Com’è andato il Salone del Libro di Torino

L'edizione 2018 si è chiusa con un maggior numero di visitatori e, a differenza di quella dello scorso anno, con i conti in attivo

Visitatori tra gli stand durante la giornata inaugurale della trentunesima edizione del Salone Internazionale del Libro, 10 maggio 2018 (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

Dal 10 al 14 maggio a Torino si è tenuto il Salone del Libro, la più nota fiera dell’editoria italiana e quella con la storia più lunga: 144.386 persone lo hanno visitato, secondo i dati diffusi dal Salone; più di 170mila se si considerano anche gli eventi del Salone Off, che si sono tenuti in contemporanea in giro per la città. È un buon risultato di partecipazione considerando che nel 2017, quando per via della “sfida” con la fiera milanese Tempo di libri c’era stato un particolare coinvolgimento di case editrici e cittadinanza, i visitatori erano stati 143.815. Maurizia Rebola, direttrice del Circolo dei lettori di Torino e responsabile dell’organizzazione dell’edizione 2018 del Salone, ha detto al Post che oltre ai risultati di partecipazione, anche quelli economici sono buoni: «Noi quest’anno chiuderemo in attivo. Non in pari, in attivo».

Lo scorso anno non era andata così, nonostante l’alta partecipazione. I debiti si erano andati ad aggiungere ai precedenti problemi finanziari della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, l’ente che dal 1994 si occupava dell’organizzazione del Salone, e che lo scorso dicembre, proprio per questi problemi, è stato messo in liquidazione. Il Salone però ci sarà anche l’anno prossimo: è già stato annunciato che l’edizione 2019 si terrà dal 9 al 13 maggio, anche se ancora non si sa chi si occuperà delle questioni gestionali. Dei contenuti sarà responsabile la Fondazione per la Cultura Torino, che già quest’anno ha lavorato insieme al Circolo dei lettori.

Nonostante il nome simile a quello della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, la Fondazione per la Cultura Torino è un ente diverso: è una società partecipata del comune di Torino e ne è presidente la sindaca Chiara Appendino. Esiste dal 2012 e finora si è occupata dell’organizzazione di altri eventi culturali torinesi, come Biennale Democrazia, MITO SettembreMusica e Torino Jazz Festival. Il Salone del Libro è sempre stato organizzato dal comune di Torino e dalla regione Piemonte, e così continuerà a essere: la Fondazione per la Cultura Torino firmerà una convenzione pluriennale con la regione, che poi finanzierà la Fondazione stessa. Il 14 maggio, giorno conclusivo del Salone, l’assessora alla Cultura regionale Antonella Parigi ha anche detto che la regione si impegnerà per «garantire la tutela occupazionale dei dipendenti del Salone» e accelererà l’erogazione dei fondi non ancora versati alla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura per poter saldarne parte dei debiti.

Per quanto riguarda le vendite dei libri, le cose sono andate bene per la maggior parte delle case editrici: non meglio del 2017, però, cosa che si spiega con la rinnovata presenza dei grandi gruppi editoriali che invece l’anno scorso avevano partecipato solo a Tempo di Libri. Il confronto più sensato è quello con il 2016: rispetto a quell’edizione Feltrinelli, per esempio, ha incassato il 20 per cento in più, quasi quanto ricavato nel 2017. Adelphi, che nel 2017 non aveva partecipato né al Salone né a Tempo di Libri, ha registrato il 10 per cento in più di vendite rispetto al 2016. Per il gruppo Mondadori non è stato possibile fare confronti, perché due anni fa la fusione con Rizzoli era avvenuta da poco e i dati di vendita non erano ancora conteggiati insieme; tuttavia Filippo Guglielmone, direttore commerciale di Trade Books, la divisione del gruppo che si occupa dei libri non scolastici, ha detto che è stato venduto «sostanzialmente il doppio di quanto fatto a Tempo di Libri».

Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone, ha commentato i risultati ottenuti dal Salone quest’anno ridimensionando un po’ i confronti tra un anno e l’altro: «Finiamola con la rincorsa dei numeri. Oltre una certa soglia, il Salone ha centrato comunque il proprio obiettivo: essere il Salone nazionale del libro, quello dove ci sono più editori, più autori internazionali, più lettori, e quello dove si vendono più libri. L’asticella della crescita la dobbiamo fissare sulla qualità del progetto culturale».

Quello che è certo è che se la crescita di partecipazione di case editrici e pubblico dovesse di nuovo aumentare, come ha fatto dal 2017 al 2018, si dovrebbero organizzare gli spazi in modo diverso rispetto a quanto fatto quest’anno. Già per l’edizione appena conclusa c’è stato qualche problema perché il numero di case editrici che avevano chiesto di esporre al Salone era eccessivo per lo spazio fieristico inizialmente prenotato per svolgere il Salone: per questa ragione all’esterno del Lingotto (il polo fieristico in cui il Salone si tiene dal 1992) era stata allestita una tensostruttura all’ultimo momento. Il prossimo anno le questioni logistiche potrebbero essere complicate anche dal fatto che il padiglione 5 del Lingotto diventerà un supermercato. Sui quotidiani locali, che già prevedono nuovi guai e polemiche, si è cominciato a parlare di possibili soluzioni, per esempio dell’uso dell’Oval, un padiglione staccato dal corpo del Lingotto, più grande di 15mila metri quadrati rispetto al padiglione 5 e usato solo nel 2011 per il Salone. Però è troppo presto per fare previsioni.

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