Poliziotti davanti alla casa di Salman Abedi, a Manchester (OLI SCARFF/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • mercoledì 24 Maggio 2017

Manchester non ha scoperto oggi il terrorismo islamista

L'attentato al concerto di Ariana Grande non è il primo episodio che lega la città all'ISIS: è una storia che dura da diversi anni

Poliziotti davanti alla casa di Salman Abedi, a Manchester (OLI SCARFF/AFP/Getty Images)

L’attentatore suicida che lunedì sera ha ucciso 22 persone al concerto di Ariana Grande a Manchester si chiamava Salman Abedi, aveva 22 anni ed era cittadino britannico figlio di immigrati libici. La polizia sta indagando per capire se facesse parte di una rete terroristica più ampia, come sembrano suggerire le informazioni disponibili finora e le dichiarazioni delle autorità britanniche: non solo perché l’attentato è stato compiuto facendo esplodere una bomba – un’arma non così semplice da costruire per una persona che agisca completamente da sola – ma anche perché la polizia ha già compiuto diversi arresti. Per avere delle certezze sulla presunta appartenenza di Abedi a una più ampia rete estremista bisognerà aspettare ulteriori sviluppi nelle indagini, ma intanto si può già dire qualcosa: per esempio che Manchester è considerata la terza città inglese per numero di terroristi e che già in passato era stata coinvolta in diverse storie legate al terrorismo e allo Stato Islamico, il gruppo che ha rivendicato l’attentato.

Abedi era nato nel 1995 a Manchester, poco dopo che i suoi genitori erano arrivati nel Regno Unito da Tripoli per scappare dal regime dell’ex presidente libico Muammar Gheddafi. Abedi, insieme a suo fratello Ismail, frequentava la moschea locale di Didsbury, dove il padre era un personaggio molto conosciuto e apparentemente contrario all’ideologia jihadista. Non sembra che la moschea fosse monitorata per qualche attività estremista e lo stesso imam, Mohammed Saeed, aveva criticato più volte sia l’estremismo islamista che lo Stato Islamico. Per tutte queste ragioni non è ancora chiaro dove si sia radicalizzato Abedi; se in Libia, il suo paese di origine; in Siria, paese che secondo l’intelligence britannica avrebbe visitato di recente; oppure a Manchester, già città di origine di diversi jihadisti.

Uno dei jihadisti più noti di Manchester è Abdalraouf Abdallah, 23 anni, che il luglio dello scorso anno fu condannato a cinque e anni e mezzo di prigione per avere cercato di aiutare altri jihadisti della città a unirsi allo Stato Islamico. Tra gli altri, Abdallah cercò di aiutare Stephen Gray, reduce della RAF (Royal Air Force, l’aeronautica militare britannica), ad andare in Siria. Abdallah, così come Abedi, è figlio di dissidenti libici che si opponevano a Gheddafi. Durante la rivoluzione, Abdallah andò in Siria a combattere Gheddafi con un gruppo chiamato “Brigata dei martiri del 17 febbraio”, la milizia islamista considerata allora la meglio armata della Libia orientale. L’antiterrorismo britannico non sta controllando solo eventuali legami tra Abedi e Abdallah, ma anche quelli tra Abedi e Raphael Hostey, anche lui di Manchester, che negli ultimi anni aveva reclutato decine di giovani britannici che volevano andare a combattere con lo Stato Islamico. Hostey era cresciuto a un chilometro e mezzo di distanza dalla casa di Abedi, nel quartiere di Fallowfield, a sud del centro. È stato ucciso lo scorso anno in un attacco aereo in Siria. Di storie simili ce ne sono state diverse a Manchester, negli ultimi anni.

Manchester era finita in mezzo a un’altra storia di terrorismo, che – usando le parole di BBC – sembrava uscita da un romanzo di John Le Carré. Nel luglio 2015 un uomo inglese si incontrò con un membro della cellula dello Stato Islamico in Francia e Belgio, la stessa responsabile degli attentati di Parigi del novembre 2015 e di quelli di Bruxelles del marzo 2016. L’incontro si tenne a Birmingham, una città a 130 chilometri a sud di Manchester, e il membro dello Stato Islamico era Mohamed Abrini, 31 anni, doppia cittadinanza belga e marocchina e accusato di avere partecipato sia agli attentati di Parigi che a quelli di Bruxelles. Dopo avere ricevuto 3mila sterline dall’uomo inglese, Abrini andò a Manchester, dove si fermò per due notti. Si sa che fece delle fotografie all’Old Trafford, lo stadio del Manchester United, ma non è chiaro se con lo scopo di valutare la possibilità di un attentato o per altri motivi. Non è chiaro nemmeno se si incontrò con qualche jihadista locale di Manchester. Sembra che le autorità, comunque, stiano approfondendo anche questa pista investigativa.