(SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Michael Flynn vuole collaborare con l’inchiesta speciale sulle interferenze russe

Gli avvocati dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca hanno interrotto i contatti con quelli di Donald Trump: ed è una cosa grossa

(SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Secondo diverse fonti consultate dal New York Times, gli avvocati dell’ex consigliere alla Casa Bianca Michael T. Flynn hanno interrotto la collaborazione con quelli di Donald Trump nell’ambito dell’inchiesta speciale sulle interferenze russe alle ultime elezioni americane. Significa che Flynn e Trump non stanno più dalla stessa parte. Concretamente, vuol dire che Flynn sta cercando un accordo col procuratore speciale Robert Mueller per collaborare alle indagini, e ricevere in cambio un’incriminazione più lieve.

È una svolta molto importante per l’inchiesta, iniziata sei mesi fa. Se Flynn ottenesse un accordo e iniziasse a collaborare, le indagini procederebbero in maniera molto più spedita portando quasi sicuramente a nuove incriminazioni. La notizia è un duro colpo soprattutto per gli avvocati di Trump, che per mesi hanno sperato di mantenere unito il fronte della difesa nella speranza che Mueller ci mettesse molto più tempo per mettere insieme i pezzi.

Flynn è un personaggio chiave del caso. Era considerato molto vicino a Trump e nei primi due mesi dell’amministrazione Trump è stato consigliere per la sicurezza nazionale, uno degli incarichi più importanti della Casa Bianca. Si è dovuto dimettere il 13 febbraio dopo che si è scoperto che aveva discusso delle sanzioni approvate da Obama contro la Russia prima di prestare giuramento come membro del governo, quando era privato cittadino.

Più in generale, Flynn era uno degli uomini di Trump più disponibili nei confronti della Russia: ha sempre parlato della prospettiva di collaborare con il governo di Vladimir Putin per combattere il terrorismo ed è stato intervistato più volte da RT, la tv e il sito di notizie in lingua inglese controllati dal governo russo. Nel 2015 tenne anche un discorso a pagamento alla festa per il decimo anniversario di RT, durante la quale era seduto vicino a Putin. Mesi dopo le sue dimissioni, ha ammesso di aver preso soldi dal governo turco per garantirne gli interessi durante le ultime elezioni presidenziali.

Flynn è anche l’uomo che Trump cercò di proteggere, chiedendo all’allora capo dell’FBI James Comey di lasciar perdere le indagini che le autorità federali avevano iniziato a condurre sulle sue relazioni coi russi. Fu proprio quella conversazione ad avviare il caso. Trump decise di non potersi fidare di Comey – che si era rifiutato di giurargli “lealtà” – e lo licenziò. Comey parlò ai giornali di quella conversazione, e la pressione politica diventò tale che Trump fu costretto a nominare un procuratore speciale che indagasse sulla questione Russia.

La notizia di oggi suggerisce anche che Flynn non si aspetta di essere graziato da Trump, o che le accuse nei suoi confronti siano così gravi da non poter ricevere un provvedimento simile. La grazia nei confronti dei personaggi chiave dell’inchiesta è sempre stata una possibilità, a detta dello stesso Trump. Se per qualche ragione per Flynn la grazia non è più disponibile, ha ragionato l’analista legale ed ex procuratore Renato Mariotti, dal suo punto di vista un accordo con Mueller è la mossa più sensata per limitare i danni.

Flynn è la seconda più importante figura coinvolta finora nell’inchiesta dopo Paul Manafort, l’ex capo del comitato elettorale di Trump, arrestato da Mueller a fine ottobre. Non è chiaro se Manafort stia o meno collaborando alle indagini: sappiamo invece che lo sta facendo George Papadopolous, ex consigliere di Trump sulla politica estera, arrestato a luglio.

Jay Sekulow, uno degli avvocati del team di Trump, commentando la notizia su Flynn col Washington Post ha detto che «nessuno dovrebbe trarre la conclusione che Flynn stia collaborando con l’accusa contro il presidente», lasciando intendere che l’ex consigliere alla Casa Bianca potrebbe limitarsi a corroborare le informazioni e le accuse nei confronti di altri uomini intorno a Trump.