(AP Photo/Charles Sykes)
  • Cultura
  • giovedì 30 Novembre 2017

Le cose che ha scritto David Mamet

Almeno una sua frase la conosciamo tutti, ma ne ha scritte moltissime per il teatro, per il cinema e sui libri: compie oggi 70 anni

(AP Photo/Charles Sykes)

David Mamet, che compie oggi 70 anni, è un drammaturgo, scrittore, saggista, sceneggiatore e regista statunitense. In generale è uno che scrive cose: giusto per citare quelle più famose, è noto per le opere teatrali Glengarry Glen Ross American Buffalo, per il saggio sull’industria del cinema Bambi vs. Godzilla, per le sceneggiature di Il postino suona sempre due volte, Gli intoccabili, Sesso & Potere e Ronin, e anche per le regie dei film La casa dei giochi, Hollywood Vermont e Il colpo.

Peter Bradshaw, critico cinematografico del Guardian, ha scritto di lui: «È un’icona americana. È stato influenzato da Arthur Miller, Harold Pinter e Philip Roth e ha a sua volta influenzato Aaron Sorkin e James Gray. È riuscito a trattare in modo efficace la mascolinità, la sessualità, il capitalismo e il giudaismo. I suoi film sono seri, ma se la cava anche con cose pop come i thriller, i film di rapine e i neo-noir». Bradshaw ha poi parlato «dello stile unico dei dialoghi scritti da Mamet: cinici, pungenti, fatti apposta per evocare l’effetto desiderato».

Quel modo di scrivere e di far parlare i personaggi è così suo e diverso da quello degli altri da essere noto come “Mamet speak”. Pare addirittura che, quando fa anche il regista, Mamet usi un metronomo durante le prove, per far sì che gli attori stiano a tempo e tengano il ritmo della sua scrittura. Bradshaw ha scritto che i dialoghi da lui scritti sono «asciutti, feroci, da telegramma, spesso imitati e anche presi in giro, celebrati come forma di inquietudine e desiderio di confronto».

David Manet è nato a Chicago nel 1947 da genitori ebrei originari della Russia: lei faceva l’insegnante, lui l’avvocato. Provò da subito a scrivere per il teatro, e ci riuscì. Già negli anni Settanta circa scrisse una decina di testi teatrali. Il più famoso, American Buffalo, è anche diventato un film del 1996, adattato per il cinema da Mamet.

L’altra opera piuttosto famosa di Mamet è Glengarry Glen Ross, per la quale nel 1984 vinse il premio Pulitzer per la drammaturgia. Racconta un paio di giorni delle vite di quattro agenti immobiliari di Chicago, disposto a far ogni crimine o schifezza pur di vendere una casa. Anche questa opera è diventata un film con sceneggiatura di Mamet: Americani, del 1992, con Jack Lemmon e Al Pacino.

Le migliori sceneggiature per il cinema, però, Mamet le ha fatte quando non ha dovuto riprendere testi teatrali che lui stesso aveva scritto. Ha detto – ed è Mamet: parla nello stesso modo con cui scrive i dialoghi – che adattare per il cinema una propria opera «è come stuprare i tuoi figli per insegnare loro cos’è il sesso». La sua migliore sceneggiatura è però probabilmente quella di Gli intoccabili, il film del 1987 di Brian De Palma.

La frase scritta da Mamet che sappiamo tutti è “sei solo chiacchiere e distintivo” (“A lot of talk and a badge”).

Ma ci sono altre sue frasi – dette da lui o scritte da lui per i suoi personaggi – che non sono male. Le abbiamo raccolte qui in ordine sparso:

– Da Bambi vs. Godzilla: On the Nature, Purpose, and Practice of the Movie Business (2007)

«Prima di poter rubare il fuoco agli dei devi essere capace di servire un buon caffè al regista»

– Detta durante una lezione online e citata qui:

Godard diceva che ogni film deve avere un inizio, un centro e una fine; non necessariamente in quest’ordine. Ecco perché i film francesi sono così fottutamente noiosi.

– Detta in Gli intoccabili:

«Sono cresciuto in mezzo a gente dura. E noi dicevamo che si ottiene di più con una parola gentile e una pistola che solo con una parola gentile!»

– Citate qui:

«Hollywood è un incrocio tra una SPA e una fogna»

«Ogni scena dovrebbe riuscire a rispondere a tre domande: Chi vuole cosa da chi? Cosa succede se non l’ottiene? Perché proprio ora?»

«Il miglior genere di drammaturgia prodotto dagli Stati Uniti sono le pubblicità del Super Bowl: in 10 o 30 secondi raccontano una storia magnifica e lo fanno in modo che il finale sia sorprendente e inevitabile»

– In Il colpo:

– «Non vuoi sentire le mie ultime parole?»
– «Le ho appena sentite».