Cambridge Analytica chiude

La società accusata di aver ottenuto in modo scorretto dati personali di milioni di utenti di Facebook ha dichiarato bancarotta

L'ex CEO di Cambridge Analytica, Alexander Nix, durante una presentazione (Bryan Bedder/Getty Images for Concordia Summit)

Cambridge Analytica – la società statunitense al centro di un caso internazionale per aver ottenuto in modo scorretto dati personali decine di milioni di utenti di Facebook – ha dichiarato bancarotta e verrà chiusa insieme al SLC Group, la società di ricerca britannica a cui è affiliata. L’annuncio è stato fatto oggi, mercoledì 2 maggio, dall’attuale capo Julian Wheatland, che si diceva sarebbe stato a breve nominato amministratore delegato, ai dipendenti in conference call. La notizia è stata data inizialmente dal Wall Street Journal e dal sito di tecnologia Gizmodo, che hanno riportato quanto raccontato da alcune fonti interne alle società. È stata poi confermata al Wall Street Journal da Nigel Oakes, il fondatore del gruppo SCL, e con un comunicato ufficiale di Cambridge Analytica in cui dice di essere stata “diffamata” per azioni che rivendica come legali e largamente diffuse nelle pubblicità online. Cambridge Analytica, fondata nel 2013 da Robert Mercer, è accusata tra le altre cose di aver influenzato i risultati delle elezioni per la presidenza statunitense del 2016 a favore di Donald Trump ramificazioni e ci sono aspetti da chiarire, compreso l’effettivo ruolo di Cambridge Analytica e il referendum su Brexit nel Regno Unito.

Emanuele Menietti aveva raccontato sul Post la storia di Cambridge Analytica e come funzionava:

«Cambridge Analytica è stata fondata nel 2013 da Robert Mercer, un miliardario imprenditore statunitense con idee molto conservatrici che tra le altre cose è uno dei finanziatori del sito d’informazione di estrema destra Breitbart News, diretto da Steve Bannon (che è stato consigliere e stratega di Trump durante la campagna elettorale e poi alla Casa Bianca). Cambridge Analytica è specializzata nel raccogliere dai social network un’enorme quantità di dati sui loro utenti: quanti “Mi piace” mettono e su quali post, dove lasciano il maggior numero di commenti, il luogo da cui condividono i loro contenuti e così via. Queste informazioni sono poi elaborate da modelli e algoritmi per creare profili di ogni singolo utente, con un approccio simile a quello della “psicometria”, il campo della psicologia che si occupa di misurare abilità, comportamenti e più in generale le caratteristiche della personalità. Più “Mi piace”, commenti, tweet e altri contenuti sono analizzati, più è preciso il profilo psicometrico di ogni utente»

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