• Cultura
  • mercoledì 21 Giugno 2017

Versione di latino alla maturità, i consigli per tradurla meglio

Nessuno dei quali prevede sottolineare o cerchiare delle cose con la matita, tranquilli

Gli studenti del liceo classico che stanno sostenendo l’esame di maturità hanno sentito decine di consigli su come tradurre al meglio il testo latino della seconda prova: sottolinea questo, non sottolineare niente, leggi tutto il brano prima di iniziare a tradurre, leggi solo la prima frase, cerchia i verbi, i nomi, le parti che non si capiscono, e così via. Per evitare di aggiungere ulteriore confusione, abbiamo pensato ad alcuni consigli rapidi da leggere e di buon senso (nessuno dei quali suggerisce ad esempio di cambiare il proprio metodo di tradurre dopo cinque anni: ognuno ha il proprio).

– leggi anche: La traduzione della versione di Seneca uscita alla maturità 2017

Occhio al titolo: specialmente negli ultimi anni, sono pensati per dare più indicazioni possibili sul contesto e il significato del testo. Nel 2015, per introdurre una versione di Tacito, il Ministero aveva anche allegato un breve sommario di tre righe, come fanno sempre più testi scolastici.

Sfruttare il dizionario: nel caso degli autori di prosa più famosi – che sono anche quelli che vengono scelti con più frequenza per le versioni di maturità – i dizionari più aggiornati contengono anche informazioni sull’uso che un certo autore fa di quel verbo, o magari una frase già tradotta proprio da quel brano. È una buona ragione per cercare tutte le parole della versione, anche per evitare errori sui cosiddetti falsi amici.

Meglio fare la brutta copia: per seguire meglio cosa sta dicendo un testo latino, è meglio tradurlo piuttosto letteralmente una prima volta, anche per seguire un criterio di uniformità (e quindi tradurre nello stesso modo le parole che si ripetono più volte, ad esempio). In un secondo momento si può rileggere la traduzione e sistemarla per renderla più fluida per un lettore italiano. Cosa che ci porta al punto successivo.

Non inserire cose che non ci sono: è una tentazione piuttosto forte, quando si scrive la bella copia della traduzione (e anche legittima, in certi casi: il latino è una lingua molto più sintetica dell’italiano). Il problema è che in caso di traduzioni particolarmente creative, il professore che corregge la versione potrebbe ritenere che un certo passaggio sia stato tradotto liberamente perché non è stato capito. Aggiungere aggettivi e avverbi che non sono presenti nel testo latino, ad esempio, è particolarmente rischioso, visto che esattamente come in italiano anche in latino sono una parte importante della frase. Se nel testo latino non ci sono, ci sarà un motivo.

Uno degli errori più frequenti ed evitabili: prima di consegnare la bella copia della versione, è meglio ricontrollare di aver tradotto tutti i verbi in maniera corretta. Sbagliare il modo o il tempo è considerato un errore molto grave, da ginnasio: meglio impiegare dieci minuti in più, ed evitare brutte figure.