(JACK GUEZ/AFP/Getty Images)

Di nuovo un crollo delle criptovalute

Bitcoin, Ethereum, Ripple e molte altre stanno raggiungendo i minimi del 2018, e c'è chi è preoccupato per la cosiddetta “croce della morte”

(JACK GUEZ/AFP/Getty Images)

Venerdì mattina il valore dei Bitcoin è sceso sotto i settemila dollari, arrivando a circa 6.780 dollari, il livello più basso raggiunto dallo scorso 6 febbraio, quando scese sotto i seimila dollari. Bitcoin è stato in calo per tutta la settimana, perdendo il 15 per cento: ma la criptovaluta più importante del mondo è anche una di quelle che ha reagito meglio all’ultimo crollo del mercato. Come succede sempre in questi casi, il calo di Bitcoin si è tirato dietro anche Ethereum, Ripple, Litecoin e le altre principali valute virtuali.

Ethereum, la seconda più grande per volume di mercato, è scesa sotto i 400 dollari, il valore più basso dallo scorso novembre: allora però stava crescendo, ed entro metà gennaio aveva raggiunto il suo massimo storico di quasi 1.400 dollari. Da allora il valore è sceso di oltre il 70 per cento. Nelle ultime 24 ore ha perso più del 22 per cento. Ripple, la terza criptovaluta, ha a sua volta raggiunto il valore più basso dopo il picco di gennaio: ora vale 0,52 dollari, cioè quanti ne valeva a metà dicembre, prima di arrivare al record di 3,46 dollari.

Come sempre, non ci sono spiegazioni univoche alle fluttuazioni del mercato delle criptovalute. In molti continuano ad attribuire le responsabilità del crollo all’ingresso nel mercato di molti investitori impreparati durante il picco di dicembre e gennaio, che con i loro comportamenti “emotivi” renderebbero il mercato imprevedibile e incerto. Altri attribuiscono le oscillazioni ai grandi investitori, sospettati di manipolare il mercato muovendo somme enormi da una criptovaluta all’altra per speculare. Ma la maggior parte delle spiegazioni riguardo alla flessione di questa settimana, almeno tra chi non la reputa normale e routinaria, parla di “croce della morte”.

Nel gergo della borsa, la “croce della morte” è quel fenomeno che si verifica quando il grafico del valore medio giornaliero di un titolo calcolato sui 50 giorni precedenti (cioè la “media a 50 periodi”) incontra quello dei 200 giorni precedenti (“media a 200 periodi”). È quindi un semplice indicatore che confronta su un grafico l’andamento sul breve periodo e quello sul lungo periodo: quando quello sul breve periodo è in calo, e incrocia quello in aumento sul lungo periodo, si verifica una “croce della morte”. Secondo alcuni esperti di borsa, è il segnale che il mercato sta per subire un crollo ulteriore, mentre secondo altri non ha particolare importanza, perché rileva tardivamente un problema che si è già verificato.

C’è anche chi crede che questo fenomeno non sia niente di più di una “trappola per orsi”, come viene chiamato nel gergo tecnico un evento che viene erroneamente interpretato dagli investitori come un’inversione ribassista dell’andamento del mercato, che poi però non si verifica. Nel caso dei bitcoin, la “croce della morte” è effettivamente molto vicina. Questa preoccupazione per un’imminente e ulteriore crollo del mercato potrebbe, secondo molti, aver provocato un “panic selling”, cioè una vendita di massa di criptovalute tra gli investitori, che avrebbe provocato la perdita di valore di Bitcoin.

Negli ultimi mesi, dopo il picco di dicembre e gennaio, ci sono stati diversi crolli, anche molto più gravi e improvvisi di quello di ieri. Le preoccupazioni non sono però tanto per la repentinità del calo, quanto per il fatto che si stanno raggiungendo nuovi minimi, e che in certi casi sono stati superati: il calo, insomma, è stato più graduale ma ha raggiunto valori bassi come non se ne erano visti da quando il mercato delle criptovalute aveva assunto le dimensioni raggiunte a fine 2017. Va sempre poi tenuto conto del fatto che il valore di Bitcoin è sì crollato rispetto a tre mesi fa, ma rimane dalle sei alle sette volte superiore a un anno fa. Oggi però il mercato delle criptovalute vale circa 256 miliardi di dollari, poco più di un quarto degli 800 miliardi raggiunti a gennaio.

L’andamento di Bitcoin a marzo (da CoinDesk)

Nei giorni scorsi anche gli indici della borsa tradizionale del NASDAQ e del Dow Jones sono calati, seppure in proporzioni molto minori, soprattutto a causa del calo delle azioni del settore tecnologico a cui hanno contribuito principalmente Facebook e i suoi recenti problemi e le critiche del presidente Donald Trump ad Amazon. Qualcuno ha ipotizzato che il calo nel mercato delle criptovalute – per il quale è sempre difficile trovare una correlazione con quello tradizionale – sia però in qualche modo collegato, visto che gli stessi grandi investitori potrebbero aver venduto in entrambi i mercati.

Ci sono sempre scetticismi su quanto le notizie sul mercato delle criptovalute influenzino concretamente i mercati. Se nelle scorse settimane le voci sulle regolamentazioni e i limiti ipotizzati dai governi asiatici sui siti di exchange e sui mercati erano effettivamente potenzialmente traumatiche per le criptovalute, quelle citate da qualcuno per motivare questo crollo sono di dimensioni relativamente minori. Pochi giorni fa poi Twitter ha deciso di proibire le pubblicità alle criptovalute, come avevano già fatto – con maggiori conseguenze – Facebook e Google. E sempre nei giorni scorsi Reddit, social network frequentato da molti appassionati e investitori in criptovalute, ha detto che smetterà di accettare bitcoin come mezzo di pagamento per la sua versione premium. Ha detto che vuole vedere come funzionerà il nuovo sistema di pagamenti sviluppato da Coinbase, e risolvere alcuni problemi tecnici con il suo sistema attuale.

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