Andrea Nahles al congresso dell'SPD, Wiesbaden, 22 aprile 2018 (Simon Hofmann/Getty Images)
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  • lunedì 23 Aprile 2018

La prima donna presidente dell’SPD

Chi è Andrea Nahles, che guiderà i socialdemocratici tedeschi dentro e fuori il governo di Angela Merkel

Andrea Nahles al congresso dell'SPD, Wiesbaden, 22 aprile 2018 (Simon Hofmann/Getty Images)

Domenica 22 aprile Andrea Nahles è stata eletta presidente del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) ed è la prima donna a ricoprire questo incarico: ha ricevuto poco più del 66 per cento dei voti al congresso di partito che si è svolto a Wiesbaden, e cioè 414 su 624. L’altra candidata, sempre una donna, Simone Lange, ha ottenuto 172 voti.

L’SPD è uno dei partiti più antichi della Germania e da tempo sta attraversando una grave crisi di consensi, avendo perso le ultime quattro elezioni federali. Lo scorso 14 febbraio il suo presidente Martin Schulz si era dimesso spiegando che il partito aveva «bisogno di un rinnovamento in termini di persone e di programma». Alle elezioni di qualche mese prima il Partito Socialdemocratico, che aveva candidato Schulz alla cancelleria della Germania, aveva perso decine di seggi rispetto alla precedente legislatura.

Parlando con i delegati a Wiesbaden, Nahles, che ha 47 anni e si è laureata in germanistica e filosofia a Bonn, domenica ha raccontato come vede il futuro del partito, la necessità di occuparsi dei posti di lavoro nelle regioni economicamente deboli, di imporre tasse alle aziende tecnologiche internazionali e di rivedere il sistema di assistenza sociale. Tutto questo utilizzando lo spazio all’interno del nuovo governo di “grande coalizione” con i centristi dell’Unione cristiano-democratica (CDU), quello della cancelliera Angela Merkel: pur avendo perso, infatti, la SPD in Germania continuerà a governare. Nahles però ha anche parlato del lavoro di ricostruzione che il suo partito deve fare oltre i limiti imposti dall’accordo con Merkel: «Abbiamo bisogno di un dibattito sul futuro che vada molto al di là di quello che abbiamo elaborato con i conservatori».

All’interno del partito Nahles guida l’ala con le posizioni più di sinistra: è conosciuta per il modo in cui si infervora durante i comizi, viene descritta come una persona determinata e appassionata, utilizza un linguaggio piuttosto semplice, diretto e pieno di espressioni gergali e infantili. Nonostante lo storico sostegno interno, molti degli elettori e delle elettrici del partito hanno espresso scetticismo sulla sua capacità di riuscire a cambiare le cose. Secondo un recente sondaggio solo il 33 per cento degli intervistati ha espresso fiducia nei suoi confronti, mentre circa il 47 per cento ha dichiarato di non credere che Nahles sia all’altezza della sfida.

Lars Klingbeil, segretario generale dell’SPD, ha affermato però che la posizione di Nahles – presidente del partito e senza alcun ruolo all’interno del nuovo governo – le darà la possibilità di «rafforzare il profilo indipendente del partito» stesso. La questione dell’indipendenza, secondo diversi osservatori, sembra essere fondamentale per la ripresa dalla crisi di consensi dell’SPD: molti elettori ed elettrici non sono infatti più in grado di distinguere tra la SPD, nata dal movimento operaio più di 150 anni fa, e i cristiano-democratici conservatori di Angela Merkel con cui l’SPD ha governato dal 2005 al 2009 e dal 2013 a oggi.

Nahles ha fondato una sezione locale dei socialdemocratici nella sua città di origine, Weiler, nella Renania-Palatinato, mentre era ancora al liceo. Nel 1995 divenne la leader nazionale della sezione giovanile dell’SPD accusando la leadership del partito di mettere in discussione i valori tradizionali di sinistra e della classe operaia del partito. Ha sempre insistito molto sulla difesa dei lavoratori anche quando venne eletta in Parlamento nel 1998 e poi di nuovo nel 2005. Dal 2009 al 2014 è stata segretaria generale della SPD e nel 2013, come membro dell’opposizione, criticò il governo Merkel accusandolo di raccontare storie, prendendo la parola in aula e cantando il motivetto della sigla di “Pippi Calzelunghe”.

Dopo poco il suo partito tornò al governo, sempre con Merkel, e Nahles divenne ministra del Lavoro e degli Affari Sociali. Durante il suo mandato ha introdotto il salario minimo, l’integrazione previdenziale per le donne rimaste a casa ad allevare i figli e ha condotto delle complicate negoziazioni a favore del diritto di andare in pensione con tutti i benefici dopo 45 anni di pagamento dei contributi. Nahles è una madre single, è cattolica praticante e ha scritto un’autobiografia e un libro su come dovrebbe comportarsi una donna nei talk show politici. Nel giornale della scuola, nel 1989, Nahles tra gli obiettivi della sua carriera indicò: «casalinga o cancelliera». Il fatto che abbia passato gli ultimi vent’anni a fare politica le lascia aperta ora un’unica valida opzione, commenta il New York Times. Prima dovrà però assicurare un futuro al suo partito.