• Moda
  • lunedì 26 marzo 2018

Perché Louis Vuitton ha arruolato Virgil Abloh

L'azienda di lusso vuole attirare i millennials con uno degli stilisti di streetwear di maggior successo, collaboratore di Kanye West e fondatore di Off-White

Virgil Abloh dopo la sfilata per la collezione autunno/inverno 2018/2019 di Off-White a Parigi, 1 marzo 2018 (ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images)

Virgil Abloh – uno degli stilisti di streetwear di maggior successo, fondatore del marchio Off-White e collaboratore del musicista hip-hop Kanye West per tutto quel che ha fatto finora nel mondo della moda – è stato scelto come nuovo direttore creativo per la linea uomo di Louis Vuitton. Abloh prenderà il posto dello stilista inglese Kim Jones, che aveva annunciato le sue dimissioni la scorsa settimana per dirigere la linea maschile di Christian Dior; la sua prima collezione sarà quella per l’autunno/inverno 2018/2019, presentata a giugno alla Settimana della moda di Parigi. Abloh ha 37 anni, è nato a Rockford, in Illinois, da genitori ghanesi, e sarà il primo direttore creativo afroamericano di Vuitton.

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Da mesi si parlava dell’ipotesi che Abloh potesse ricevere un’offerta da una prestigiosa azienda di moda, per esempio Versace o Burberry, dove il posto dello storico direttore creativo Christopher Bailey è stato preso invece da Riccardo Tisci. L’offerta di Louis Vuitton, un marchio classico e di lusso, è indicativa di come lo streetwear – un modo di vestire casual e informale, nato negli anni Settanta, ispirato allo stile dei surfisti californiani e poi cresciuto con la cultura hiphop e la moda d’avanguardia giapponese – sia diventato in un decennio dominante e centrale; l’anno scorso ha per esempio contribuito all’aumento delle vendite nel settore del 5 per cento, per un totale di 263 miliardi di euro. È anche segno di come Louis Vuitton voglia continuare la strategia iniziata da Kim Jones, per esempio con la collaborazione con la marca di streetwear Supreme, di attirare i millennials, cioè i nati dopo gli anni Ottanta, un pubblico che Abloh sa maneggiare perfettamente e su cui ha costruito il suo successo, disegnando uno stile pieno di citazioni e mescolanze ispirato al loro modo di vestire.

«È più inserito nella cultura di chiunque altro», disse nel 2016 alla rivista Business of Fashion Fraser Cooke, famoso creativo di Nike, mentre secondo David Fischer, fondatore del sito di streetwear Highsnobiety, «il punto di forza di Virgil è la comprensione che ha del suo mercato. Ha inventato modi intelligenti per rapportarsi con il suo pubblico». Michael Burke, direttore esecutivo di Louis Vuitton, ha spiegato di aver scelto Abloh perché «è incredibilmente bravo a creare ponti tra quel che è classico e lo spirito del tempo». I due collaborarono per la prima volta insieme 12 anni fa per sei mesi a Fendi, di cui Burke era direttore esecutivo.

Virgil Abloh fa da DJ a Palm Springs, in California, 15 aprile 2017
(Eric Reed/Invision for DEW/AP Images)

Abloh ha detto di aver già messo insieme un “manuale del marchio” di otto pagine per definire il nuovo corso di Louis Vuitton; continuerà a guidare Off-White – «è per il me 17enne mentre Louis Vuitton è per il me 37enne, quello che sono oggi», ha spiegato — e a collaborare con Kanye West, ma lascerà perdere le sua altre collaborazioni e attività creative, come quella da DJ. «La prima cosa che farò sarà definire nuovi codici. Ho sempre preso ispirazione da quello che le persone indossano veramente e sono entusiasta di farne una versione di lusso». Abloh metterà a punto anche una nuova strategia di comunicazione e un nuovo modo di presentare le sfilate. Le linee maschili si trovano in 150 dei 450 punti vendita di Louis Vuitton in tutto il mondo, ma saranno a breve ospitate in altri 25-28 nuovi negozi visto il successo che hanno avuto nel 2017, che Burke ha definito «stellare».

Abloh non ha una formazione professionale da stilista: è laureato in ingegneria e ha un master in architettura, i rudimenti li ha imparati dalla mamma che lavorava come sarta, ed è spesso accusato di non inventare nuove linee e modelli ma di rimescolare e riproporre quelli degli altri. Il suo successo sta nella capacità di costruire uno stile che parla ai giovani alla moda e nello stabilire cosa è di tendenza, giocando con le allusioni al mondo del pop, delle celebrità, di internet, e facendosi strada con collaborazioni azzeccate: Jimmy Choo, Levi’s, Moncler, una linea di tappeti disegnata per IKEA, e i Ten Icons con Nike, dieci storici modelli di scarpe che ha riproposto, dalle Air Jordan 1 alle Air Max 90.

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Abloh iniziò a interessarsi alla moda per la collaborazione tra l’architetto Anisk Kapoor e Miuccia Prada, ai tempi in cui studiava all’università. A 22 anni, nel 2002, divenne consulente creativo del think tank Donda di Kanye West, contribuendo per i 14 anni successivi all’immagine e alla fama del rapper americano. È anche l’artefice delle sue collaborazioni nel mondo della moda, dalla collezione Pastelle a Yeezy, il marchio disegnato da West in collaborazione con Adidas. Nel 2012 fondò Pyrex Vision, marchio che disegnò interamente da solo, con una linea di magliette di Champion e vecchie camicie di Ralph Lauren con impresso sopra un logo a scelta, vendute per 220 e 550 dollari. «C’erano questi ragazzini di Harlem che proponevano Rick Owens e Raf Simons in un modo diverso che era direttamente connesso alla cultura, e Pyrex Vision divenne l’estetica di quella cosa», spiegò Abloh. «Fino a quel momento la moda dettava cosa succedeva nella cultura ma per la prima volta il meccanismo era stato ribaltato da quei ragazzini che fecero tendenza e alla fine influenzarono anche il mercato».

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Pyrex Vision chiuse dopo un anno e nel settembre 2013 Abloh fondò Off-White a Milano, tra i primi marchi di streetwear di lusso, che ebbe grandissimo successo di vendite e critica: è indossato spesso da star come Beyoncé, Drake e dal rapper ASAP Rocky, ha 3,1 milioni di follower su Instagram – Abloh da solo ne ha 1,6 – nel 2015 arrivò in finale per il premio del gruppo LVMH per i giovani talenti, nel 2017 ricevette il premio Urban Luxe ai British Fashion Awards.

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