Alexis Tsipras al parlamento di Atene, 10 dicembre 2016 (ANGELOS TZORTZINIS/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 24 gennaio 2018

La Grecia è pronta?

Sta per concludersi il programma di aiuti con cui ha ricevuto oltre 300 miliardi di euro, il piano di salvataggio più grande della storia

Alexis Tsipras al parlamento di Atene, 10 dicembre 2016 (ANGELOS TZORTZINIS/AFP/Getty Images)

Lunedì 22 gennaio i ministri delle Finanze dei paesi che usano l’euro come moneta hanno raggiunto un accordo politico sull’erogazione di una nuova parte di aiuti alla Grecia pari a 6,7 miliardi di euro, dopo aver concluso la terza verifica del programma: dopo aver constatato, cioè, che il paese guidato da Alexis Tsipras ha attuato la maggior parte delle nuove riforme imposte dai creditori internazionali. Per l’erogazione effettiva dei nuovi fondi – che avverrà in due fasi: la prima, più consistente, il prossimo febbraio, e la seconda in aprile – mancano ancora poche riforme da approvare. Secondo il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, la Grecia ha adottato 95 delle 110 riforme richieste e che hanno causato scioperi e proteste in tutto il paese.

Questo nuovo esborso è stato ottenuto dalla Grecia con molta meno difficoltà rispetto al precedente, pari a 8,5 miliardi di euro, che è stato concesso solo dopo lunghi mesi di trattative. Un pagamento finale, il cui importo non è stato ancora deciso, dovrebbe essere versato a giugno in cambio di ulteriori riforme. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha anche parlato dell’avvio, in futuro, dei lavori per valutare una riduzione del debito greco, una misura che Tsipras chiede da tempo. Tsipras vuole cioè allungare la scadenza dei prestiti anche di alcuni decenni, dando così più margine al governo per attuare politiche espansive e permettere una loro maggiore sostenibilità (più spesa senza rimetterci troppo, in pratica). Gli aiuti versati finora sono serviti – e continuano a servire – per pagare i debiti ai creditori internazionali e in piccola parte ai creditori interni, ma non permettono nuovi investimenti, né una riduzione anche minima dell’austerità o spazi di manovra quando si presentano delle emergenze.

L’operazione di alleggerimento del debito, che un tempo sembrava impensabile, continua a essere osteggiata da alcuni paesi (per esempio la Germania) ma è stata presa in considerazione da altri ed è ritenuta necessaria anche dal Fondo Monetario Internazionale. Molto probabilmente gli altri paesi dell’euro studieranno un particolare un meccanismo proposto dalla Francia che prevede di collegare il rimborso del debito al livello della crescita greca: a una crescita deludente corrisponderebbe una riduzione del debito più significativa; se invece la crescita fosse conforme alle aspettative, non ci sarebbero riduzioni.

Il programma di salvataggio in corso – il terzo, approvato nell’agosto del 2015 e pari a 86 miliardi di euro – terminerà nell’agosto del 2018. Negli ultimi cinque anni i fondi destinati al paese sono saliti a un totale di 326 miliardi di euro, la più grande operazione di salvataggio finanziario della storia. Tra le richieste fatte dai creditori ci sono state una severa riforma delle pensioni, l’aumento dell’IVA, nuove leggi sul lavoro, l’innalzamento delle imposte indirette, la riduzione della spesa, dei salari pubblici tra il 10 e il 40 per cento e la privatizzazione di alcuni settori. In alcuni momenti particolarmente critici il governo greco ha anche fatto ricorso a misure emergenziali, come il controllo sui capitali imponendo limiti ai prelievi giornalieri dai conti correnti che avevano causato code agli sportelli delle banche. La scadenza dell’attuale legislatura è nel 2019, ma la fine del programma potrebbe comunque portare a nuove elezioni.

Entrata nel suo ottavo anno di riforme economiche imposte dai creditori internazionali, la Grecia si ritrova in una situazione economica e sociale piuttosto fragile. Dal 2010 ad oggi ha perso un terzo del suo PIL, mezzo milione di persone è emigrato all’estero e il 20 per cento più povero della popolazione ha perso il 42 per cento del suo potere d’acquisto. Lo stato ha un debito pari al 180 per cento del PIL e il tasso di disoccupazione – che è comunque diminuito – è ancora tra i più alti d’Europa. Gli stipendi medi sono calati e la riduzione dei redditi dei lavoratori e delle lavoratrici ha portato all’impoverimento delle famiglie. Sono aumentati i problemi abitativi e i bisogni legati allo stato di salute, che riguardano quasi una persona su quattro.

Dal punto di vista finanziario la situazione è stata descritta e riassunta in cinque grafici dal Financial Times:

1. Il rendimento dei titoli greci è tornato normale
L’interesse che il governo greco paga agli acquirenti del suo debito pubblico è calato molto negli ultimi anni. I titoli che scadono dopo due anni hanno un rendimento addirittura inferiore a quello degli equivalenti titoli del governo americano, nota il Financial Times. Il loro rendimento è ancora molto superiore agli equivalenti titoli tedeschi, che sono il riferimento continentale e hanno rendimenti negativi. Probabilmente i titoli greci riprenderanno leggermente a salire nei prossimi mesi, ma i mercati sono comunque tornati a fidarsi del governo greco.

2. La borsa greca è ancora in difficoltà
Mentre il mercato dei titoli pubblici è migliorato, la borsa greca, dove si scambiano titoli di aziende private, è ancora in grosse difficoltà e non ha assistito agli spettacolari recuperi che si sono visti negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Il Financial Times scrive che ci sono comunque segnali positivi, per esempio il ritorno di investitori stranieri che vogliono approfittare dei prezzi ancora molto bassi, ma la ripresa per il momento sembra riguardare solo una piccola parte delle società greche quotate in borsa.

3. La Grecia dovrà tornare a raccogliere capitali sui mercati
Entro la prossima estate il governo greco prevede di ritornare sui mercati, vendendo titoli di stato per finanziarsi e quindi essere indipendente dagli aiuti. Già nel 2017 la Grecia aveva fatto alcune operazioni sui mercati del debito, ma erano stati soprattutto scambi tra vecchi titoli in mano ai privati e nuove emissioni, un’operazione quindi più semplice. Nel corso del 2018 la Grecia dovrà rinnovare circa 16 miliardi di euro di debito, una cifra considerevole: si parla di titoli che scadono, quindi vanno pagati ai loro titolari e sostituiti da altri titoli da mettere in vendita. Non è chiaro come i mercati reagiranno all’offerta. Nei prossimi mesi sarà importante capire se i paesi membri dell’Eurozona, che sono i principali creditori della Grecia, concederanno al paese nuovi sconti sul debito, un passaggio che il Fondo Monetario Internazionale considera fondamentale per far uscire la Grecia dal programma di aiuti.

4. Il mercato dei capitali non è ancora in una situazione normale
Come abbiamo appena visto, circa tre quarti del debito greco sono in mano ai paesi membri dell’Eurozona e questo, spiega il Financial Times, è parte della ragione per cui i rendimenti sono così bassi. I titoli non sono in mano ai privati che se li scambiano tra loro sui mercati secondari, ma sono tenuti in mano dai fondi di salvataggio dell’Unione Europea. Cosa accadrà a questo debito e se esiste una domanda di debito greco sui mercati privati abbastanza alta da sostituire il debito attualmente in mani pubbliche, sarà una questione fondamentale per il futuro del paese.

5. La fine non sembra ancora vicina
Nonostante tutto, la quantità del debito greco in rapporto all’economia non ha ancora smesso di crescere. L’anno prossimo si prevede che il rapporto debito-PIL raggiunga il 184 per cento. Visto che il 2018 o 2019 saranno anni di elezioni, alcuni osservatori sono preoccupati che una nuova instabilità politica possa innescare una nuova volatilità nei mercati: in altre parole, che possa costringere la Grecia a offrire rendimenti più alti – e quindi pagare interessi più alti – per convincere qualcuno a comprare i suoi titoli.

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