(Drew Angerer/Getty Images)
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  • martedì 24 ottobre 2017

C’è anche chi critica Trudeau

Nonostante i buoni risultati dell'economia canadese, negli ultimi mesi il governo ha avuto qualche inciampo e non ha mantenuto alcune promesse elettorali

(Drew Angerer/Getty Images)

Da quando è stato eletto, nel novembre del 2015, il primo ministro canadese Justin Trudeau ha avuto un trattamento di favore dalla stampa, sia quella canadese che quella internazionale: un po’ per i buoni risultati ottenuti governando e un po’ per la sua abilità nel gestire la sua immagine sui media. Ora che sta per avvicinarsi la metà del suo mandato, però, ci sono persone che invitano a una valutazione più critica di quello che ha fatto, sostenendo che in molti casi non abbia mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. Oggi l’economia canadese cresce come poche altre tra i paesi industrializzati, e il tasso di approvazione di Trudeau in Canada è ancora superiore al 50 per cento, molto alto per un politico al governo da quasi due anni. L’anno scorso, però, era arrivato al 65 per cento, e negli ultimi mesi si sono accumulati alcuni incidenti e sconfitte politiche.

Dal novembre del 2016 il primo ministro canadese è stato spesso presentato come l’anti-Trump, in commenti e articoli che ne celebravano l’essere di sinistra, femminista, giovane e aperto ai migranti, in contrapposizione al conservatorismo, al sessismo, all’anzianità e al razzismo di Trump e dei suoi elettori. Quest’estate l’edizione americana di Rolling Stone ha pubblicato una copertina dedicata a Trudeau col titolo “Perché non può essere il nostro presidente?”. Michelle Rempel, parlamentare canadese del Partito Conservatore, ha colto l’occasione per lamentarsi del trattamento riservato a Trudeau dalla stampa straniera, che ne parlerebbe come di un «principe di fascino che non può fare niente di sbagliato, mentre vola attraverso l’arcobaleno cavalcando un unicorno».

A luglio c’è stato uno dei più grossi incidenti che hanno coinvolto il governo di Trudeau finora. Nel 2010 la Corte Suprema canadese aveva stabilito che il Canada aveva violato i diritti di Omar Khadr, un cittadino canadese che fu catturato in Afghanistan nel 2002, quando aveva 15 anni, dopo una sparatoria con l’esercito americano in cui aveva ucciso un medico. Khadr si dichiarò colpevole e fu rinchiuso a Guantanamo, dove fu torturato attraverso la privazione del sonno. Il Canada mandò dei propri funzionari antiterrorismo a interrogare Khadr e condivise le informazioni con gli Stati Uniti, violando secondo la Corte Suprema i suoi diritti. Il governo canadese lo scorso luglio ha deciso di risarcire Khadr con otto milioni di dollari, provocando grandi polemiche e attirando le critiche delle opposizioni, che hanno accusato Trudeau di rendere “milionario un terrorista”. Secondo un sondaggio, il 71 per cento dei canadesi pensa che il governo avrebbe dovuto provare ad appellarsi al risarcimento in tribunale, invece di raggiungere un accordo extra-giudiziale con Khadr. Aaron Wherry di CBC ha scritto che è quello che avrebbe fatto un governo conservatore, rischiando però di pagare di più.

Ma oltre a quello di Khadr, che può essere considerato una specie di incidente diplomatico, sono state anche questioni legate alla politica più stretta ad aver attirato critiche su Trudeau. Come ha spiegato l’Economist, il governo vuole eliminare una serie di cavilli legali che permettono ai proprietari di piccole imprese di pagare meno tasse, legalmente. Il governo dice che è una misura che interesserà soltanto gli imprenditori più ricchi, mentre il Partito Conservatore sostiene che colpirà la classe media, compresi gli agricoltori. A complicare la posizione di Trudeau, sia lui che il ministro delle Finanze Bill Morneau hanno usato in passato cavilli legali simili ma non interessati dalla riforma fiscale proposta. Sulla riforma c’è perplessità anche nello stesso partito di Trudeau: gli elettori che hanno piccole imprese si sono lamentati coi propri rappresentanti, accusando il governo di trattarli come evasori.

Una delle più importanti promesse fin qui non mantenute da Trudeau riguarda poi l’approvazione di una riforma della legge elettorale che superi il sistema uninominale secco attualmente in vigore in Canada. La riforma era stata al centro della campagna elettorale di Trudeau, con l’obiettivo di trovare un sistema più equo e rappresentativo per i piccoli partiti: ma all’inizio del 2017 il primo ministro ha dovuto annunciare di non aver trovato il consenso parlamentare necessario per approvarla. Le opposizioni lo hanno accusato di essere un “bugiardo”.

Con le sue decisioni sugli oleodotti, poi, Trudeau è riuscito a scontentare sia gli animalisti sia i sostenitori dell’industria del petrolio. Lo scorso 5 ottobre la società TransCanada ha annunciato che non costruirà l’oleodotto Energy East, che doveva passare per lo stato canadese dell’Alberta. Imprenditori e politici locali ora sono molto arrabbiati, perché non godranno degli investimenti che sarebbero arrivati con l’oleodotto, e accusano il governo di essere responsabile della decisione di TransCanada, per via delle nuove regole ambientali sugli oleodotti volute da Trudeau, che hanno reso più complicato costruirne di nuovi. Il primo ministro ha però allo stesso tempo approvato il progetto per l’espansione di un altro oleodotto, il Trans Mountain, che passerà per la British Columbia. Il progetto, oltre ad aver secondo molti contribuito alla decisione di TransCanada di non fare quello in Alberta perché non più necessario, ha fatto arrabbiare gli ambientalisti. Un rapporto della Commissione parlamentare per l’Ambiente diffuso a inizio ottobre ha poi stabilito che il governo non sta facendo abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici.

Un altro progetto che ha deluso le aspettative è stato Creative Canada, una proposta su cui il governo ha insistito molto per attrarre nuovi investitori stranieri nel settore dei nuovi media. Secondo l’Economist, si è rivelato «poco più che un accordo con Netflix, che ha accettato di spendere 100 milioni di dollari canadesi all’anno per fare programmi canadesi». In molti hanno criticato il fatto che la proposta non preveda aiuti ai giornali e alla televisione pubblica canadesi CBC, nonostante il governo lo avesse promesso.

Recentemente Trudeau è stato accusato di aver dato false speranze ai migranti con i suoi messaggi di apertura molto espliciti, soprattutto dopo il “muslim ban” di Trump, e che però secondo i critici non erano compatibili con il sistema di accoglienza canadese. Negli ultimi mesi è molto aumentato il numero di chi chiede asilo politico provenendo dagli Stati Uniti, a seguito delle minacce e delle misure approvate da Trump relative all’inasprimento delle regole delle espulsioni degli immigrati illegali e degli stranieri privi di documenti che vivono negli Stati Uniti. Trudeau ha recentemente ammorbidito le sue promesse iniziali di totale accoglienza verso i migranti, insistendo sulla necessità che chi entra in Canada debba farlo in modo regolare. Diverse associazioni chiedono che Trudeau sospenda il Safe third country agreement (Stca), l’accordo bilaterale firmato nel 2004 tra Canada e Stati Uniti, che di fatto stabilisce che se un immigrato è già entrato irregolarmente negli Stati Uniti, sia immediatamente respinto dal Canada, favorendo così l’immigrazione irregolare. Trudeau ha però fatto sapere di non avere intenzione di sospendere l’accordo.

Sul quotidiano Toronto Star la rispettata editorialista Chantal Hébert ha parlato di un grande divario tra la retorica e i fatti dell’attuale governo, definendolo un «elemento fondamentale del modo di gestire il potere di Trudeau». Altre critiche sono arrivate in relazione all’inchiesta avviata nel 2015 sull’assassinio o la scomparsa di quasi 1.200 donne indigene negli ultimi tre decenni. Era stata ideata per avvicinare Trudeau ai circa 1,4 milioni di nativi che vivono in Canada, ma da allora ha perso gran parte delle persone che ci lavoravano, e chi è rimasto si è lamentato del mancato supporto del governo.

Nonostante i critici stiano aumentando, e il consenso personale di Trudeau per quanto alto stia diminuendo, l’economia del Canada sta andando molto bene. Meglio di quanto ci si aspettasse, in realtà: il PIL è aumentato del 4,5 per cento su base annua nell’ultimo trimestre, il risultato migliore tra i paesi del G7. Anche il ritmo di creazione dei posti di lavoro è stato notevole: si parla di 186 mila nuovi posti di lavoro, miglior risultato dal 2010. Il settore industriale è andato bene e 14 dei 20 diversi settori dell’economia del paese hanno dati positivi e in crescita, in particolare il settore delle costruzioni. L’amministrazione di Trudeau è stata poi apprezzata anche per come sta gestendo il difficile rapporto diplomatico con Trump, che avrebbe potuto essere disastroso vista l’importanza dell’alleanza tra Canada e Stati Uniti e la diversità dei due leader.

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