(Chris Graythen/Getty Images)
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  • domenica 9 Luglio 2017

La tappa del Tour de France che potreste pentirvi di non aver seguito

Si corre oggi, con sette lunghe salite e 4.600 metri di dislivello, e potrebbe essere quella determinante

di Gabriele Gargantini
(Chris Graythen/Getty Images)

Questo Tour de France – il numero 103 della storia, iniziato il 3 luglio – è strano. Ha pochi chilometri a cronometro e pochi arrivi in salita, cioè i tratti di gara in cui tradizionalmente i corridori più forti e in forma possono guadagnare minuti rispetto agli altri. La tappa di oggi non ha un arrivo in salita ma è di certo la più difficile di questo Tour, e potrebbe anche essere la più determinante. Il dislivello totale è di 4.600 metri e ci sono sette Gran premi della montagna – cioè lunghe salite – tre dei quali sono stati definiti Hors categorie, cioè “fuori categoria” perché molto più difficili di tutti gli altri. La partenza è da Nantua e l’arrivo a Chambéry nel dipartimento della Savoia, nel sud-est della Francia.

Chambéry è a circa 270 metri sul livello del mare, prima di arrivarci i corridori dovranno però scalare – tra le altre – tre difficili salite che li porteranno a 1.300 metri d’altezza e, per due volte, oltre i 1.500 metri d’altezza. L’arrivo di Chambéry sarà dopo una discesa di oltre dieci chilometri e un tratto in pianura di circa 15 chilometri.

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Gli arrivi in salita sono relativamente semplici: a qualche chilometro dalla fine della tappa, chi ha ancora energie prova a staccare gli altri; e se ne ha abbastanza e sceglie bene come e dove attaccare, arriva davanti a tutti. È quello che ha fatto Fabio Aru nella quinta tappa, con arrivo a La planche des belles filles. Una tappa come quella di oggi è invece molto più difficile tatticamente, oltre che dal punto di vinta fisico. I favoriti per il Tour dovranno, insieme alle loro squadre, decidere se provare ad attaccare su una delle prime salite o se aspettare l’ultima. Per attaccare prima, a molti chilometri dall’arrivo, servono due cose: la giusta condizione fisica e la voglia di rischiare. Prima si attacca più si ha possibilità di guadagnare; ma, allo stesso tempo, prima si attacca e più aumenta il rischio di stancarsi troppo, per poi magari vedersi recuperati e superati dagli altri avversari. Tutto questo sapendo tra l’altro che alla fine ci sono quei chilometri in pianura: sono sufficienti perché un gruppo di corridori che collaborino dandosi il cambio possa recuperare diversi secondi (ma anche un paio di minuti) a uno o due corridori davanti a loro. In sintesi: non basta andare più forte di tutti e affrontare bene le salite; sono necessari molti altri calcoli.

Le Tour de France 2016 - Stage FifteenIl Grand Colombier nel 2016 (Chris Graythen/Getty Images)

Sarà di sicuro una tappa difficile, ma anche bella per i paesaggi di montagna, i tornanti, le facce stanche in salita e le discese a 70 chilometri orari. Potrebbe diventare bellissima se qualcuno dei favoriti per la maglia gialla dovesse decidere di andare a tutta fin dalle prime salite, scegliendo di rischiare e improvvisare un attacco da lontano. Uno di quelli da tenere d’occhio, in questo caso, è Fabio Aru: fin qui è sembrato quello più in forma di tutti, ed è uno a cui piace attaccare, anche rischiando, anche da lontano. Tenerlo d’occhio sarà facile, perché indosserà la maglia da campione italiano.

Altri corridori noti per i loro attacchi sono il francese Romani Bardet e lo spagnolo Alberto Contador. È un po’ meno probabile – ma potrebbero comunque farlo – che a fare azioni di questo tipo siano l’australiano Richie Porte (sta bene, ma si dice ami un po’ meno gli azzardi e, forse, preferisca la sicurezza di un possibile podio ai rischi conseguenti a un attacco finito male) e il colombiano Nairo Quintana (che però non è famoso per i suoi attacchi, ed è anche sembrato un po’ meno in forma degli altri). Intanto, in maglia gialla c’è Chris Froome: è il più forte di tutti a cronometro e negli ultimi anni lo è spesso stato anche in salita. Ha vinto il giro in tre delle ultime quattro edizioni e ha la squadra più forte, utilissima in una tappa come quella di oggi. In ogni caso, ora i distacchi tra i principali favoriti sono questi. E quasi sicuramente ora di questa sera ci saranno dei cambiamenti.

– Froome è in maglia gialla
– Aru: +14 secondi
– Porte: +39
– Bardet: +47
– Contador: +52
– Quintana: +54

Com’è fatta la tappa

È lunga 181 chilometri e la partenza sarà alle 11.45. La si potrà seguire su Eurosport e su Rai Sport e, nel pomeriggio, su Rai Tre. Si parte dai circa 500 metri d’altezza di Nantua e c’è subito una salita: dopo poco più di 10 chilometri il gruppo sarà già ai 1.144 metri del Col de Bérentin. È la salita su cui partiranno i corridori che non puntano alla maglia gialla e hanno già diversi minuti di ritardo da Froome. Insieme a loro potrebbero partire anche i gregari di corridori come Aru, Contador e Bardet, così da portarsi avanti e farsi trovare pronti nel caso in cui i loro capitani dovessero decidere di attaccare.

Dopo il Col de Bérentin, una ventina di chilometri di discesa, un po’ di su-e-giù e poi uno dopo l’altro (salita-discesa-salita-discesa) il Col de la Biche e il Grand Colombier. Il primo è lungo più di 10 chilometri con una pendenza media del 9 per cento; il secondo è un po’ più lungo ma anche un po’ più ripido, con diversi tratti sopra il 10 per cento e un pezzo al 22 per cento. La salita per il Col de la Biche inizierà verso le 13.30 (minuto più minuto meno, in base a come pedaleranno i ciclisti) e l’arrivo sul Gran Colombier sarà intorno alle 15. Il Gran Colombier sarà scalato da una strada mai fatta prima al Tour: è nota come la Direttissima e ha tratti al 22 per cento di pendenza. Se qualcuno dei migliori dovesse attaccare qui, la tappa potrebbe diventare la più bella di questo Tour.

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Potrebbe essere una tappa molto interessante anche con un attacco sull’ultima salita, perché mancheranno comunque diversi chilometri all’arrivo e i corridori ci arriveranno già piuttosto stanchi. L’ultima salita, il Mont du Chat, finirà a 25 chilometri dall’arrivo e i corridori ci passeranno più o meno tra le 16.20 e le 17. È lunga poco meno di nove chilometri e la pendenza media è oltre il 10 per cento. Nell’ultimo tratto ci sono una discesa e un piano: e anche lì potrebbero succedere molte cose, dipenderà tutto da chi sarà dove e, ovviamente, da quanto sarà stanco.

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