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  • Venerdì 16 marzo 2018

Il Ghana sta crescendo più della Cina

Lo deve soprattutto al petrolio, ma ora viene la parte difficile

(ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)
(ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)

Nella lista dei paesi che potrebbero crescere di più nel 2018 – stilata dal Fondo Monetario Internazionale – ci sono diverse sorprese. Ai primi posti ci sono paesi che ci aspettiamo di trovare, come l’India, altri che sono troppo piccoli per individuarci delle tendenze generali, come il Bhutan, e qualche sorpresa: per esempio il Ghana, la cui economia potrebbe espandersi a un tasso compreso fra l’8,3 e l’8,9 per cento, superiore persino a quello della Cina.

Il Ghana, stretto nel golfo di Guinea fra Costa d’Avorio, Togo e Burkina Faso, è da tempo uno dei paesi più sicuri dell’Africa occidentale, ma ha dovuto aspettare qualche tempo per beneficiare di una crescita all’altezza delle aspettative create dalla stabilità politica. Una prima espansione è avvenuta fra gli anni Novanta e Duemila grazie alla scoperta di ricchi giacimenti di petrolio: fra 2005 e 2013 il PIL è diventato cinque volte più grande, passando da 10 a 47 miliardi di dollari, per poi contrarsi a causa del crollo del prezzo del petrolio. Oggi le cose vanno meglio, soprattutto grazie alla ripresa del petrolio, ma è arrivata la parte difficile.

«Dopo il primo boom, un’espansione eccessiva della spesa pubblica e le scadenze di alcuni prestiti hanno portato il paese a un buco notevole al momento del crollo dei prezzi del petrolio», ha scritto il New York Times. L’obiettivo delle istituzioni ghanesi è impedire che succeda di nuovo, diversificando gli investimenti per evitare di essere troppo dipendenti dal petrolio, come già stanno facendo da anni le monarchie del Golfo. Qualcosa si sta muovendo, per esempio nel settore dell’agricoltura.

La Banca Mondiale, la principale organizzazione che si occupa di lotta alla povertà, ha stimato che il settore agricolo del Ghana «ha il potenziale per guidare un’economia sempre più diversificata». Un settore in continua espansione è quello del cacao, che cresce molto bene nel fertile entroterra del paese. La Niche Cocoa, una grossa azienda che processa il cacao per produrre burro e cioccolato, negli ultimi due anni ha raddoppiato la capacità produttiva del suo stabilimento alla periferia di Accra, la capitale del paese, quest’anno assumerà un centinaio di dipendenti e ha già esaurito gli ordini che può evadere entro il 2018.

Per ottenere la cosiddetta “stabilizzazione economica” invocata dagli economisti, però, il Ghana dovrebbe fare molto di più. La dipendenza da pochi settori economici, che oltretutto creano lavoro poco qualificato e sono dipendenti dalle fluttuazioni del mercato globale, è ancora molto forte. Nonostante il tasso di disoccupazione sia bassissimo, intorno al 6 per cento, lo stipendio medio è di circa 93 euro e un occupato su cinque vive in contesti di povertà. La Banca Mondiale suggerisce ad esempio di concentrarsi sulla tecnologia applicata all’agricoltura, sia per formare una classe di lavoratori più qualificati – cosa che a sua volta rafforzerebbe lo sviluppo della classe media, attivando un circolo virtuoso – sia per combattere gli effetti del cambiamento climatico. Anche il noto centro studi Brookings, in un recente studio sul Ghana, nota che «il debole capitale umano presente nel paese non costituisce il fondamento per una strutturale trasformazione economica».

Nel suo più recente discorso sullo stato del paese, il presidente Nana Akufo-Addo ha definito il settore agricolo «la spina dorsale» dello sviluppo economico del Ghana, e ha predetto che spingerà il paese verso una progressiva industrializzazione, come già accaduto in passato nei paesi più sviluppati.

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