(Kevin Frayer/Getty Images)
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  • domenica 10 Dicembre 2017

I quartieri di Pechino sgomberati e demoliti

Con il pretesto di un incendio le autorità hanno costretto ad andarsene decine di migliaia di operai che arrivano da altre zone della Cina, e distrutto le loro case

(Kevin Frayer/Getty Images)

Lo scorso 18 novembre un incendio che si è sviluppato in un palazzo di due piani del quartiere di Daxing, a Pechino, ha ucciso 19 persone. L’edificio era uno sgangherato magazzino utilizzato anche come complesso di appartamenti, in cui vivevano soprattutto persone cinesi emigrate a Pechino dalle zone più rurali e povere del paese.

Una strada di Daxing durante gli sgomberi. (Imaginechina via AP Images)

Dopo l’incendio, le autorità pechinesi hanno iniziato un vasto piano di ispezioni che ha portato a centinaia di sgomberi dei molti edifici sovraffollati di Daxing, che come quello che ha preso fuoco ospitano decine e centinaia di migranti cinesi in condizioni igieniche e di sicurezza precarie. Ma molti critici sostengono che quello della sicurezza sia soltanto un pretesto, per le autorità della città, che vogliono in realtà liberarsi del problema dei molti non-pechinesi che negli ultimi anni sono andati ad abitare a Pechino, e che vengono considerati come cittadini di serie B.

A partire dagli ultimi giorni di novembre, le autorità di Pechino stanno togliendo elettricità ed acqua agli edifici fatiscenti e industriali in cui vivono ammassati i migranti: chi ci lavora o ci vive viene sgomberato, a volte con qualche ora di preavviso. I palazzi vengono poi demoliti, con il risultato che ora il quartiere di Daxing, a sud di Pechino, sembra una zona di guerra. Sono settimane molto fredde e chi non trova subito una casa è costretto a tornare nelle proprie zone d’origine, lasciando il lavoro.

Alcuni volontari hanno provato ad allestire dei rifugi per le decine migliaia di persone che sono state costrette ad abbandonare le case in cui vivevano, ma la polizia li ha chiusi subito. Questa, hanno fatto notare in molti, è la prova che il reale obiettivo dell’operazione non riguarda la sicurezza. Alcuni intellettuali cinesi hanno firmato anche un appello che condanna quella che definiscono una violazione dei diritti umani.

Ispettori governativi in una strada di Daxing. (Simina Mistreanu/picture-alliance/dpa/AP Images)

Da tempo Pechino prova a limitare il numero dei suoi abitanti, permettendo di comprare una casa soltanto a chi già ha un lavoro regolare, che la maggior parte degli abitanti di Daxing non ha, e i documenti per la residenza, molto difficili da ottenere e che garantiscono anche assistenza sanitaria e istruzione. Il motivo per cui il governo cinese non vuole nuovi abitanti per Pechino, e anzi ne vuole di meno, è che le risorse e le infrastrutture non bastano per tutti, secondo le autorità. Uno dei problemi principali è l’acqua, che in Cina viene fornita agli abitanti a un prezzo molto basso: per non alzarlo, il governo cinese ha speso miliardi per costruire nuovi acquedotti che riforniscano Pechino prendendo l’acqua da falde a centinaia di chilometri di distanza.

Ma il governo cinese vuole tenere sotto controllo la popolazione di Pechino anche perché crede che la capitale debba essere una specie di specchio del paese, e non debba apparire problematica o degradata. L’obiettivo di Pechino è non superare i 23 milioni di abitanti nel 2020: è praticamente impossibile, visto che oggi sono già 22 milioni. Ma per raggiungerlo, il governo cinese ha annunciato lo scorso aprile di voler costruire una nuova città a un centinaio di chilometri di distanza, dove ricollocare alcune società e università, con una spesa di centinaia di miliardi di dollari. L’anno scorso più di 8 milioni degli abitanti della città proveniva da altre parti della Cina. Nei documenti ufficiali che parlano degli obiettivi demografici di Pechino è comparsa l’espressione “popolazione di fascia bassa”, per riferirsi alle persone che svolgono lavori non qualificati, soprattutto nell’industria tecnologica e nrell’edilizia.

Un uomo in mezzo ai detriti di un edificio demolito a Daxing. (Simina Mistreanu/picture-alliance/dpa/AP Images)

L’operazione delle ultime settimane va contro le parole pronunciate dal presidente cinese Xi Jinping quando ha ottenuto un secondo mandato come leader del Partito Comunista lo scorso ottobre. Jinping, che è cresciuto nella provincia dello Shaanxi, dalla quale arrivano molti migranti recentemente sgomberati a Daxing, aveva detto di volere costruire in Cina una società di eguali. Per anni le condizioni precarie dei quartieri di Pechino abitati da migranti sono state tollerate dalle autorità, che hanno continuato a riscuotere tasse e fare periodiche ispezioni.

In Cina l’assistenza sanitaria e l’istruzione sono servizi nazionali forniti dalle amministrazioni cittadine ai residenti. Negli anni scorsi ci sono state iniziative per incentivare le persone a spostarsi per accettare lavori fuori dalle proprie zone d’origine, ma recentemente diverse città – tra cui Pechino e Shangai – hanno reintrodotto limitazioni all’accesso alla sanità e all’istruzione per i non residenti, per diminuirne il numero.

Le foto e i video dei migranti costretti ad abbandonare le proprie cose e lasciati in strada con tutti i propri averi, però, hanno generato reazioni insolite per la Cina, con diffuse manifestazioni di solidarietà da parte della classe media. Alcune trasmissioni sulle televisioni di stato e alcuni giornali hanno perfino criticato l’operazione. Le autorità pechinesi hanno respinto le accuse di trattare i migranti cinesi come cittadini inferiori, e hanno detto che i critici vogliono soltanto aumentare le divisioni sociali nel paese. Chi si oppone al piano di sgomberi delle autorità cinesi chiede che agli abitanti di Pechino arrivati da altre parti della Cina sia reso più semplice ottenere un lavoro regolare e affittare e comprare una casa, in modo che possano pagare le tasse come tutti gli altri e vivere in posti più sicuri. In molti ricordano anche che sono i migranti che svolgono lavori sottopagati e non qualificati a mandare avanti la città, e ne garantiscono anche il futuro, visto che le popolazioni autoctone delle metropoli cinesi sono destinate a diminuire per via dei bassi tassi di natalità.

Una coppia sposta le sue cose su un motorino dopo essere stata sfrattata. (Imaginechina via AP Images)