Il primo ministro della Cambogia Hun Sen a Phnom Penh, 17 luglio 2017, (TANG CHHIN SOTHY/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 16 Ottobre 2017

In Cambogia il governo vuole eliminare l’opposizione

Il partito del primo ministro Hun Sen, al potere da 32 anni, ha chiesto di sciogliere il principale partito avversario in vista delle elezioni del prossimo anno

Il primo ministro della Cambogia Hun Sen a Phnom Penh, 17 luglio 2017, (TANG CHHIN SOTHY/AFP/Getty Images)

Il primo ministro della Cambogia, Hun Sen, è al potere dal 1985: è il leader in carica da più tempo in tutta l’Asia. Da anni il principale partito di opposizione, il Cambodia National Rescue Party (CNRP), è preso di mira dal governo e i suoi sostenitori sono esplicitamente minacciati: il leader Kem Sokha è stato arrestato lo scorso settembre e il partito stesso è stato accusato di alto tradimento e di far parte di un complotto straniero con l’obiettivo di far cadere Hun Sen. Lo scorso 6 ottobre il governo ha chiesto alla Corte Suprema del paese di sciogliere completamente il CNRP; sia i tribunali che l’esercito, scrive l’Economist, favoriscono apertamente le azioni e le richieste del governo. Le pressioni sull’opposizione sono aumentate dopo l’esito delle elezioni comunali che si sono svolte lo scorso giugno e in vista, soprattutto, delle elezioni generali che si terranno nel 2018.

La Cambogia ha avuto una storia molto movimentata, a partire dalla colonizzazione dei francesi. Divenne indipendente nel 1954 sotto la guida di re Norodom Sihanuk, subì un colpo di stato nel 1970 guidato dal generale Lon Nol (sostenuto dagli americani) e fu governata per diversi anni da Pol Pot e dai Khmer rossi, che conquistarono il potere nel 1975 dopo cinque anni di guerra civile e instaurarono uno dei regimi più sanguinosi della storia (in quattro anni circa 2 milioni di persone, un quarto dell’intera popolazione cambogiana, furono uccise dai Khmer Rossi o morirono per le conseguenze del duro regime imposto su tutto il paese). Poi, nel 1979, la Cambogia subì l’invasione da parte del Vietnam, che portò al rovesciamento del governo di Pol Pot e alla proclamazione della Repubblica popolare di Cambogia: le truppe vietnamite completarono il loro ritiro dal territorio cambogiano solo nel 1989, e le prime elezioni sotto il controllo dell’ONU si tennero nel 1993.

Nel 1991, dopo il ritiro delle truppe vietnamite e con gli accordi di Parigi (stipulati sulla base di un piano di pace formulato dai cinque membri permanenti delle Nazioni Unite) iniziò per la Cambogia una difficile fase di transizione verso la democrazia. Hun Sen, nel frattempo, era al potere dal 1985. Il suo partito, il Partito del Popolo della Cambogia (PPC), era inizialmente di orientamento marxista-leninista, ma negli anni Novanta abbandonò l’ideologia comunista.

Alle ultime elezioni, nel 2013, il partito di Sen aveva vinto ottenendo però il peggio risultato di sempre: il CNRP e i suoi attivisti avevano denunciato brogli e irregolarità, sostenuti anche da diverse ong internazionali che avevano criticato la correttezza delle procedure di voto. Il CNRP era stato comunque l’unico partito all’opposizione che era riuscito a eleggere dei suoi rappresentanti in Parlamento e negli ultimi quattro anni è  cresciuto fino a ottenere un buon risultato anche nelle elezioni comunali dello scorso giugno (in quell’occasione il ministro della Difesa aveva detto che l’esercito avrebbe spaccato i denti a chiunque avesse protestato contro l’esito). Il PPC aveva vinto le elezioni comunali, ma l’avanzamento del CNRP aveva portato all’intensificarsi delle pressioni da parte del governo. A settembre il leader del CNRP Kem Sokha – successore di Sam Rainsy, già perseguitato e costretto all’esilio – era stato arrestato con l’accusa di alto tradimento e spionaggio per un presunto complotto.

(L’arresto del leader dell’opposizione Kem Sokha, Phnom Penh, 3 settembre, 2017 –
STR/AFP/Getty Images)

All’inizio di ottobre gli avvocati del governo avevano presentato una mozione per chiedere lo scioglimento del CNRP, accusandolo di aver cospirato con forze straniere per rovesciare Hun Sen. L’unico elemento citato come prova di questo presunto complotto è un video del 2013 in cui si vede Sokha parlare ai cambogiani residenti in Australia e dire di aver ricevuto consigli dall’America su come meglio opporsi al governo. Il CNRP ha respinto ogni accusa di complotto e tradimento e ha denunciato a sua volta un piano portato avanti dal primo ministro Hun Sen per vincere le elezioni del prossimo anno e prolungare i 32 anni del suo governo. Nel frattempo circa la metà dei 55 deputati del CNRP sono fuggiti dal paese per non essere a loro volta arrestati e il governo ha chiuso sia un giornale, il Cambodia Daily, sia alcune stazioni radiofoniche.

Diversi paesi occidentali hanno espresso preoccupazione per questa situazione, ma in concreto non è stato fatto nulla. Due senatori degli Stati Uniti hanno proposto una risoluzione, ancora da votare, che chiede al governo di prendere in considerazione la possibilità di non permettere l’entrata nel paese di alcuni cittadini cambogiani. La Cina, invece, la più grande alleata economica e politica della Cambogia, ha fatto sapere di sostenere «gli sforzi del governo cambogiano per proteggere la sicurezza nazionale e la stabilità».