Risolvere il problema della candidatura di Dessì sarà complicato

Nonostante ciò che dice Di Maio il controverso candidato al Senato del M5S non può ritirarsi ora, e se verrà eletto potrebbe metterci un bel po' a dimettersi

Una foto tratta dal profilo Facebook del candidato M5S al Senato Emanuele Dessì, Roma, 30 gennaio 2018 (ANSA)

Il 3 febbraio il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha detto che Emanuele Dessì, il candidato del M5S al centro di critiche e storie poco chiare emerse negli ultimi giorni, ha deciso di ritirare la sua candidatura al Senato. Per la precisione Di Maio ha detto che Dessì «ha rinunciato alla sua candidatura e ha rinunciato alla sua eventuale elezione in Parlamento».

Le leggi sul sistema di elezione al Senato però non prevedono che si possa rinunciare a una candidatura modificando le liste già depositate, ha fatto notare la deputata del Partito Democratico Alessia Morani su Twitter. Per questo è possibile che Dessì venga eletto senatore: se succederà, stando alle parole di Di Maio, Dessì rinuncerà al seggio, ma in questo caso non sarà affatto una procedura automatica: è una cosa lunga e complicata.

Emanuele Dessì è candidato per il Senato nel listino proporzionale del collegio Lazio 3, che comprende Frosinone, Latina e Fiumicino. Alle “parlamentarie”, le primarie del Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 490 voti dei 2.040 ricevuti da tutti i candidati per i collegi Lazio 1, 2 e 3. Il termine per depositare le candidature alla cancelleria della Corte d’Appello o dei tribunali di ogni singola circoscrizione elettorale erano le ore 20 del 29 gennaio; il 30 gennaio la regolarità di ogni candidatura è stata verificata e quindi Dessì è stato regolarmente candidato. Se alle elezioni del 4 marzo il Movimento 5 Stelle dovesse ottenere almeno il 27 per cento – più o meno la percentuale prevista dai sondaggi circolati finora – è praticamente certo che Dessì sarà eletto.

Se una volta eletto decidesse di dimettersi da senatore, Dessì dovrebbe spiegare al Senato le proprie motivazioni e l’aula dovrebbe accettarle con una votazione: è un meccanismo che fu introdotto per evitare che un parlamentare fosse costretto a dimettersi dal proprio partito, cosa che andrebbe contro la norma sull’assenza del vincolo di mandato presente nella Costituzione, o da qualcun altro. La votazione avverrebbe a scrutinio segreto, come sempre nelle decisioni che riguardano un singolo individuo.

Per cortesia e rispetto verso il parlamentare su cui si sta votando, di solito alla prima votazione la camera del parlamentare respinge le dimissioni, e quindi ci sono almeno due votazioni. Inoltre bisogna tenere conto che perché le dimissioni siano accettate serve la maggioranza dei voti, dunque gli altri partiti potrebbero in qualche modo ostacolare le dimissioni per ragioni di strategia. Tutto il processo non è brevissimo, anche perché le votazioni vanno calendarizzate. Un esempio: il senatore Giuseppe Vacciano, uscito dal M5S nel 2015, ha provato per cinque volte a dare le sue dimissioni – il 17 febbraio 2015, il 16 settembre 2015, il 13 luglio 2016, il 25 gennaio 2017 e il 20 aprile 2017 – ma il Senato le ha sempre respinte. Vacciano è rimasto parlamentare fino al termine della legislatura.

Nel caso di elezioni a senatore e successive dimissioni di Dessì, al suo posto verrà nominato il primo dei non eletti nella lista elettorale del Movimento 5 Stelle dello stesso collegio.

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