornali e giornalisti erano arrivate il 14 maggio scorso, quando aveva scritto un tweet per lamentarsi di un articolo del Washington Post nel quale si dava conto di un incidente che aveva coinvolto una Tesla, che aveva tamponato un camion mentre viaggiava a circa 100 chilometri orari. Le cause dell’incidente non sono ancora completamente chiare, ma il passeggero ne era comunque uscito senza gravi conseguenze con una caviglia rotta. Secondo Musk, considerata la velocità e il tipo di impatto, l’incidente avrebbe comunque dimostrato il livello di sicurezza delle sue automobili: “È davvero super assurdo che un incidente con una Tesla finito con una caviglia rotta sia sulla prima pagina dei giornali mentre le circa 40mila morti sulla strada negli Stati Uniti dello scorso anno non siano praticamente mai raccontate”.

Nove giorni dopo Musk aveva pubblicato un altro tweet contro i giornali, questa volta per criticare i loro articoli negativi su Tesla in generale: “L’ipocrisia dei media che fanno i maestrini e dicono di possedere la verità, ma pubblicano solo il necessario per indorare una menzogna, è il motivo per cui le persone non li rispettano più”.

Musk ha poi proposto di superare questo problema di credibilità creando un sistema che consenta ai lettori di votare gli articoli in base alla loro affidabilità: “Farò un sito dove i lettori possano votare ogni articolo e tenere traccia della credibilità nel corso del tempo di ogni giornalista, editore e pubblicazione. Penso che lo chiamerò Pravda. Anche se parte dei lettori non dovessero interessarsi al tasso di credibilità, i giornalisti, gli editori e le pubblicazioni lo farebbero. È il modo con cui definiscono loro stessi”.

La scelta di usare il nome Pravda è un richiamo ironico, per quanto un po’ inquietante, al famoso giornale che fu l’organo di informazione ufficiale del Partito Comunista nell’Unione Sovietica. La parola “pravda” significa “verità”. Nei giorni seguenti al suo annuncio, Musk ha detto di avere provato a registrare il dominio pravda.com, scoprendo come prevedibile che era già occupato. Ha quindi optato per pravduh.com, aggiungendo un gioco di parole con “duh” (“ovvio”, “ma non mi dire”).

Gizmodo ha scoperto che in realtà Musk pensava da tempo a un’iniziativa di questo tipo. Lo scorso ottobre uno dei suoi agenti aveva registrato una società che si chiama Pravda Corp in California. La circostanza è stata confermata dallo stesso Musk.

Sempre su Twitter, Elon Musk ha scritto un tweet che ha fatto arrabbiare molti giornalisti: “Il problema è che i giornalisti sono costantemente sotto pressione per ottenere il massimo dei clic e quindi soldi dalla pubblicità, altrimenti rischiano di essere licenziati. È una condizione complicata, visto che Tesla non si fa pubblicità, mentre invece le grandi aziende petrolifere e le case automobilistiche tradizionali sono tra i più grandi inserzionisti del mondo”.

Secondo Musk i giornalisti piegherebbero in un certo senso la realtà, o sceglierebbero gli argomenti di cui parlare, in base a chi paga la pubblicità e alla possibilità di raccoglierne il più possibile. È una teoria in parte vera, ma non interessa solo i singoli giornalisti: decisioni di questo tipo sono spesso assunte dagli editori e sono poi mediate da chi dirige i giornali. Ci sono naturalmente ampie zone grigie e valutazioni diverse su etica e opportunità di seguire certe storie, perché considerate più interessanti rispetto ad altre, ma di massima il sistema si bilancia così da sempre con risultati tutto sommato soddisfacenti e che hanno permesso a molte testate di diventare famose per le loro inchieste. I modelli a pagamento, con abbonamenti per i giornali cartacei e i siti di notizie, riducono il peso della pubblicità.

Molti giornalisti hanno risposto a Musk accusandolo di non avere idea di come funzioni il giornalismo (o almeno quello statunitense). Margaret Sullivan, editorialista del Washington Post che si occupa da tempo di etica e giornalismo, ha scritto un articolo molto severo nei confronti di Musk, ricordandogli che ci sono eccome iniziative per valutare l’affidabilità delle fonti d’informazione in modo da aiutare i lettori a scegliere giornali e siti di cui fidarsi. Alcune di queste organizzazioni sono nate di recente negli Stati Uniti, proprio in seguito all’ampio dibattito sulle notizie false, le interferenze della Russia nelle presidenziali del 2016 e la conseguente elezione di Donald Trump. Sullivan ha inoltre portato la stampa locale come esempio virtuoso di giornali che producono articoli affidabili, graditi dai lettori, e sui quali bisognerebbe investire per migliorare l’offerta e la capillarità nella copertura dell’informazione:

Se un miliardario della Silicon Valley vuole davvero dare una mano a migliorare la fiducia nei media, dovrebbe aiutare a reinventare i modelli economici dei giornali delle città. I municipi, signor Musk, sono molto più vicini di Marte.

I giornalisti più risentiti dai tweet di Musk hanno scritto di trovare alcune somiglianze con l’approccio usato da Trump, altro personaggio noto per non essere un fan dell’informazione, soprattutto dei giornali che lo criticano più di frequente. Su BuzzFeed News, Ben Smith ha scritto che: “Nel campo delle critiche ai media, mettere a confronto Elon Musk e Donald Trump è un paragone molto ingiusto: nei confronti di Trump”. Smith scrive che almeno Trump conosce il settore dei media e sa come sfruttarlo a proprio vantaggio, mentre Musk non ha proprio idea di come funzioni.

Nate Silver non è stato altrettanto diplomatico: “Questa è la classica cosa che scrivi quando non hai una cazzo d’idea di ciò di cui stai parlando, ma vuoi far sembrare di saperlo. Elon Musk, vai a trascorrere un po’ di tempo in una vera redazione e a conoscere qualche giornalista”.

Musk ha risposto a diverse critiche, facendo notare che molti giornalisti se la sono presa a male per le sue osservazioni, scrivendo articoli risentiti nei quali lo accusano di non riuscire ad accettare le critiche: una sorta di circolo vizioso. Ha inoltre accusato i media di trattare con disprezzo i lettori, vista la loro reazione all’ipotesi di avere un sistema per classificare l’affidabilità delle notizie.

Come ha dimostrato l’ampio dibattito sulle notizie false negli ultimi due anni, il tema dell’affidabilità delle fonti è enorme e centrale, non solo per assicurare un futuro all’informazione, ma anche per avere società informate meglio e più consapevoli della loro condizione e di cosa succede nel mondo. Il problema è ben noto a Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, duramente criticato per il modo in cui il suo social network è stato sfruttato per fare propaganda su numerosi temi, soprattutto durante le campagne elettorali, diffondendo notizie palesemente false.

Facebook ha ridotto la quantità di notizie nel suo News Feed e dice di essere al lavoro per migliorare i sistemi, automatici e non, di classificazione delle notizie in base alla loro affidabilità. È un lavoro enorme e senza esiti garantiti, che sta impegnando il più grande social network al mondo. Questo spiega in parte perché ci siano molte perplessità sulla possibilità del successo di un sistema molto elementare come quello proposto da Musk. È probabile che il CEO di Tesla abbia in mente un modello simile a quello di Reddit, che negli anni ha comunque dimostrato di non essere sempre affidabile per mostrare il meglio che Internet ha da offrire: il più delle volte le persone finiranno per votare positivamente o negativamente sulla base del fatto che siano d’accordo con il contenuto dell’articolo, e non se sia vero o falso.

Il vero problema di fondo è che nessuno sa quanto Elon Musk stia facendo sul serio con questa storia dei giornali e degli articoli affidabili. Soprattutto su Twitter, Musk si diverte molto a scrivere cose contraddittorie, battute e ad annunciare iniziative per poi spiegare di avere solo scherzato. Lo ha fatto in diverse circostanze, al punto che in molti avevano pensato fosse uno scherzo quando annunciò di volere spedire in orbita una Tesla con il suo Falcon Heavy: invece l’ha fatto, con un pieno successo.

Come spiega chi lo conosce meglio – compreso Ashlee Vance, autore della biografia più completa e affidabile – Musk è sinceramente convinto che le sue aziende esistano per migliorare il mondo e l’umanità. Lo scopo di Tesla è ridurre l’inquinamento e offrire automobili più sicure, quello di Solar City è vendere pannelli solari per abbattere le emissioni dei gas serra nella produzione di energia, SpaceX esiste per trasformare il genere umano in una specie “multiplanetaria”. Quest’ultimo obiettivo è quello che preme più di tutto a Musk: le altre società hanno quindi il compito di contribuire a renderlo realizzabile, producendo ricavi e risorse da investire in SpaceX.

Tutto questo spiega in buona parte perché Musk fatichi ad accogliere le critiche, soprattutto se contribuiscono a rendere negativa la percezione dei risultati che sta cercando di ottenere. Come scrive Vance, riprendendo un modo di dire ricorrente nell’esperienza di Steve Jobs, Musk vive in un suo “campo di distorsione della realtà” nel quale ritiene raggiungibili obiettivi ambiziosissimi, come appunto colonizzare un pianeta diverso dal nostro e in media a oltre 200 milioni di chilometri da noi. In quel campo distorto, le scadenze per produrre in breve tempo milioni di automobili diventano possibili, e le critiche per i loro fallimenti assurde.

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