(Jacques-Louis David, La morte di Seneca, 1773, Parigi, Petit-Palais)

Maturità 2017: la traduzione della versione di Seneca

"Il valore della filosofia" è il brano della seconda prova di latino al liceo classico, tratto dalla raccolta "Lettere a Lucilio"

(Jacques-Louis David, La morte di Seneca, 1773, Parigi, Petit-Palais)

Dopo la prima prova di italiano di ieri, oggi e si è tenuta la seconda prova dell’esame di maturità: per il liceo classico è la traduzione di un brano latino di Seneca tratto dalle Lettere a Lucilio (allo scientifico c’era un problema che riguardava una bicicletta che ha le ruote quadrate). Il testo della versione è piuttosto famoso ed è presente in alcuni libri scolastici: qualcuno fra gli studenti che hanno sostenuto l’esame potrebbe averlo già tradotto durante i suoi studi. Trai i filosofi e gli scrittori latini Seneca è uno dei più conosciuti e studiati, nonché uno degli autori più scelti per la prova di latino alla maturità: è già stato scelto quattro volte dal 2000 ad oggi. Il brano riguarda un tema molto caro a Seneca: l’importanza della pratica della filosofia nella vita di tutti i giorni.

(testo originale)

Lettere a Lucilio (XVI, 3-5)
Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliquā oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hāc nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hāc petendum est. Dicet aliquis, “Quid mihi prodest philosophia, si fatum est? Quid prodest, si deus rector est? Quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.” Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.

(traduzione)

La filosofia non è un sapere alla portata di tutti e non è fatta per essere esibita. Non sta nelle parole ma nei fatti. E non si pratica per questo motivo, affinché la giornata trascorra con una qualche piacevolezza, oppure affinché la nausea venga rimossa dai momenti morti. Crea e forma lo spirito, regola la vita, controlla le azioni, mostra ciò che va fatto e ciò che va evitato, siede al timone e mantiene la rotta attraverso i pericoli delle cose che si agitano. Senza di lei, nessuno può vivere in maniera sfrontata, con tranquillità. In ogni momento succedono un sacco di problemi che hanno bisogno di una soluzione, che dev’essere richiesta a lei. Qualcuno dirà: «A che mi serve la filosofia, visto che esiste il destino? A che mi serve, se tanto è dio che decide? A che serve, se (invece) regna il caso? Infatti, le cose certe non possono cambiare, e nulla può essere preparato contro quelle che non si conoscono; eppure, o un dio ha preso possesso delle mie facoltà mentali e ha deciso (al posto mio) cosa fare, o il caso non lascia nessuno spazio per una mia decisione». Qualunque (ragione) esista davvero fra queste, Lucilio, o se anche esistano tutte, bisogna praticare la filosofia: sia che il destino ci incateni con la (sua) legge inesorabile, sia che un dio padrone di tutto l’universo abbia predisposto tutto quanto, sia che il caso metta in movimento e agiti le faccende umane senza un ordine, la filosofia deve proteggerci. Questa (la filosofia) ci spingerà a obbedire di buon grado a dio, e controvoglia alla sorte; ti insegnerà a seguire dio e a sopportare il destino.