Xi Jinping (Kevin Frayer/Getty Images)
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  • martedì 24 Ottobre 2017

Xi Jinping come Mao Zedong

Il pensiero del presidente cinese – l'uomo più potente del paese – è stato scritto nella Costituzione del Partito Comunista, come era successo solo altre due volte in passato

Xi Jinping (Kevin Frayer/Getty Images)

Oggi è l’ultimo giorno del Congresso del Partito Comunista cinese, che si tiene ogni cinque anni per decidere le varie cariche del partito e quindi del governo della Cina. Xi Jinping, il presidente cinese e segretario del Partito, è uscito molto rafforzato dal Congresso, come ci si aspettava. La sua visione politica è stata aggiunta nella Costituzione del Partito come “pensiero di Xi Jinping”, una decisione che finora era stata riservata solo a un altro leader del partito: Mao Zedong. Anche la “teoria di Deng Xiaoping” – leader di fatto della Cina dal 1978 al 1992 – fa parte della Costituzione del Partito, ma fu aggiunta solo nel 1997, quando Deng era già morto.

Il pensiero di Xi è composto da 14 principi. Per esempio c’è l’impegno a creare «una coesistenza armoniosa tra uomo e natura», visto che ultimamente la Cina si sta impegnando contro il cambiamento climatico e sta investendo per usare più fonti di energia rinnovabili. Si parla anche dell’«autorità assoluta del Partito sull’esercito»: tra le altre cose Xi ha tagliato moltissimo le spese militari e fatto grossi cambiamenti ai vertici dell’esercito. E poi c’è l’importanza del principio “Un paese, due sistemi”, che regola i rapporti tra la Cina continentale e Hong Kong.

Aggiungere il “pensiero di Xi Jinping” nella Costituzione del Partito è un atto simbolico, ma molto importante. Significa che ora qualsiasi attacco a Xi – che è presidente dal 2012 e in teoria dovrebbe rimanere in carica fino al 2022 – sarà un attacco all’intero Partito. Sul Financial Times l’ex primo ministro australiano Kevin Rudd ha ipotizzato che alla fine Xi possa governare anche oltre la scadenza del suo mandato, almeno per i prossimi 15 anni.

Un’altra cosa di cui i giornali hanno parlato sembra indicare la fondatezza della previsione di Rudd: Xi potrebbe non nominare implicitamente il suo successore come sarebbe stato tradizione che facesse nel congresso di metà mandato e come era successo con gli ultimi presidenti cinesi. Per esempio lo stesso Xi era stato indicato come successivo leader del paese durante il Congresso del 2007 dall’allora presidente Hu Jintao: la consacrazione del suo futuro incarico fu la sua elezione a membro dell’Ufficio politico del Partito Comunista cinese e del Comitato permanente dell’ufficio politico. A sua volta, Hu era stato scelto da Jiang Zemin, presidente dal 1993 al 2003. Secondo tre fonti anonime del New York Times vicine ai vertici del Partito Comunista, tra le persone che oggi verranno elette nel Comitato permanente dell’ufficio politico non ci sarà un probabile successore di Xi.