Come vivono gli uiguri

Raccontato dal fotogiornalista Kevin Frayer, che è andato a trovare la principale minoranza musulmana in Cina nella regione dello Xinjiang

Una donna con le sue figlie - Kashgar, 28 giugno 2017
(Kevin Frayer/Getty Images)
Una donna con le sue figlie - Kashgar, 28 giugno 2017 (Kevin Frayer/Getty Images)

Kashgar è una città nella regione dello Xinjiang, nell’ovest della Cina, in gran parte costituita da deserti e dove circa il 91 per cento della popolazione è di etnia han (i cinesi han sono il gruppo etnico maggioritario del paese). Nello Xinjiang vivono anche gli uiguri, la minoranza musulmana e turcofona che da moltissimo tempo chiede maggiore indipendenza dal governo centrale di Pechino. Nella regione sono frequenti da molti anni proteste contro il regime di Pechino e scontri etnici: gli uiguri denunciano da tempo le repressioni e le discriminazioni subite per mano del governo che continua a parlare di «atti di terrorismo» da parte della minoranza musulmana.

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(Kevin Frayer/Getty Images)

Il fotogiornalista canadese Kevin Frayer ha fatto diversi viaggi nell’estremo ovest della Cina, interessandosi alle minoranze del paese e in particolare a quelle che vivono nelle zone più periferiche. Nel 2016 aveva vinto la sezione Daily Life del World Press Photo con l’immagine di alcuni uomini cinesi che tiravano un triciclo in una zona vicino ad una centrale elettrica a carbone. Le foto del suo ultimo lavoro sono state scattate nella città vecchia di Kashgar e mostrano la vita della minoranza uigura.

Lo Xinjiang, che significa “Nuova Frontiera”, è stato portato sotto il completo controllo della Cina nel 1949: confina con otto stati (India, Pakistan, Russia, Mongolia, Kazhakistan, Afghanistan, Tagikistan e Kirghizistan) e rappresenta per questo un passaggio obbligato per gli scambi commerciali con l’Asia Centrale e l’Europa. Inoltre è molto ricco di gas e petrolio. La capitale è Urumqi; un altro centro molto importante a grande maggioranza uigura è Lukqun, a circa 200 chilometri a sud est della capitale.

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(Kevin Frayer/Getty Images)

La Cina, esattamente come ha fatto per il Tibet, ha tentato di risolvere il “problema” dello Xinjiang favorendo una politica di “sommersione etnica”, cioè facendo emigrare nella regione sempre più cinesi han in modo da rendere gli uiguri sempre più una minoranza, e cercando di disincentivare lo studio della lingua uigura (tanto che secondo alcuni potrebbe scomparire nei prossimi 50 anni). Inoltre, nel 2004, il governo centrale ha lanciato la campagna “Go West” per attrarre gli investitori stranieri nella regione e trasformarla in un luogo turistico: del progresso economico però avrebbero beneficiato quasi solamente gli han. C’è infine una terza azione perseguita dal governo: far riconoscere a livello internazionale il “terrorismo separatista uiguro”, associandolo a quello di al Qaida.