La direzione del PD senza Renzi

Cosa ha detto il segretario "reggente" Maurizio Martina nella prima riunione dei dirigenti del partito dopo la sconfitta elettorale e le dimissioni di Matteo Renzi

(TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Si è tenuta oggi a Roma la riunione della direzione nazionale del Partito Democratico che ha ufficializzato le dimissioni del segretario Matteo Renzi. È stato anche il primo momento di confronto interno al partito dopo la sconfitta alle elezioni di domenica 4 marzo, la più grave nella storia della sinistra italiana. Non è possibile conoscere con esattezza cosa è avvenuto alla riunione, che si è tenuta a porte chiuse e non è stata trasmessa in streaming, ma i giornali riferiscono che è stata approvata a larghissima maggioranza la relazione del vicesegretario Maurizio Martina, che sarà il segretario “reggente” del partito fino al prossimo congresso.

La direzione nazionale è il principale organo di indirizzo politico del partito e ne fanno parte tutti i maggiori dirigenti. Durante la riunione di oggi non è stata presa una decisione precisa sulla convocazione dell’assemblea nazionale del partito, l’organo che può avviare la fase congressuale, ma Martina secondo i giornali ha detto: «L’assemblea nazionale di aprile anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa». Martina nel corso della sua relazione ha detto che il PD starà «all’opposizione» e ha aggiunto: «a Lega e Cinque Stelle dico: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini, prendetevi le vostre responsabilità».

Martina ha detto un’altra cosa importante, e cioè ha promesso una gestione «collegiale» del partito: «guiderò il partito con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze». Vuol dire che cercherà di superare gli schieramenti ereditati dallo scorso congresso – chi con Matteo Renzi, chi con Andrea Orlando, chi con Michele Emiliano – e gestire questa fase in modo unitario, coinvolgendo tutte le componenti del partito in tutte le decisioni e forse anche nella composizione di organi come la segreteria. Andrea Orlando, nel corso del suo intervento, ha commentato così questa decisione secondo i giornali: «Martina deve avere il nostro sostegno ma non guardateci male se chiediamo qualche garanzia. L’ultima direzione ha creato un vulnus nei rapporti, chiedo come primo atto al reggente di chiamare quelli che non sono stati candidati senza sapere neanche il perché».

Orlando ha aggiunto invitando il partito a fare delle profonde riflessioni «che avremmo dovuto fare all’indomani del referendum» e ha promesso di sciogliere la sua corrente «per fare un passo avanti» (anche se decisioni del genere ovviamente non fanno sparire la diversità di opinioni all’interno del partito). Gianni Cuperlo ha aggiunto che «va azzerato non solo il segretario ma tutta la segreteria e un intero gruppo dirigente. Va costituita subito quella collegialità che coinvolga la ricchezza di quel pluralismo che è mancato nella ferita di quell’ultima notte trascorsa in questa sala sulla composizione delle liste. Dopo verrà il resto».

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