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  • sabato 13 maggio 2017

Alla fine si vota davvero, in Palestina

Dopo averle rinviate più volte, oggi si tengono le elezioni amministrative: ma solo in Cisgiordania, e i candidati provengono quasi esclusivamente da Fatah

(ABBAS MOMANI/AFP/Getty Images)

Sono in corso le elezioni amministrative per rinnovare le assemblee locali di 145 città e paesi palestinesi, che negli scorsi mesi erano state rinviate più volte. I seggi hanno aperto alle 7 di mattina locali – le 6 di mattina italiane – e chiuderanno alle 19, le 18 italiane. Non si vota però su tutto il territorio palestinese: le elezioni si tengono solamente in Cisgiordania perché Hamas, il movimento politico-terrorista islamista che governa la Striscia di Gaza, le ha boicottate per protesta contro le modalità con cui sono state organizzate dal governo palestinese. I candidati, inoltre, provengono quasi tutti dal partito laico e moderato Fatah, che sostiene l’attuale presidente palestinese Mahmoud Abbas, perché gli altri partiti principali hanno rifiutato di presentare candidature, anche loro in protesta contro il governo. Harry Fawcett, giornalista di Al Jazeera che si occupa di Cisgiordania, le ha definite “elezioni a partito unico”, cioè interne a Fatah.

Nonostante non abbia presentato propri candidati, Hamas ha comunque invitato i palestinesi a partecipare alle elezioni di oggi, riconoscendo il “ruolo cruciale” che le assemblee locali hanno nell’opporsi a Israele e a promuovere gli interessi degli abitanti della Cisgiordania. Non è ancora chiaro se i primi risultati saranno diffusi stasera o nei prossimi giorni. Ci si aspetta che votino più o meno 800mila palestinesi sui circa 3 milioni che secondo le stime ufficiali abitano in Cisgiordania.

Le elezioni erano molto attese per vari motivi: principalmente perché in Palestina il Parlamento non viene rinnovato da 10 anni, e le amministrative erano considerate una prova generale in vista delle “vere” elezioni, promesse da anni dal governo palestinese. Originariamente erano previste per l’8 ottobre 2016: a settembre però la Corte Suprema le sospese spiegando che i tribunali della Striscia di Gaza avevano escluso delle liste elettorali di Fatah nonostante non avessero l’autorità per farlo (il governo palestinese non riconosce la sovranità dei tribunali di Hamas sulla Striscia). La Commissione elettorale palestinese, accogliendo la sentenza della Corte, aveva raccomandato al governo controllato da Fatah di ri-organizzarle solo dopo essersi accordato con Hamas per tenerle anche nella Striscia di Gaza: è dal 2006 infatti che Cisgiordania e Striscia di Gaza non votano alle stesse elezioni, e la cosa avrebbe potuto contribuire a riavvicinare Fatah e Hamas. Invece, dopo dei negoziati infruttuosi, Fatah e il governo palestinese hanno deciso di organizzarle lo stesso, solamente in Cisgiordania.

Dopo la prima sospensione, Hamas aveva descritto come “politica” la scelta della Corte Suprema – che ha sede a Ramallah, la stessa città dove risiede il governo palestinese – spiegando che Fatah temeva una vittoria di Hamas sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania. Da diversi anni Hamas è data in vantaggio da diversi sondaggi sia in Cisgiordania sia nella Striscia di Gaza, ma una sua eventuale vittoria alle elezioni legislative causerebbe quasi certamente nuove tensioni con Israele e metterebbe fine al potere di Fatah all’interno delle strutture governative palestinesi.

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