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  • giovedì 16 Novembre 2017

Ci siamo dimenticati di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”?

Uno dei più bei film di fantascienza di sempre uscì 40 anni fa, poco dopo “Guerre Stellari”, e allora fu altrettanto importante

Quando uscì Incontri ravvicinati del terzo tipo, il 16 novembre 1977, non era un momento facile per un film di fantascienza: soltanto cinque mesi prima era uscito il primo capitolo di quella che probabilmente è la saga più fortunata e di successo della storia del cinema. Allora non si poteva ancora sapere quale sarebbe stato il prolungato futuro di Guerre Stellari, ma molta gente in tutto il mondo fu subito ossessionata dal film: almeno negli Stati Uniti, era normale averlo visto quattro o cinque volte al cinema.

Ma Incontri ravvicinati del terzo tipo, pur essendo a sua volta un film di fantascienza – a essere precisi quello dei due più propriamente di fantascienza – era completamente diverso. Questo gli permise di diventare un diretto e credibile rivale di Guerre Stellari, e di dividere il pubblico in appassionati dell’uno e dell’altro: divisione che seguiva anche le nascenti partigianerie per i registi Steven Spielberg e George Lucas, amici e quasi coetanei. Poi quello che successe dopo, e quale dei due diventò uno dei più redditizi prodotti culturali della storia dell’umanità, lo sappiamo: ma forse anche per questo Incontri ravvicinati del terzo tipo ha ancora oggi un fascino di film imperfetto e bellissimo, e ingiustamente un po’ trascurato in questo millennio dopo un periodo di gran culto. Ma è rimasto per esempio il film di fantascienza preferito dello scrittore Ray Bradbury: uno che di fantascienza ci capiva qualcosa.

Tra i suoi molti meriti c’è quello di contenere una scena in cui il grandissimo regista francese Francois Truffaut – qui attore – parla con uno strano linguaggio dei segni a un sorridente alieno grigio. Interpretava Claude Lacombe, lo scienziato francese che indaga per conto del governo su misteriosi segnali e indizi di una presenza aliena sulla terra. Ma il protagonista principale è Roy Neary (Richard Dreyfuss), un elettricista dell’Indiana che dopo un incontro con un UFO diventa ossessionato da una montagna misteriosa, che riproduce con tutto ciò che gli capita a tiro, dal purè alla creta, senza però sapere perché o dove si trovi. Come lui si comporta  Jillian Guiler, il cui figlio Barry viene rapito dagli alieni in una delle scene più famose del film.

Lacombe, interpretando una melodia emessa dagli UFO, capisce che gli alieni vogliono incontrare gli umani alla Torre del Diavolo, uno spettacolare blocco di colonne di basalto realmente esistente in Wyoming. E lì arrivano tutti quelli che hanno avuto a che fare con gli UFO, dagli scienziati dell’esercito a Roy e Jillian, per l’incontro finale.

Incontri ravvicinati del terzo tipo – il “terzo tipo” sarebbe il contatto, dopo l’avvistamento e la raccolta di prove – era diverso dalla maggior parte degli altri film di alieni da Guerra fredda, e con tutta un’altra complessità: gli extraterrestri non vogliono distruggere la razza umana, ma sono pacifici, quasi angelici. Anche per questo, quando uscì, molti lo interpretarono come un film su una rivelazione religiosa: ricevette addirittura notevoli apprezzamenti da pubblicazioni religiose e conservatrici. Ma le intenzioni di Spielberg erano altre: era un film che parlava di ribellione e di viaggi mistici, e che infatti ha come protagonisti un elettricista che decide di smascherare quelle che crede essere le menzogne della società e del governo (uscì nel pieno delle conseguenze dello scandalo Watergate), e un’artista solitaria che vive da sola con il figlio in una fattoria. Una delle produttrici del film paragonò Incontri ravvicinati del terzo tipoEasy Rider.

Doveva essere Jack Nicholson a interpretare Roy. Prima ancora di lui erano stati presi in considerazione Steve McQueen, Dustin Hoffman, Al Pacino e Gene Hackman. Nessuno di loro poteva o voleva fare il film, e alla fine fu scelto – su sua stessa insistenza – Richard Dreyfuss, che aveva già recitato nel film precedente di Spielberg, Lo Squalo. Proprio il grande successo dello Squalo aveva permesso a Spielberg di ottenere 20 milioni di dollari di budget per Incontri ravvicinati del terzo tipo: qualcuno considera i due film rispettivamente come il film “alla Alfred Hitchcock” di Spielberg e quello “alla Walt Disney”.

Come Hitchcock e come Disney, Spielberg è stato una delle maggiori influenze cinematografiche sulla cultura popolare del Novecento. Ma in Incontri ravvicinati del terzo tipo, più che il mistero e la tensione di Hitchcock, a essere predominante è proprio l’aspetto fiabesco e infantile di Disney: l’arrivo degli alieni sembra far regredire tutti a bambini, dagli scienziati del governo ai protagonisti agli stessi spettatori. Lo stesso Spielberg ha detto che molta dell’ispirazione per il film gli venne da un episodio della sua infanzia: una notte, senza preavviso, suo padre lo portò in macchina a vedere una pioggia di meteore in New Jersey.

Incontri ravvicinati del terzo tipo è ancora oggi un film generazionale, che ha avuto per i baby boomers un’importanza paragonabile a quella di Guerre Stellari, film a cui è accomunato anche da una colonna sonora memorabile ideata dallo stesso compositore, John Williams. Il tema principale è fatto di sole cinque note, diventate tra le più famose della storia del cinema: così famose che i Daft Punk ci aprirono il loro concerto al Coachella del 2006 – un momento di svolta nella storia della musica elettronica – prima della canzone “Robot Rock”, a simboleggiare l’incontro tra gli spettatori e la musica aliena del duo francese vestito da robot.

Incontri ravvicinati del terzo tipo andò benissimo: guadagnò 300 milioni di dollari nel mondo, e vinse due Oscar sui nove a cui era stato candidato, per la miglior fotografia e il migliore montaggio sonoro. Perse la sfida con Guerre Stellari, che ne vinse cinque. Nessuno dei due ottenne però quello per il miglior film e per la miglior regia, che andarono a Io e Annie e a Woody Allen.