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  • martedì 15 maggio 2018

La giornata di lunedì a Gaza, in fotografie

È stata quella con più morti dalla guerra del 2014: 60 manifestanti sono stati uccisi dai soldati israeliani durante le proteste contro l'ambasciata statunitense a Gerusalemme

(MAHMUD HAMS/AFP/Getty Images)

Ieri almeno 60 manifestanti sono stati uccisi dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, durante le proteste organizzate lungo il confine con Israele contro lo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme e in occasione della Nakba, il giorno in cui i palestinesi ricordano la sconfitta nella prima guerra arabo-israeliana. È stata la giornata con più morti dalla guerra del 2014.

Dalle agenzie sono arrivate moltissime foto dei fotografi che si trovavano sul posto, tra cui il famoso fotogiornalista di Getty Images Spencer Platt.

Secondo il ministero della Salute della Striscia, tra i 60 palestinesi uccisi ci sono anche un ragazzino di 12 anni, un altro di 14 e 8 giornalisti. Ci sono stati anche più di 2mila feriti, di cui 770 circa per colpi di arma da fuoco. Secondo l’esercito israeliano, i palestinesi che hanno partecipato alle proteste sono stati 35.000 – un numero che il portavoce dell’esercito ha definito “senza precedenti” –: guidati spesso da donne vestite di nero e incitati dai megafoni e dagli altoparlanti, i manifestanti provavano ad avvicinarsi sempre di più al muro che divide Gaza da Israele, dietro al quale erano schierati i soldati israeliani.

(EPA/MOHAMMED SABER/ANSA)

Le morti sono state provocate dai colpi sparati dai soldati di guardia lungo la barriera. In teoria l’esercito israeliano dovrebbe sparare per uccidere solo quando ci sono vite a rischio, ma a Gaza le regole di ingaggio sono sempre state usate con una certa flessibilità e i soldati sparano quando i manifestanti si avvicinano troppo al confine. Il governo israeliano ha difeso l’operato dei suoi soldati, dicendo che hanno sparato per evitare che miliziani armati di Hamas riuscissero a entrare nel paese. Nessuno dei manifestanti è riuscito a superare il confine. Un soldato israeliano è stato ferito da una scheggia dopo un’esplosione.

(Spencer Platt/Getty Images)

(AP Photo/Adel Hana)

Alle grandi proteste di ieri si è arrivati dopo settimane di tensioni molto alte e altre proteste, che ogni settimana hanno causato morti e feriti. Le ragioni di chi protesta sono molte e diverse: l’embargo di Israele verso la Striscia di Gaza, che dura da più di dieci anni, l’assenza di lavoro e prospettive, il risentimento verso la classe dirigente palestinese. Gli organizzatori hanno saputo incanalare l’esasperazione degli abitanti della Striscia nell’unico tema caro a tutti i palestinesi: il diritto di tornare ad abitare le terre da cui sono stati espulsi nel 1948, alla fine della prima guerra israelo-palestinese seguita alla creazione dello stato d’Israele.

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