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  • mercoledì 28 febbraio 2018

La tregua a Ghouta orientale funziona a metà

Nell'enclave ribelle vicina a Damasco i bombardamenti russi e siriani si sono ridotti, ma i piani di evacuazione e di consegna degli aiuti umanitari non sono mai partiti

Un edificio danneggiato dai bombardamenti aerei a Douma, nella zona di Ghouta orientale (Samer Bouidani/picture-alliance/dpa/AP Images)

Oggi, per il secondo giorno consecutivo, c’è stata una tregua di cinque ore a Ghouta orientale, nella periferia di Damasco, una delle poche enclavi in Siria controllate ancora dai ribelli che si oppongono al regime di Bashar al Assad. La tregua, proposta dalla Russia dopo il fallimento di quella approvata dall’ONU, ha funzionato solo a metà. Gli intensi bombardamenti aerei compiuti dal regime di Assad e dai russi, che nel giro di una decina di giorni avevano ucciso almeno 500 persone, sono diminuiti ma non si sono interrotti del tutto. L’accordo prevedeva inoltre l’arrivo a Ghouta orientale di aiuti e la creazione di un “corridoio umanitario” che avrebbe dovuto permettere ai civili di lasciare le loro case ed essere portati via da alcuni autobus messi a disposizione del regime: niente di tutto questo è successo.

Da due giorni ribelli e governo siriano si accusano a vicenda di impedire ai civili di lasciare Ghouta orientale, bloccando il passaggio creato dai “corridoi umanitari” e usando i civili come scudi umani. Non è chiaro esattamente cosa stia succedendo. I giornalisti di AFP che si trovano a un checkpoint che avrebbe dovuto essere attraversato dai civili durante il processo di evacuazione hanno raccontato che da lì non è passato nessuno. Un altro problema è stata l’impossibilità di far entrare gli aiuti umanitari a Ghouta orientale. Robert Mardini, direttore regionale che si occupa di Medio Oriente per il Comitato internazionale della Croce Rossa, ha detto che finora è stato impossibile portare medicine e beni di prima necessità alla popolazione civile, per mancanza di garanzie riguardo alla sicurezza del personale umanitario.

La tregua proposta dalla Russia riprenderà anche giovedì, forse per l’ultimo giorno, se non ci saranno passi avanti nell’evacuazione delle aree controllate dai ribelli. La situazione umanitaria intanto è molto grave. L’Organizzazione mondiale della sanità ha detto che a Ghouta orientale ci sono più di mille persone in condizioni serie di salute, diverse delle quali ferite dai bombardamenti. Ghouta è un’area che da anni viene devastata dalla guerra: nel 2013 la sua popolazione fu colpita dal bombardamento chimico compiuto dal regime di Assad che uccise più di 1.400 persone. La parte orientale di quest’area è la più estesa tra quelle ancora controllate dai ribelli vicino a Damasco, la capitale della Siria.

Il fallimento della tregua a Ghouta orientale è l’ultimo di una serie di accordi non rispettati nei sette anni di guerra in Siria. Situazioni simili – ribelli assediati e bombardati dalle forze alleate ad Assad – si erano già verificate nei mesi e negli anni scorsi. Inoltre in passato, come succede oggi, il governo siriano aveva sostenuto che i ribelli fossero praticamente tutti membri di Hayat Tahrir al Sham, gruppo considerato vicino ad al Qaida, legittimando i bombardamenti e le violenze come guerra contro il terrorismo. L’impressione è che anche questa tregua non durerà molto e che russi e forze alleate ad Assad riprenderanno presto gli intensi bombardamenti contro Ghouta orientale già visti nelle ultime due settimane.