• Moda
  • lunedì 15 gennaio 2018

Cosa si è visto alle sfilate maschili a Milano

Album fotografico della Settimana della moda uomo: pocono per Prada (eh?), fetish per Moschino e tappezzeria per Versace

(Tristan Fewings/Getty Images for Moschino)

Termina oggi, lunedì 15 gennaio, la Milano Moda Uomo, la settimana della moda maschile di Milano iniziata venerdì 12 gennaio, quando le principali aziende di moda italiane hanno presentato le collezioni maschili per l’autunno/inverno 2018-2019. Le sfilate più scenografiche sono quelle di Moschino, Dolce & Gabbana e Donatella Versace, che al motto di “Go big and go home” ha proposto un «moderno mix di preppy, punk e streetwear» ispirato alle stampe delle tende e dei drappeggi. Lo stilista Jeremy Scott ha disegnato per Moschino la collezione Overt/Covert ispirata al fetish, con modelli e modelle che hanno sfilato insieme indossando abiti molto simili tra loro per scardinare le differenze di genere nel modo di vestire.

Dolce & Gabbana ha proseguito la strategia di attirare soprattutto gli adolescenti , con una collezione chiamata “King’s Angels”, “gli angeli del re”, piena di colori accesi, broccati, spille, giacche di velluto, camicie di seta, pantaloncini di paillettes e corone stampate e ricamate sulle giacche o indossate dai modelli. Ha organizzato anche una sfilata con gli abiti di sartoria aperta al pubblico, alla Rinascente in Duomo a Milano.

È piaciuta al solito anche Prada, che ha costruito la collezione sul pocono, un tipo di nylon a trama fitta usato soprattutto per i paracaduti, che introdusse per le sue borse nel 1984 e che qui è usato per gli accessori e i vestiti di lusso. Prada ha anche chiesto ad alcuni designer e architetti, come Herzog & de Meuron e Rem Koolhaas, di creare qualche accessorio in pocono. «Sono in tanti a dire che la bellezza salverà il mondo, ma io non ci credo», ha detto la stilista Miuccia Prada. «Il mondo sarà salvato dall’intelligenza, dall’umanità, dalla generosità e, si spera, dall’amore. Ma ovviamente l’estetica aiuta, almeno un po’».

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