I giocatori dell'Ajax festeggiano il gol di Kasper Dolberg nella semifinale di andata di Europa League contro il Lione (JEAN-PHILIPPE KSIAZEK/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 24 Maggio 2017

L’Ajax è tornato grande

E di nuovo con una squadra piena di giovani molto forti, come spesso nella sua storia: stasera si gioca la vittoria dell'Europa League

I giocatori dell'Ajax festeggiano il gol di Kasper Dolberg nella semifinale di andata di Europa League contro il Lione (JEAN-PHILIPPE KSIAZEK/AFP/Getty Images)

Appena due anni fa si parlava di quanto l’Ajax, la squadra più importante dei Paesi Bassi e uno dei club più prestigiosi d’Europa, si trovasse in un lungo periodo di difficoltà, con una società divisa, senza spunti o strategie in grado di migliorare i deludenti risultati ottenuti nelle coppe europee negli ultimi dieci anni. Nonostante non abbia mai smesso di vincere regolarmente l’Eredivisie – la prima divisione olandese – la storia e la grande tradizione della squadra di Amsterdam fanno si che l’ambiente che circonda il club sia sempre molto esigente: non basta vincere, bisogna farlo bene e avere sempre dei programmi per il futuro, alimentando continuamente la “catena” che collega la prima squadra al suo famoso settore giovanile, uno dei meglio organizzati e più produttivi al mondo. Ora però, dopo anni di polemiche e contrasti fra dirigenti e filosofie opposte, l’Ajax si sta preparando a giocare la sua prima finale europea dal 1996, con una squadra giovanissima da cui ci si può aspettare di tutto, e che sembra promettere moltissimo per il futuro.

 

Fino a metà degli anni Novanta l’Ajax, a detta dei risultati ottenuti e di quello che sostennero molti allenatori e giocatori che ebbero l’occasione di giocarci contro, era una delle squadre migliori d’Europa. L’argentino Jorge Valdano, allenatore del Real Madrid fra il 1994 e il 1996, la incontrò due volte nei gironi di Champions League, e perse entrambe le partite. Parlando dei suoi incontri con l’Ajax, Valdano disse: “Non è una squadra, è il cuore di un tornado. È come le macchine che asfaltano le strade, e noi siamo rimasti sotto il rullo”. Fra il 1994 e il 1996 l’Ajax fu per l’ultima volta nella sua lunga storia una delle più grandi squadre d’Europa, anche se il divario fra i campionati dei grandi paesi e i cosiddetti campionati minori iniziava già ad essere marcato. In quegli anni arrivò a giocarsi due edizioni consecutive della finale di Champions League: vinse la prima, nel 1995, battendo a Vienna il Milan di Fabio Capello, e perse l’anno successivo contro la Juventus di Marcello Lippi. In quell’Ajax ci giocavano Edwin Van Der Sar, Danny Blind, i fratelli de Boer, Edgar Davids, Clarence Seedorf, Jari Litmanen, Marc Overmars e Patrick Kluivert. Tutti giocatori che, una volta conclusa la loro carriera all’Ajax, continuarono a essere protagonisti nelle migliori squadre del continente, vincendo ancora e ritagliandosi un posto fra le leggende del calcio europeo.

Nelle stagioni immediatamente successive alle due finali di Champions League, tuttavia, molti giocatori iniziarono a lasciare la squadra molto presto e ancora giovani, per andare a giocare all’estero – in campionati più ricchi e prestigiosi – grazie alla sentenza Bosman, che nel 1995 stabilì la libertà di movimento dei lavoratori in tutta l’Unione Europea e abolì il limite di giocatori stranieri per tutte le squadre di calcio. L’Ajax perse in poco tempo molti dei suoi giocatori migliori, alcuni dei quali svenduti pur di evitare che accettassero un contratto con un club estero e se ne andassero da Amsterdam a parametro zero.

Iniziò un periodo di declino, anche se chiamarlo così sembra quanto meno esagerato, se si pensa ai veri declini di altre squadre di calcio. Dagli anni Novanta a oggi, infatti, l’Ajax ha vinto sette campionati olandesi e non ha mai terminato una stagione più in basso del quarto posto. Ha continuato a crescere e vendere alcuni dei migliori giocatori d’Europa – anche se molto più rapidamente rispetto al passato – fra cui Cristian Chivu, Zlatan Ibrahimovic, Rafael van der Vaart, Maxwell, Luis Suarez e l’ultimo grande talento olandese cresciuto nel suo settore giovanile, Wesley Sneijder, campione d’Europa con l’Inter nel 2010. Ma alla società che negli anni Settanta cambiò il calcio europeo, il quadro generale sembrò indicare il periodo più negativo della storia della squadra. L’ultima partecipazione a una fase a eliminazione diretta di Champions League risale al 2006. Negli ultimi dieci anni, la squadra ha vinto nei Paesi Bassi, ma senza offrire niente di nuovo nel gioco, e molti dei suoi migliori giocatori sono stati comprati da altre squadre olandesi, o direttamente dall’estero, senza passare prima per il suo settore giovanile, o per la squadra riserve che milita nella seconda divisione olandese.

Un gran gol segnato dallo Jong Ajax quest’anno nella partita di seconda divisione contro il Cambuur.

Nel 2008, per avere un resoconto dettagliato degli ultimi dieci anni di attività, venne istituita una commissione interna al club, che analizzò nel dettaglio l’andamento dell’intera società. Il rapporto conclusivo stilato dalla commissione descriveva una gestione inefficiente e non in linea con quelle passate. Fra i punti negativi venivano citati soprattutto i frequenti cambi di allenatore, i numerosi acquisti di giocatori né giovani né talentuosi, ritenuti non idonei ad una squadra come l’Ajax, e il ritardo nello scouting nazionale, che costrinse la società a spendere molto per rimediare ai propri errori, comprando da altre squadre olandesi giocatori su cui sarebbe potuta arrivare prima, come accadde per gli attaccanti Luis Suarez, acquistato dal Groningen, e Klaas-Jan Huntelaar, comprato dall’Heerenveen.

Tradizionalmente l’Ajax viene gestito perlopiù dai suoi ex giocatori, com’è capitato al suo giocatore più famoso, Johan Cruijff, che dopo avervi giocato l’allenò fra il 1985 e il 1988 e fu nominato presidente nel 2010. In quegli anni – parliamo del primo decennio dei Duemila – Cruijff seguì molto da vicino le vicende dell’Ajax – anche nel periodo in cui ricoprì la carica di presidente del Barcellona – e in concomitanza con il lavoro della commissione pubblicò diversi interventi critici sulla gestione della società, riguardanti anche il settore giovanile, un tempo punto di forza della squadra. Cruijff entrò nuovamente a far parte della dirigenza, ma iniziò fin da subito ad avere contrasti con i consiglieri del club. Contrasti che si intensificarono dopo l’ingresso in dirigenza di Louis Van Gaal, uno degli allenatori olandesi più vincenti degli ultimi decenni. L’antipatia reciproca e le differenze nei metodi di gestione fra Cruijff e Van Gaal — note a tutti nell’ambiente — causarono scontri e addirittura battaglie legali, che portarono in breve tempo all’abbandono di entrambi, senza aver avuto tempo e modo di risollevare la gestione del club.

Fra il 2010 e il 2016 la società affidò il ruolo di allenatore a Frank de Boer, un altro ex giocatore. I risultati in Eredivisie furono più soddisfacenti del solito, e la squadra vinse il campionato per quattro anni di fila. Ma pur continuando a disporre di ottimi talenti, l’Ajax non riuscì a migliorare i propri risultati nelle coppe europee, subendo peraltro ripetute sconfitte ed eliminazioni per mano di squadre più piccole e meno blasonate. Agli scarsi risultati in Europa si aggiunsero le critiche per il gioco poco spettacolare della squadra e per un campionato perso incredibilmente all’ultima giornata.

Nella storia dell’Ajax, gli ultimi importanti successi sono arrivati quando la squadra aveva un’eta media molto bassa per gli standard europei, anche se non eccessivamente giovane: fra il 1994 e il 1996 era compresa fra i 22 e i 23 anni. La rosa era composta per la grande maggioranza da giocatori fra i 17 e i 24 anni, aiutati però dalla presenza di alcuni trentenni di grande esperienza, come il capitano Danny Blind e l’ex milanista Frank Rijkaard.

Dopo aver apparentemente risolto i problemi interni alla dirigenza – grazie anche all’ingresso in squadra di Edwin van der Sar e Marc Overmars – la scorsa estate la società ha scelto l’olandese Peter Bosz come nuovo allenatore, in sostituzione di Frank de Boer. Da giocatore e allenatore, Bosz non aveva mai avuto esperienza nell’Ajax: in precedenza era stato allenatore del Maccabi Tel Aviv, squadra israeliana il cui direttore sportivo è tuttora il figlio di Cruijff, Jordi, anche lui ex calciatore cresciuto nelle giovanili dell’Ajax. Bosz è stato ingaggiato con l’obiettivo di riportare nuovamente il gioco e il settore giovanile al centro del progetto di una nuova crescita del club, storicamente noto per prediligere un calcio divertente e offensivo. Per aiutare il lavoro di Bosz, in estate la società ha venduto diversi giocatori il cui “ciclo” all’Ajax sembrava esaurito: il portiere Jasper Cillessen è andato al Barcellona, il Napoli ha acquistato Arek Milik, il centrocampista serbo Nemanja Gudelj, 25 anni, è stato venduto in Cina e Anwar El Ghazi in Francia, al Lille. Per completare la squadra, che oltre ai nomi citati ha ceduto anche due giovani talenti come Riechedly Bazoer e Viktor Fischer, sono stati acquistati principalmente giocatori in età compresa tra i 20 e i 24 anni, e uno decisamente più esperto: il difensore tedesco Heiko Westermann, 33 anni. Ma la scelta più importante è stata quella di promuovere in prima squadra ben sette giocatori provenienti dalle giovanili.

L’Ajax ha giocato l’ultima partita di campionato, che avrebbe anche potuto vincere, con una coppia di centrali formata dal 17enne Matthijs de Ligt, che ha già esordito in nazionale (non è andata molto bene, ma avrà tempo per rifarsi), e dal ventenne colombiano Davinson Sánchez, un colpo di mercato estivo sottratto alle richieste dei ricchi club europei. Contando anche i terzini, la difesa titolare non superava i 21 anni. In porta gioca il camerunense André Onana, che ha 21 anni ed è stato comprato dall’Ajax dopo essere cresciuto nell’accademia giovanile fondata da Samuel Eto’o e tre anni passati nel settore giovanile del Barcellona. Onana è titolare dalla terza partita di campionato, e dopo la partenza di Cillessen, Bosz lo ha preferito all’esperto Tim Krul, ex portiere del Newcastle e della nazionale olandese.

Un momento di tenerezza fra Van der Sar e Onana dopo la semifinale di ritorno di Europa League.

A centrocampo, invece, i ventenni Frenkie de Jong e Donny van de Beek hanno giocato assieme al giocatore più completo dell’Ajax, il 24enne Davy Klaassen. L’età media dell’attacco titolare è ancora più bassa: ci giocano infatti Justin Kluivert (18), figlio di Patrick, il danese Kasper Dolberg (19) e il brasiliano David Neres (20). Dolberg è stato il giovane più sorprendente della rosa, e la sua crescita nel corso della stagione è stata impressionante. È il capocannoniere della squadra, con 16 gol segnati, ed è riuscito a rimpiazzare Milik, che prima di trasferirsi al Napoli era l’attaccante più importante e prolifico della rosa. Di talenti, poi, ce ne sono anche altri, su tutti il ceco Vaclav Cerny (19), il colombiano Mateo Cassierra (20) e l’attaccante del Burkina Faso Bertrand Traoré, preso in prestito dal Chelsea e autore di nove gol. Fra tutti questi giovani, ci sono alcuni giocatori ben più esperti, come Westermann e il mediano danese Lasse Schöne, trent’anni, cinque dei quali passati ad Amsterdam.

L’Ajax di Bosz, con un’età media inferiore ai 23 anni, ha perso l’Eredivisie arrivando al secondo posto, a un solo punto di distanza dal Feyenoord. Ma la stagione della squadra non è finita, perché dopo aver eliminato il Legia Varsavia ai sedicesimi, il Copenaghen agli ottavi, lo Schalke 04 ai quarti e il Lione – una delle favorite per la vittoria – in semifinale, il 24 maggio giocherà contro il Manchester United a Stoccolma la sua prima finale di una coppa europea – in questo caso l’Europa League – dopo l’ultima persa a Roma contro la Juventus, 21 anni fa. Contro una squadra sulla carta nettamente più forte come il Manchester United di José Mourinho, l’Ajax parte molto sfavorito. Ma con una rosa composta perlopiù da giocatori nati fra il 1993 e il 1999 sembra non abbia nulla da perdere, e per il futuro solo grandi prospettive.