• Mondo
  • sabato 7 aprile 2018

E ora che succede a Puigdemont?

Dopo la decisione inaspettata di un tribunale tedesco, è come chiedersi: cosa ne sarà dei leader separatisti catalani?

di Elena Zacchetti – @elenazacchetti
Carles Puigdemont fuori dal carcere di Neumünster, dopo la sua liberazione (Morris MacMatzen/Getty Images)

Giovedì scorso tre giudici dello stato tedesco di Schleswig-Holstein hanno messo in crisi l’impianto accusatorio costruito per mesi dal Tribunale supremo spagnolo contro i politici indipendentisti catalani. I giudici hanno deciso di non ammettere il reato più grave contenuto nella richiesta di estradizione in Spagna dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, e quello per il quale sono accusati diversi altri politici indipendentisti: la ribellione, che prevede fino a 30 anni di carcere.

Per Puigdemont è invece ancora sotto esame la malversazione (uso irregolare di fondi pubblici), l’altro reato previsto dall’ordine di arresto europeo diffuso dalla Spagna e ricevuto dalla giustizia tedesca. Quello di giovedì, comunque, è stato uno sviluppo inaspettato della crisi catalana, che potrebbe avere delle implicazioni rilevanti per i processi contro gli indipendentisti che si stanno tenendo in Spagna, e che soprattutto rende più difficile rispondere a una domanda: che succede ora a Puigdemont?

Puigdemont è uscito di prigione venerdì, con decine di giornalisti di tutto il mondo che lo aspettavano alle porte del carcere di Neumünster. Era stato arrestato nello stato di Schleswig-Holstein lo scorso 25 marzo, con l’aiuto dell’intelligence spagnola, mentre cercava di tornare in Belgio in macchina dopo avere partecipato a una conferenza in Finlandia. Il fermo era avvenuto sulla base di un ordine di arresto europeo diffuso dalla Spagna per il suo ruolo nell’organizzazione del referendum dell’1 ottobre – referendum ritenuto illegale dalla magistratura e dal governo catalani – e nella successiva dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna.

La liberazione di Puigdemont – temporanea, in attesa di una decisione definitiva sul reato di malversazione e quindi sulla richiesta di estradizione – è stata celebrata come un’enorme vittoria per gli indipendentisti, ma soprattutto ha messo in grande difficoltà la tesi accusatoria sostenuta dalla giustizia spagnola e appoggiata anche dal governo del primo ministro conservatore Mariano Rajoy: ovvero che il governo di Puigdemont e i suoi alleati della società civile catalana organizzarono la tentata secessione della Catalogna dalla Spagna usando la violenza. La presenza di violenza è infatti la chiave per capire tutta questa storia: per parlare di ribellione, dice il codice penale spagnolo, deve esserci. Il Tribunale supremo spagnolo, diversi costituzionalisti, il governo di Rajoy, i cosiddetti “unionisti”, sostengono che ci fu violenza; centinaia di penalisti spagnoli e gli indipendentisti pensano di no. Il tribunale di Schleswig-Holstein ha detto che c’è stata, ma in maniera molto limitata.

Il tribunale tedesco è stato il primo tribunale non spagnolo a esprimersi sul reato di ribellione, ma non sarà l’ultimo: nei prossimi giorni, o settimane, lo faranno anche giudici belgi e scozzesi, perché in Belgio e Scozia ci sono altri quattro ex ministri del governo Puigdemont; e lo farà anche la Svizzera, paese nel quale si trova Marta Rovira, numero 2 del partito indipendentista Esquerra Republicana (ERC), che ebbe un ruolo importante nella scorsa legislatura catalana. E allora perché la decisione del tribunale tedesco è così importante, se non siamo nemmeno a metà strada?

Per almeno due ragioni: la prima, più immediata, è che ha riguardato Carles Puigdemont, il politico catalano più conosciuto nel mondo e il più popolare tra gli indipendentisti, come hanno dimostrato anche le ultime elezioni che si sono tenute in Catalogna, lo scorso 21 dicembre. La seconda, forse più rilevante, è che fino a due giorni fa il codice penale tedesco sembrava quello in grado di dare più garanzie per ammettere il reato di ribellione: ovvero, quello che avrebbe più facilmente accettato l’impianto accusatorio della Spagna, secondo cui gli indipendentisti usarono la violenza.

È un punto importante. Il tribunale tedesco, infatti, non si è espresso sul reato di ribellione spagnolo – non può farlo – ma sul reato di alto tradimento contenuto nel codice penale tedesco. I mandati di arresto europei e le richieste di estradizione funzionano così, si basano sul principio di reciprocità. Il reato di alto tradimento tedesco, hanno detto per settimane opinionisti, giornalisti e politici unionisti catalani e spagnoli, era stato l’ispirazione per scrivere il testo del reato di ribellione spagnolo, e quindi da questo punto di vista doveva essere una garanzia. Ma così non è stato. I giudici tedeschi hanno detto di non poter attribuire a Puigdemont quel livello di violenza che sarebbe stato necessario per costringere lo stato spagnolo a cedere: c’è stata violenza, ma non sufficiente per giustificare un’accusa tanto grave.

Ora che la giustizia tedesca – quella considerata più ostica dagli indipendentisti – ha escluso il reato di ribellione, sembra più probabile che lo facciano anche i tribunali degli altri paesi coinvolti (non c’è la certezza, comunque). Se dovesse accadere, per la Spagna si metterebbe male. Il problema è che, indipendentemente da come si esprimeranno, la decisione del tribunale tedesco lascia l’impianto accusatorio del Tribunale supremo spagnolo in una situazione paradossale: è possibile processare per ribellione i ministri dell’ultimo governo indipendentista e non farlo per l’uomo che lo stesso Tribunale ha considerato essere a capo di tutto, cioè Puigdemont?

È una domanda a cui non è facile rispondere, ma secondo diversi giuristi che hanno parlato con il quotidiano catalano La Vanguardia non si può fare. José Martín Pallín, magistrato emerito dello stesso Tribunale supremo, ha detto: «Sopra la legge c’è il principio di razionalità giuridica. È un valore superiore dell’ordinamento giuridico» e in questo caso «si è fatta una sciocchezza dietro l’altra». Javier Pérez Royo, docente di Diritto costituzionale all’Università di Siviglia, ha detto che sarebbe assurdo giudicare per ribellione tutti i politici indipendentisti, ad eccezione di Puigdemont. Un altro docente di Diritto costituzionale, l’ex parlamentare socialista Diego López Garrido, ha detto venerdì alla televisione Cadena SER che dopo la decisione del tribunale tedesco la causa per ribellione ne è uscita molto indebolita. Secondo Garrido, ci saranno anche altre conseguenze, perché la decisione potrebbe condizionare le prossime sentenze dei tribunali spagnoli a cui si sono appellati i politici catalani in carcere in Spagna. Se viene meno il reato di ribellione, infatti, potrebbero non esserci più le condizioni per tenere gli ex ministri in carcere preventivamente, e anche le accuse contro di loro sarebbero molto meno gravi.

In attesa della decisione definitiva dei tribunali europei sulle diverse richieste di estradizione, il Tribunale supremo spagnolo deve decidere che fare con Puigdemont. Ha quattro opzioni.

Prima: nel caso in cui il tribunale tedesco accettasse di estradare Puigdemont per malversazione, il Tribunale supremo spagnolo potrebbe decidere di processarlo solo per questo reato, che comunque con le aggravanti prevede fino a 12 anni di carcere.
Seconda: il Tribunale potrebbe ritirare l’ordine di arresto europeo, come aveva già fatto una volta in passato. Puigdemont rimarrebbe in libertà e potrebbe essere arrestato solo se rientrasse di propria volontà in Spagna o se fosse emanato un altro ordine di arresto e un altro tribunale decidesse per l’estradizione.
Terza: ampliare i reati di cui è accusato Puigdemont e includere anche la sedizione, la disobbedienza e l’appartenenza a un’organizzazione criminale, tutti reati di cui sono accusati altri politici o leader indipendentisti; l’attuale ordine di arresto verrebbe ampliato e la giustizia tedesca potrebbe decidere di fare una nuova valutazione sul caso.
Quarta: processare Puigdemont per malversazione, sempre che il tribunale tedesco ammetta il reato, aspettare 45 giorni dopo che l’ex presidente catalano abbia finito di scontare la sua pena (quindi potenzialmente tra anni) e quindi processarlo per ribellione: si può fare.

Intanto il governo spagnolo ha detto di accettare la decisione del tribunale tedesco e ha sottolineato come la questione non sia ancora chiusa. Giornalisti e opinionisti hanno inoltre fatto notare come la giustizia tedesca si sia rifiutata di accettare l’idea che Puigdemont sia un perseguitato politico: questo punto, dicono, toglie argomenti agli indipendentisti, che sostengono da mesi che gli imputati per ribellione siano “prigionieri politici” e che lo stato spagnolo sia uno stato dove non esiste la separazione dei poteri. Nonostante sia ancora presto per arrivare a conclusioni definitive su tutta questa storia, sembra indubbio che la decisione del tribunale tedesco sia stata una vittoria per gli indipendentisti e per Puigdemont, che ora dovrà attendere la decisione finale sulla sua estradizione senza uscire dai confini della Germania.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.