Lo stallo sul nuovo governo, spiegato

A che punto siamo arrivati dopo il terzo giro di consultazioni, andato di nuovo a vuoto

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Sono passati quasi 50 giorni dalle elezioni politiche italiane del 4 marzo, e ancora non c’è un nuovo governo. Il motivo è che dalle elezioni non è uscito nessun partito o nessuna coalizione con la maggioranza dei seggi alla Camera e al Senato: e la maggioranza è una condizione necessaria perché il presidente della Repubblica dia a qualcuno l’incarico di formare un nuovo governo. Ieri sera si è concluso il terzo giro di consultazioni fra le forze politiche, guidato dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Anche questo è andato a vuoto, come i due precedenti. Che sta succedendo?

Veti incrociati
Senza perdersi in eccessive complicazioni (appoggi esterni, ricerca di “responsabili” e cose simili) le maggioranze possibili sono sostanzialmente tre. Una prevede un accordo fra Movimento 5 Stelle e centrodestra, l’altra fra la sola Lega e il M5S, e l’ultima fra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

Al centro di tutte le trattative c’è il Movimento 5 Stelle, il partito che ha preso più voti di tutti. Per formare un governo potrebbe formare una maggioranza col centrodestra, che invece è la coalizione più votata. Ma il M5S non vuole stare insieme a Forza Italia e Silvio Berlusconi, perché li considera da sempre come avversari politici. Negli ultimi giorni il M5S ha proposto a Forza Italia di dare un appoggio esterno a un eventuale governo M5S-Lega, ma Berlusconi si è rifiutato di farlo perché si troverebbe in una posizione di debolezza: un eventuale governo del genere non avrebbe bisogno dei voti di Forza Italia per ottenere la maggioranza. Escludendo Forza Italia dalla coalizione, però, la Lega metterebbe a rischio le alleanze locali, dovex il centrodestra unito governa moltissimi comuni e regioni.

In più, sembra chiaro che Matteo Salvini, leader della Lega, non voglia che Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, diventi presidente del Consiglio: la storia politica recente ci insegna che i partner di minoranza di coalizione escono sembra malridotti da governi del genere. Anche ammettendo che Salvini rinunci a Berlusconi, poi, lui e Di Maio dovrebbero comunque mettersi d’accordo su un programma, una lista di ministri e un presidente del Consiglio. Qualcuno dice che potrebbe essere Giancarlo Giorgetti, che la Stampa descrive come «leghista bocconiano e filo atlantico, volto istituzionale e poco ruspante del Carroccio, assai più gradito al Quirinale rispetto al leader leghista». Siamo ancora lontani da questa possibilità, che però al momento sembra la più vagamente concreta.

Bisognerebbe poi capire cosa fare di Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni: Di Maio ha già detto che non la vorrebbe nella maggioranza di governo, probabilmente per non diluire la sua posizione di forza.

In teoria il Movimento 5 Stelle potrebbe anche allearsi con il PD. Qualche giorno fa, Di Maio ha detto: «Tutti mi prendono in giro sulla politica dei “due forni”. Io ho semplicemente proposto a due forze politiche una soluzione. Io aspetto qualche altro giorno ma poi uno di questi due forni si chiude. Non è che siamo qui ad aspettare i comodi di chi si deve fare le campagne elettorali sulla pelle degli italiani». Ma il Movimento 5 Stelle non vuole governare con un PD che sia in qualche modo guidato da Matteo Renzi, e moltissimi dirigenti del partito – che di fatto è ancora controllato da Renzi – hanno a loro volta escluso questa possibilità.

È da escludersi, invece, un’alleanza tra centrodestra (Lega compresa) e PD, perché Salvini ha più volte detto di non volerla, accusando tra l’altro Berlusconi di muoversi di proposito verso quella situazione.

Le ultime dichiarazioni
Ieri pomeriggio, parlando del M5S, Berlusconi ha detto: «È gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi». Sempre del M5S ha detto, parlando in Molise (dove si vota domani), che gli verrebbe «voglia di mandarli affanculo». Ha anche detto che secondo lui servirebbe un «governo del centrodestra che deve andare in Parlamento a trovare dei voti di supporto a se stesso e al proprio programma».

Salvini ha detto di non essere per niente d’accordo con le parole di Berlusconi e che «Se qualcuno dalle parti di Arcore pensa di far saltare altre trattative per andare al governo col Partito Democratico, lo fa senza la Lega». Ha aggiunto: «Voglio fare un governo che rappresenti quello che gli italiani hanno votato poco tempo fa. Lo voglio fare partendo da una coalizione che ritenevo e ritengo compatta. Se qualcuno se ne tira fuori insultando e guardando a sinistra, la scelta è di questo qualcuno».

Quindi, che si fa?
Nell’ultimo mese e mezzo è spesso successo che le cose cambiassero in pochi giorni, quindi chissà. Al momento sembra che Mattarella sia intenzionato a dare a Roberto Fico, presidente della Camera e leader della corrente “di sinistra” del M5S, un mandato simile a quello di Casellati. A Fico potrebbe essere chiesto di sondare la possibilità di un accordo tra M5S e PD, che però al momento sembra davvero lontano.

Le alternative sarebbero un governo tecnico o di scopo, supportato da chissà quale coalizione, o delle elezioni anticipate. Ma diversi quirinalisti hanno scritto che Mattarella vuole evitare questa ipotesi, perché ci sarebbe il rischio di trovarsi a dover ricominciare da capo, con una simile assenza di maggioranza.

Intanto, continua a essere operativo il governo guidato da Paolo Gentiloni, per il cosiddetto disbrigo degli affari correnti.

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