Ghouta orientale, fotografata venerdì. (AMMAR SULEIMAN/AFP/Getty Images)
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  • sabato 24 febbraio 2018

I morti a Ghouta orientale sono più di 500

È il settimo giorno dei bombardamenti del regime di Assad e dei suoi alleati nell'enclave ribelle alla periferia di Damasco, in Siria

Ghouta orientale, fotografata venerdì. (AMMAR SULEIMAN/AFP/Getty Images)

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani – organizzazione non governativa con sede a Londra, considerata vicina ai ribelli e molto citata dai giornali internazionali – ha detto che i morti nei bombardamenti compiuti negli ultimi sette giorni dal regime di Bashar al Assad e dei suoi alleati a Ghouta orientale, un’area nella periferia di Damasco abitata da circa 400mila persone e controllata dai ribelli siriani, sono arrivati a 500. Proprio ieri la Russia aveva bloccato una risoluzione dell’ONU che prevedeva l’imposizione di una tregua di un mese a Ghouta orientale: ci si aspetta che nel pomeriggio di oggi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU provi di nuovo a votare la risoluzione.

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha detto che 29 civili sono morti nei bombardamenti di sabato, e che in tutto ci sono 129 bambini tra i morti di questa settimana. L’Osservatorio ha detto che i bombardamenti di Ghouta orientale sono stati compiuti dagli aerei dell’esercito siriano fedele ad Assad e da quelli russi, nonostante la Russia abbia negato un coinvolgimento diretto nell’operazione. Si tratta del bilancio più grave nella guerra siriana dall’agosto 2013, quando il regime di Assad bombardò con armi chimiche questa stessa zona.

I video, le immagini e le testimonianze degli ultimi giorni da Ghouta orientale sono molto forti. I bombardamenti, compiuti da aerei siriani e russi, stanno colpendo anche ospedali e altre infrastrutture civili. Gli abitanti di Ghouta sono costretti a nascondersi nei rifugi sotterranei, che però non sempre si dimostrano sicuri, e le strutture mediche rimaste in piedi hanno carenza di personale, di medicine e di attrezzature di vario tipo. Ghouta è infatti circondata dal 2013: per diverso tempo è stato possibile per i ribelli e la popolazione civile far entrare beni di ogni tipo sfruttando dei tunnel sotterranei, ma da quando le forze alleate di Assad hanno preso il controllo sui territori circostanti questo tipo di traffici si è interrotto.

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