Elezioni politiche: cos’è successo mercoledì

È diventato chiaro che trovare una maggioranza non sarà un lavoro semplicissimo; intanto Carlo Calenda si è iscritto al PD

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

La cosa di cui si è più parlato oggi, a tre giorni dalle elezioni politiche, è stata sicuramente la difficoltà di formare un governo, visto che nessuna coalizione ha ottenuto il numero di seggi necessario. Il dibattito è stato animato dalle dichiarazioni di alcuni leader del PD che sembravano aprire al Movimento 5 Stelle: nel pomeriggio è rientrato tutto, o almeno sembra. Se ne saprà di più nella direzione nazionale del partito prevista per lunedì. Nel Movimento 5 Stelle e nel centrodestra non c’è stato nessuno sviluppo in particolare. Stasera e domattina si parlerà ancora molto di Carlo Calenda, il ministro uscente dello Sviluppo Economico, che stamattina si è ufficialmente iscritto al PD e in serata sarà ospite a Otto e Mezzo.

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17:26 7 Mar 2018

17:15 7 Mar 2018

Se siete impallinati di politica, rimarrete delusi dalla programmazione tv di stasera: per la prima volta da giorni in prima serata non ci sarà nessun talk show. Potete sempre seguire Carlo Calenda, che sarà ospite di Otto e Mezzo su La7.

16:33 7 Mar 2018

Si tratta di una delle questioni più importanti che deve affrontare il PD, insieme alle dimissioni per il momento solo annunciate dal segretario Matteo Renzi: il partito deve sostenere oppure no un governo del Movimento 5 Stelle? A tre giorni dal voto sembra che su questo punto ci sia maggiore chiarezza. Di fatto, sono pochi i dirigenti del PD che si sono espressi apertamente per un’alleanza: Michele Emiliano e Francesco Boccia, due esponenti della minoranza, alleati l’uno dell’altro.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini, uno dei più importanti dirigenti del partito,  ha invece negato che ci sia qualsiasi trattativa in corso con il Movimento e anche il ministro della Giustizia e leader della minoranza Andrea Orlando ha detto che un accordo con il Movimento 5 Stelle non è nel novero delle possibilità. Stefano Ceccanti, costituzionalista e senatore del PD, ha scritto che ora la questione può considerarsi chiusa: «Nessun dirigente Pd con un consenso significativo tra iscritti, elettori ed eletti è d’accordo con buona pace di alcuni media».

16:31 7 Mar 2018

Su Internazionale, Marino Sinibaldi ha parlato di una delle difficoltà incontrate dal PD di cui si discute meno: quella di conciliare i diritti civili, ereditata dai radicali e dalla sinistra liberal, con quelli sociali propri della tradizione comunista.

La sinistra egemone (comunista o neo o post tale) ha irriso i cosiddetti diritti civili fino a che (ecco una delle piccole lezioni da salvare in tutta questa storia) una minoranza illuminata (e non ritenuta propriamente di sinistra perché a sua volta sorda ai diritti sociali, come i radicali) e un’opinione pubblica flessibile se ne sono fatti carico mettendo quella cultura e quella tradizione con le spalle al muro fino a cambiarla. E non è facile, anzi è il cuore di tutte le grandi sfide e i grandi fallimenti del nostro tempo, affrontare il tema che ha davvero segnato il mutare di sentimenti, emozioni e votazioni, ossia l’immigrazione.

(continua a leggere su Internazionale)

16:06 7 Mar 2018

Il direttore del Foglio Claudio Cerasa si è ispirato ai soprannomi che vengono dati alle coalizioni politiche in Germania, che mettono insieme il colore del partito alla bandiera di un certo paese, e nel suo editoriale di oggi ha definito “brasiliana” l’eventuale alleanza fra Lega e M5s e “spagnola” quella fra PD e M5S. Capiremo nei prossimi giorni se questi soprannomi prenderanno piede.

15:59 7 Mar 2018

YouTrend sta preparando uno studio da cui emergono dati piuttosto sorprendenti.

15:43 7 Mar 2018

Sappiamo tutti com’è andata a finire domenica. Dietro ai risultati sommari, però, c’è tutto un mondo fatto di collegi stravinti o strapersi, leader rimasti fuori dal Parlamento e domini territoriali che iniziano o si finiscono. Abbiamo provato a isolare alcuni di questi dati:

– La donna più votata all’uninominale è stata l’avvocata Julia Unterberger del Südtiroler Volkspartei, il partito regionale dell’Alto Adige alleato col centrosinistra. Nel collegio di Merano per il Senato ha ottenuto il 61,1 per cento dei voti. Al secondo posto c’è Licia Ronzulli, ex eurodeputata e collaboratrice di Silvio Berlusconi, che nel collegio di Cantù per il Senato ha preso il 56,8 per cento.

– A Macerata, dove sono avvenuti l’omicidio di Pamela Mastropietro e l’attentato razzista di Luca Traini, la Lega ha preso 4.808 voti alla Camera, pari al 20,98 per cento del totale. Nel 2013 ne aveva presi 153.

– La regione dove il PD è andato meglio è la Toscana, dove i candidati del centrosinistra hanno preso in media il 33,6 alla Camera e il 34,1 al Senato. Il PD in tutta la regione ha preso rispettivamente il 29,6 e il 30,5 (nel 2013 ottenne il 37,4 e il 39,5).

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15:34 7 Mar 2018

Anche Giuditta Pini, giovane deputata del PD, è stata rieletta, e per festeggiare ha pubblicato una lunga analisi-della-sconfitta su Facebook.

15:06 7 Mar 2018

Su Repubblica di oggi, Sebastiano Messina ha messo insieme un po’ di numeri sui risultati del M5S a Torino e Roma, le due principali città che amministra da ormai due anni, e ha scoperto che sono piuttosto deludenti.

Alle comunali romane del 2016 i grillini raccolgono al primo turno il 35,2 per cento (al ballottaggio Raggi stravince con il 67,2 ma è una cifra che non fa testo). Domenica, dopo due anni di cura grillina, uno va a vedere e scopre – sorpresa – che anziché crescere il tesoretto elettorale pentastellato si è asciugato: 4 punti in meno nelle urne per il Parlamento, addirittura 13 per la Regione (dove correva Roberta Lombardi, “la faraona” del Movimento). A rendere il calo ancora più sgradevole ci si mette l’odiato Pd, che sia pure di mezzo punto sorpassa i Cinquestelle e grazie a Zingaretti ridiventa il primo partito della capitale.

A Torino, poi, il calo è persino più netto. Quel 30 per cento che due anni fa raccolse al primo turno la lista di Appendino, proiettandola verso la vittoria al ballottaggio, adesso si è rinsecchito di quasi 6 punti: 24,2 per cento, in città. Ed è il dato più basso di tutta la circoscrizione Piemonte 1, dove il M5S sfiora il 27 per cento ed è il primo partito: non a Torino, dove (anche qui) il Pd ha riconquistato il primato, nonostante la sconfitta nazionale.

(Continua a leggere su Rep)

14:54 7 Mar 2018

Qui abbiamo raccolto un po’ di “analisi di flussi elettorali”, le ricerche che con varie metodologie cercano di ricostruire dove si sono spostati gli elettori tra un’elezione e quella successiva (provate a indovinare chi ha preso un po’ da tutti).

Chi ha votato per chi

14:47 7 Mar 2018

Restando a Calenda, il ministro della Giustizia Andrea Orlando l’ha già definito «una risorsa». Non proprio un’accoglienza beneaugurante, diciamo

14:33 7 Mar 2018

Anche Luigi Manconi sta considerando di tornare nel partito che ha lasciato un anno fa, ma ad una condizione.

14:29 7 Mar 2018

Qualcuno ha fatto notare che il finto exit poll circolato domenica pomeriggio e falsamente attribuito ad Euromedia ci abbia quasi preso: il PD ha effettivamente preso il 19 per cento, Forza Italia è stata superata dalla Lega e il M5S ha preso più o meno quei voti.  

14:26 7 Mar 2018

13:04 7 Mar 2018

Sul Corriere della Sera di oggi c’è anche un’intervista al senatore del M5S Maurizio Buccarella, rieletto nonostante fosse uno dei parlamentari che erano stati espulsi – e obbligati a firmare una “lettera di dimissioni” senza un vero valore legale – perché coinvolti nel caso dei mancati rimborsi. Buccarella ha detto oggi che non si dimetterà, e sosterrà il M5S dal gruppo misto.

Buccarella, adesso cosa farà? Si dimetterà o diventerà un «responsabile»?
«Ho già firmato due settimane fa una dichiarazione di rinuncia alla proclamazione e all’elezione che Di Maio richiedeva a fronte dell’intenzione di fare causa per danno all’immagine del M5S e l’ho consegnata alla referente territoriale che l’ha depositata all’ufficio elettorale della Corte di Appello di Bari la quale, evidentemente non l’ha ritenuta giuridicamente applicabile».

Come si comporterà il 23 di marzo quando si riuniranno le Camere?
«Adesso entro in Senato e non voglio iscrivermi in gruppi diversi dal movimento Cinquestelle e pertanto verrò assegnato al gruppo misto. La mia intenzione è di continuare il lavoro fin qui fatto in Parlamento e sostenere l’azione politica del M5S».

Sta dicendo che non si dimetterà?
«Le mie eventuali dimissioni non avrebbero senso poiché nella mia circoscrizione non ci sarebbero sostituti che potrebbero subentrare al mio posto perché già tutti eletti nel listino proporzionale».

12:41 7 Mar 2018

Luigi Zanda, capogruppo del PD al Senato, si è lamentato che una sua intervista pubblicata oggi su Repubblica ha un titolo fuorviante: “Il ciclo di Renzi è finito, ora il PD a Martina. Parlare coi grillini». In realtà Zanda ha detto una cosa un po’ diversa:

Secondo lei il Pd dovrebbe dialogare con i 5Stelle?
«Per 5 anni nell`ultima legislatura ho guidato in Senato un confronto sempre duro con i 5Stelle. Da loro non mi separano solo differenze sulle politiche parlamentari, e programmatiche, ma una divergenza di fondo molto seria: io sostengo la democrazia parlamentare rappresentativa, i grillini vogliono la democrazia diretta, la democrazia deì clic e quella di un referendum alla settimana».

Quindi non si vanno a vedere le carte, magari in streaming, senza tabù, come ritiene Sergio Chiamparino?

«In politica si deve parlare con tutti e, a maggiore ragione, si deve farlo con un partito che ha ricevuto un consenso molto ampio. Ma confrontarsi non annulla le differenze forti”.

12:31 7 Mar 2018

E alla fine Carlo Calenda l’ha presa davvero, la tessera del Partito Democratico.

12:23 7 Mar 2018

Casapound, il partito neofascista di cui si è molto parlato nell’ultima campagna elettorale, ha fatto sapere che stanotte una bomba artigianale ha colpito la sede del partito a Trento. In un post su Facebook, il partito ha detto che l’esplosione ha danneggiato l’entrata e la saracinesca della sede. A quanto sembra non ci sono stati feriti.

Casapound dice che nella sua sede di Trento è scoppiata una bomba artigianale

12:21 7 Mar 2018

12:18 7 Mar 2018

Luca Sofri spiega perché la discussione sull’eventuale appoggio del PD a un governo del M5S è «è assurda da una parte, per quanto è confusa e prematura», ma se vogliamo parlarne possiamo dire alcune cose:

È solo uno dei molti contesti che smentiscono l’obiezione “mettiamoli alla prova, non li abbiamo mai visti”: li abbiamo visti parecchio. Se qualcuno vi propone di fare entrare una mandria di bisonti in salotto per vedere se cacciano le zanzare, non credo rispondiate “buona idea, non ci abbiamo mai provato, li abbiamo visti solo sulle praterie, ma lì è diverso: magari in salotto funzionano”.
(…)
Non tornerò sulla noiosa metafora dell’uovo oggi e la gallina domani, ma oggi pensare al paese significherebbe pensare per una volta a cosa può essere il paese tra cinque o dieci anni: pensare all’anno prossimo ha portato il PD dov’è adesso. Certo che resteranno disastri e morti sul campo, e che un probabile governo di destre e demagoghi forcaioli incapaci di governare un paese, un’economia e figuriamoci il cambiamento del mondo, avrà conseguenze gravi.
Ma c’è quel dettaglio che hanno vinto le elezioni: è successo, non ce lo siamo sognato, è la democrazia – se la vogliamo -, non si riavvolge il nastro, there’s no easy way out. C’è una sola conseguenza buona: si può non farlo succedere di nuovo la prossima volta.

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12:07 7 Mar 2018

Lo scrutinio dei voti dall’estero non è ancora finito definitivamente, ma il sito del ministero dell’Interno indica già come sono stati suddivisi i 12 seggi alla Camera e i 6 al Senato. Ci sono casi di partiti che eleggono parlamentari pur con una percentuale totale di voti più bassa di altri partiti che non ne hanno eletti, come nel caso di +Europa e Liberi e Uguali alla Camera o del MAIE e USEI e del M5S al Senato: dipende dal fatto che i seggi sono assegnati in proporzioni diverse a seconda delle ripartizioni estere, e quindi non conta la percentuale complessiva ma quella nelle singole ripartizioni: in Sud America, per esempio, MAIE e USEI hanno preso al Senato più voti di tutti gli altri partiti, mentre nella ripartizione Africa Asia Oceania e Antartide non erano nemmeno candidati.

Camera
Partito Democratico – 26,44%, 5 seggi
Centrodestra unito – 21,49%, 3 seggi
Movimento 5 Stelle – 17,50%, 1 seggio
Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) – 9,68%, 1 seggio
Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI) – 6,05%, 1 seggio
Liberi e Uguali – 5,71%, 0 seggi
+Europa – 5,63%, 1 seggio

Senato
Partito Democratico – 27,09%, 2 seggi
Centrodestra unito – 22,04%, 2 seggi
Movimento 5 Stelle – 17,64%, 0 seggi
Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) – 10,88%, 1 seggio
Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI) – 6,56%, 1 seggio
Liberi e Uguali – 5,57%, 0 seggi
+Europa – 5,29%, 0 seggi

11:32 7 Mar 2018

Gianni Pittella, europarlamentare del PD eletto al Senato nel proporzionale in Campania, si è dimesso dal Parlamento Europeo.

11:18 7 Mar 2018

Se siete stati attenti sapete che Salvini sta anche litigando con lo scrittore Roberto Saviano, al quale ieri ha mandato un provocatorio augurio mentre beveva un calice di vino bianco. Oggi Saviano gli ha risposto citando una famosa frase della serie Gomorra: «Bevi Matteo, fammi vedere se posso fidarmi di te». La dice il boss Pietro Savastano al suo scagnozzo Ciro Di Marzio, obbligandolo a bere un calice pieno della sua urina per dimostrargli fedeltà.

11:11 7 Mar 2018

Matteo Salvini sta litigando con il calciatore del Nizza Mario Balotelli, che in una storia su Instagram aveva definito una «vergogna» l’elezione con la Lega del primo senatore nero della storia italiana.

10:56 7 Mar 2018

Intervistato dal Giornale Radio 1, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, indicato pochi giorni prima del voto come candidato a presidente del Consiglio di Forza Italia, ha detto: 

«Intendo continuare a fare il presidente del Parlamento europeo, non ho mai fatto campagna elettorale. Ho sempre anteposto l’interesse del Parlamento europeo a qualsiasi altro tipo di scelta. Certo poi sono anche un parlamentare europeo eletto nelle liste di Forza Italia»

Accettando il ruolo di candidato presidente del Consiglio a così poca distanza dal voto, è probabile che Tajani avesse ricevuto garanzie da Forza Italia e si aspettasse un risultato elettorale molto diverso: oggi in molti stanno indicando proprio Tajani come uno dei principali sconfitti del sorpasso della Lega su Forza Italia, visto che ha dovuto annunciare e ritirare la candidatura nel giro di pochi giorni.

10:35 7 Mar 2018

Momento nostalgia: nel 1994 le mappe elettorali erano fisicamente delle mappe appese a un muro e i risultati nelle varie regioni si indicavano con una lunga bacchetta.

10:28 7 Mar 2018

Ieri sera, ospite della trasmissione di La7 DiMartedì, il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari ha detto che tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio preferisce il secondo. La domanda gli è stata fatta da Giovanni Floris dopo che, tempo fa, aveva detto di preferire Berlusconi a Di Maio. Scalfari ha detto: 

«Di Maio è il grande partito della sinistra moderna, io ho sempre votato a sinistra: se lui diventa la sinistra italiana, voterò per questo partito».

10:23 7 Mar 2018

In questi giorni si parla molto del possibile, ma ancora molto remoto, accordo di governo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Alcuni hanno paragonato l’attuale situazione a quella che si è creata in Germania, dove la CDU di Angela Merkele si è accordata con i socialisti dell’SPD per formare un governo. La situazione tedesca, però, è molto differente da quella italiana, almeno per il momento. CDU e SPD hanno trattato per cinque mesi prima di raggiungere un programma comune e l’accordo che ne è risultato è stato approvato da un voto degli iscritti alla SPD.

In Italia, invece, il Movimento 5 Stelle sta chiedendo i voti agli altri partiti per appoggiare un suo governo e realizzare il suo programma, per il momento senza ipotizzare un governo comune né aprire a punti programmatici degli altri partiti. Fino ad ora non ci sono state trattative e non esiste un programma comune di governo che, eventualmente, i leader del PD potrebbero sottoporre ai loro iscritti.

10:10 7 Mar 2018

Dino Amenduni, socio di Proforma, agenzia di comunicazione che si è occupata di molte campagne elettorali del centrosinistra, compresa quella del Partito Democratico nell'ultima campagna elettorale, ha pubblicato un post di Facebook molto condiviso sulle prospettive del PD in questo momento.

10:00 7 Mar 2018

Secondo Francesco Costa non era difficile prevedere che sarebbe andata così: a questo punto, però, chi non ha votato il PD non può chiedere che sostenga un governo Di Maio per scongiurare un governo Salvini. «Ora tocca a qualcun altro, sia alla guida del PD che alla guida del paese: giusto o sbagliato, le elezioni davvero non avrebbero potuto indicarlo in modo più chiaro, e le elezioni si fanno proprio per questo».

«Chi non ha votato per l’alternativa a Salvini-Di Maio in nome del rifiuto di votare il male minore ha fatto una cosa più che legittima: e otterrà così il male maggiore. Chi percepiva con urgenza la necessità di evitare un governo Salvini o un governo Di Maio-Salvini, i due esiti più probabili sia prima che dopo il voto, anche a costo di fare qualcosa di indigesto, poteva fare la cosa indigesta di votare per il centrosinistra: chi non lo ha fatto perché – ripeto, legittimamente – non poteva tollerare di votare Partito Democratico, dovrebbe avere l’onestà intellettuale e la buona creanza di non suggerire oggi, in nome del male minore, che sia dovere del Partito Democratico fare una cosa indigesta e sostenere un governo del Movimento 5 Stelle o della Lega. L’ennesima cosa indigesta, peraltro, visto che si parla di un partito che ha passato gli ultimi sette anni a governare con alleati impresentabili in nome del male minore e del cosiddetto senso di responsabilità, e per questo è stato scorticato vivo a ogni necessario compromesso.

Chi non ha votato PD per dargli una lezione, o perché legittimamente insoddisfatto della sua linea politica, ha deciso consapevolmente che questa fosse la priorità rispetto a tutte le altre: sapeva cosa c’era in gioco. Magari ha anche fatto bene, eh: però sapeva qual era l’alternativa al “male minore”. Di nuovo: niente che non fosse evidente prima del voto»

(…) Oggi il Partito Democratico ha bisogno di mettere un punto, ragionare su questi anni e rinnovarsi profondamente, invece di cristallizzarsi come farebbe restando al governo: questo vale naturalmente anche per il suo segretario Matteo Renzi, che avrebbe dovuto dimettersi subito, interrompere la sua colpevole catena di errori politici – ricandidarsi sarebbe tragicomico – e prendere una Tesla diretta verso Marte.

Continua a leggere “Ora tocca a qualcun altro, al PD e al governo”

09:48 7 Mar 2018

09:48 7 Mar 2018

Il direttore Luca Sofri ricorda che tutta questa fase è un po’ un déjà vu: «La cosa buona è che la seconda volta fa sempre meno male, quasi non ce ne accorgeremo»

09:37 7 Mar 2018

Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo economico che in molti considerano un possibile futuro leader per il centrosinistra, ha negato di volersi candidare alla segreteria del Partito Democratico, dopo che ieri aveva annunciato il suo tesseramento, tra molti entusiasmi. Calenda dice che non conosce abbastanza il partito e non sarebbe serio, e che non vuole fare l’anti-Renzi. Ha anche detto di non essere d’accordo a un sostegno a un governo del M5S, per niente.

09:31 7 Mar 2018

Berlusconi ha anche commentato il risultato di Forza Italia, dicendo di non essere «totalmente deluso»:

«Non posso dire di essere totalmente deluso. Milioni di italiani mi hanno confermato ancora una volta la loro fiducia. Questo nonostante Forza Italia abbia corso privata del suo leader, costretto da anni, per effetto di una sentenza ingiusta, a non partecipare alle competizioni elettorali. Il voto di domenica scorsa non era un derby interno al centrodestra: il successo della coalizione è un dato politico importante, perché consentirà di cambiare le politiche con cui è stata governata l’Italia in questi anni e di realizzare i grandi impegni che in campagna elettorale avevamo assunto, dal taglio delle tasse al controllo dell’immigrazione, dal sostegno ai più deboli a un più forte impegno per la sicurezza dei cittadini»

Dice poi che non crede ci sia una legge elettorale migliore di quella attuale:

«Mi piacerebbe ce ne fosse una migliore con cui cambiarla, ma non riesco a vederla. Con il Paese diviso in tre poli, una forzatura maggioritaria sarebbe contro la logica e contro le stesse indicazioni della Corte costituzionale».

09:28 7 Mar 2018

Oggi Berlusconi ha poi dato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha finalmente detto esplicitamente che il centrodestra proporrà Salvini per ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica di trovare una maggioranza in Parlamento.

«La Lega ha ottenuto un forte successo e ne sono felice, perché questo — insieme al risultato di Forza Italia — è stato determinante per portare la coalizione ad essere la prima formazione in Parlamento e nel Paese. Ora, nel rispetto pieno dei nostri accordi, sosterremo lealmente il tentativo di Salvini di creare un governo. Sono convinto che riuscirà: io da parte mia come leader di FI sono in campo per sostenerlo, per garantire la compattezza della coalizione e per mantenere i nostri impegni con gli elettori».

09:26 7 Mar 2018

Ieri sera infine è arrivata la prima dichiarazione del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi dopo le elezioni, nella quale ha attribuito il risultato sotto le aspettative del suo partito al fatto che lui non fosse candidabile per via della legge Severino. Berlusconi è sembrato accettare il ruolo di Salvini come candidato a presidente del Consiglio del centrodestra, dicendo che vuole rispettare i patti, anche se ha detto in modo un po’ ambiguo che rimarrà lui «il regista del centrodestra».

«Sono felice per Matteo Salvini, sono felice per la Lega, con cui siamo stati per lunghi anni al governo, con la quale governiamo da tempo, e bene, regioni importanti. Da parte mia confermo che nel rispetto verso gli alleati e nel rispetto dei patti intercorsi, rimango il leader di Forza Italia, sarò il regista del centrodestra, sarò il garante della compattezza della coalizione».

09:18 7 Mar 2018

Il leader del M5S Luigi Di Maio, invece, ha pubblicato una lettera su Repubblica per chiedere, di nuovo, che le altre forze politiche sostengano un suo governo. Di Maio parla di «Terza Repubblica, che sarà la Repubblica dei Cittadini», di uno «spartiacque con tutto quello che è venuto prima» e dice che «da qui non si torna più indietro». Secondo Di Maio, quello al M5S «non è stato un voto ideologico, così come non è stato un voto di protesta. È stato un voto programmatico».

Nella seconda parte della lettera, Di Maio dice chiaramente – come aveva già fatto – che la sua intenzione è guidare un governo e che è disposto a dialogare con gli altri partiti per trovare un’alleanza che lo sostenga: ma non si capisce precisamente cosa offra agli altri partiti in termini di compromessi possibili sui punti del suo programma, e quindi perché questi dovrebbero sostenerlo.

«Sento tutta la responsabilità di fronte a questa apertura di credito da parte dei cittadini e non intendo sottrarmi agli oneri che ne derivano. Ho detto in ogni città dove sono stato in campagna elettorale che il governo per noi si sarebbe potuto fare in base a convergenze sui temi ed è la linea che intendo portare avanti in totale trasparenza di fronte ai cittadini e al capo dello Stato. Tutte le forze politiche devono manifestare responsabilità in tal senso. Non è possibile che ora inizino teatrini, che si avviino giochi di palazzo e strategie alla House of Cards. Adesso è il momento di fare le cose che aspettiamo da 30 anni e lo si può fare solo cambiando metodo. La politica deve smetterla di essere arrogante e deve iniziare ad essere umile. Tre sono gli ingredienti che suggeriamo in base alla nostra esperienza: 1) partecipazione, 2) ascolto, 3) trasparenza»

E conclude con una frase a effetto:

«Ora insieme abbiamo la storica occasione di cambiare l’Italia. Io non voglio perderla e chi ha scelto di ostacolare a tutti i costi il cambiamento faccia pure, ma sappia che non si può fermare il vento con le mani e che noi nonostante tutto cambieremo l’Italia»

09:09 7 Mar 2018

Oggi sul Corriere del Veneto c’è un’intervista al segretario della Lega Matteo Salvini, che sembra escludere la possibilità di un’alleanza con il Movimento 5 Stelle:

«Mai nella vita, quella dell’alleanza Lega-M5S è una fake news, un’invenzione surreale come la caccia al Salvini razzista, fascista e nazista che spaventa i bambini. No. Io rispetto il voto ai Cinque Stelle perché l’elettore ha sempre ragione. Però è un voto di assistenza, pauperista. Il voto alla Lega, invece, è il voto della gente che lavora. (…) Io e Di Maio abbiamo due idee di Italia diverse: per lui è l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza; per me è il rilancio e lo sviluppo della flat-tax».

Salvini ha poi smentito la possibilità di un accordo di governo con il Partito Democratico, dicendo però che chiunque voglia sostenere il programma del centrodestra è bene accetto:

«Io ho un mio programma, sono a capo del partito che guida la coalizione più votata dal Paese, ho l’aspirazione di diventare presidente del Consiglio… ho il dovere di ascoltare tutti, scherziamo? Abolizione della legge Fornero, tassa unica al 15%, legittima difesa, stop all’immigrazione: chi ci sta, ci sta»

Riguardo alla possibilità di coinvolgere il governatore del Veneto Luca Zaia in un governo di centrodestra ha detto:

«Luca lo sento tutti i giorni, è l’amico con cui ho parlato di più prima e dopo il voto, una delle persone migliori che abbia non soltanto la Lega ma l’Italia. So che gli piace portare a termine il lavoro, una volta iniziato, e mi pare che sull’autonomia ci siano fior di cantieri aperti… So che vuole restare in Veneto e fa bene perché sta scrivendo la Storia della sua Regione. In futuro, vedremo»

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