Kylian Mbappe e Radamel Falcao dopo il primo gol segnato al Borussia Dortmund nel ritorno degli ottavi di Champions League (VALERY HACHE/AFP/Getty Images)
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  • martedì 2 Maggio 2017

Il Monaco ritorna sempre

È retrocesso, ha rischiato di restare senza proprietario, ma qualsiasi cosa gli succeda si ripresenta sempre con grandi squadre: e stasera gioca contro la Juve

Kylian Mbappe e Radamel Falcao dopo il primo gol segnato al Borussia Dortmund nel ritorno degli ottavi di Champions League (VALERY HACHE/AFP/Getty Images)

Ogni anno qualche squadra di calcio inizialmente poco considerata, o anche solo meno considerata di altre, disputa una stagione sorprendente, superando quelle squadre che sembravano dovessero fare meglio. Nei migliori dei casi riesce a competere anche per la vittoria delle più importanti competizioni a cui partecipa. Quest’anno una di queste squadre è in Italia, ed è l’Atalanta, quinta in classifica sopra Milan,Inter e Fiorentina e già sicura di finire il campionato con il miglior piazzamento della sua storia. La vera grande rivelazione della stagione calcistica europea, però, viene dal campionato francese, ed è il Monaco. Sembra strano indicarla come una rivelazione, dato che da tre anni conclude la Ligue 1 francese nei primi tre posti e due anni fa arrivò ai quarti di Champions League: ma i risultati che sta ottenendo quest’anno, e il modo in cui stanno arrivando, sono l’apice di un ciclo iniziato un paio di anni fa grazie al quale la squadra del Principato riesce a competere ai più alti livelli del calcio europeo.

Ogni anno le squadre dei cinque più importanti campionati europei hanno la possibilità di vincere dai due ai tre trofei. Se si considerano solo le squadre che partecipano alle due coppe europee, in una stagione una trentina di club competono per soli due trofei continentali. A questa trentina di squadre, solitamente le favorite e le più attrezzate per vincere, se ne possono aggiungere un’altra decina proveniente dai campionati meno importati. Questo vuol dire che in una stagione solo due squadre su circa cinquanta possono vincere una competizione europea. Fra queste cinquanta squadre, inoltre, c’è parecchia disparità, e quindi solo poche di queste, quelle con più mezzi, possono essere considerate fra le favorite fin dall’inizio delle competizioni.

A volte però, capita che le squadre più ricche e quotate non si trovino nelle condizioni di poter vincere. Perché in fin dei conti non c’è una formula esatta per costruire una squadra che sappia giocare in un certo modo, che disponga di giocatori con caratteristiche diverse e complementari, cercate e messe insieme nel miglior modo possibile da un allenatore. A volte vincono le squadre con il miglior gioco, altre quelle che dispongono di più calciatori di alto livello, altre ancora è l’affiatamento tra i giocatori a prevalere sulle migliori qualità degli avversari. In tutto questo, dopo almeno tre anni di crescita, il Monaco ha una squadra la cui forza va oltre le sue reali possibilità, tanto da arrivare a competere alla pari con le più ricche e forti del continente.

Il Monaco è una squadra competitiva, ma sulla carta inferiore ad almeno una decina di altre squadre: eppure si trova in semifinale di Champions League, e per questo può essere considerata una delle più forti d’Europa. Non è la prima volta che la squadra del Principato raggiunge questi livelli. La sua storia, iniziata nei primi anni Cinquanta con la partecipazione alla prima divisione francese, è fatta da cicli che si sono riproposti periodicamente. Le annate più vincenti hanno spesso coinciso con l’esplosione di gruppetti di giovani talenti che il Monaco ha sempre avuto nelle sue file – grazie al suo efficientissimo settore giovanile – tanto da essere considerata una delle squadre che più hanno influenzato il calcio francese negli ultimi trent’anni. Negli anni Novanta, per esempio, il Monaco vinse due campionati francesi, una coppa di lega, una coppa nazionale e arrivò a giocarsi una finale di Coppa delle coppe. In quel decennio il Monaco fu allenato da Arsène Wenger, che ora tutti conoscono come l’allenatore dell’Arsenal degli ultimi vent’anni, poi dall’ex nazionale francese Jean Tigana e infine da Claude Puel, uno degli allenatori francesi più apprezzati in attività.

Questi tre allenatori si trovarono ad allenare decine di giovani talenti che poi diventarono i più forti calciatori della loro generazione. La lista dei nomi è veramente lunga, e fa impressione: Lilian Thuram, Emmanuel Petit, Youri Djorkaeff, George Weah, Thierry Henry, David Trézéguet, Fabien Barthez, Ludovic Giuly e Willy Sagnol. In pratica mezza nazionale francese campione del mondo e d’Europa tra il 1998 e il 2000, oltre a uno dei più forti calciatori africani di sempre.

Quando il ciclo degli anni Novanta si esaurì (vennero tutti venduti alle più grandi squadre d’Europa) ne iniziò un altro, con l’ex juventino Didier Deschamps come allenatore. Il Monaco intanto continuò a far crescere decine di talenti, e affiancarli a una manciata di giocatori più esperti. Nel 2004, nel corso dell’edizione più strana nella storia della Champions League, il Monaco arrivò a giocarsi la finale dopo aver eliminato Real Madrid e Chelsea, ma la perse contro il Porto di José Mourinho. Da quell’annata iniziarono delle grandi carriere, quelle di Ludovic Giuly, Emmanuel Adebayor e Patrice Evra.

UEFA Champions League Quarter-Final, Second Leg: AS Monaco v Real MadridLa formazione del Monaco nella semifinale contro il Real Madrid. Da sinistra, in piedi: Hugo Ibarra, Jaroslav Plasil, Edouard Cissé, Dado Prso, Fernando Morientes, Flavio Roma. Accovacciati: Gaël Givet, Ludovic Giuly, Jérôme Rothen, Julien Rodriguez, Patrice Evra.

Nel 2005 Deschamps andò ad allenare la Juventus in Serie B e la sua partenza coincise con la fine di un altro ciclo. Negli anni successivi, tuttavia, il Monaco capitò nel periodo più difficile della sua storia recente, pur continuando ancora ad avere grandi talenti, come Yaya Touré e Jérémy Ménez. Il rendimento della squadra calò di anno in anno, fino ad arrivare alla retrocessione in Ligue 2 del 2011.

Nell’anno della retrocessione, tuttavia, iniziò anche un nuovo ciclo: il club venne comprato dal magnate russo Dmitrij Rybolovlev, all’epoca ritenuto uno dei cento uomini più ricchi del mondo. La squadra, allenata dall’italiano Marco Simone, ex calciatore del Monaco, non riuscì a ottenere la promozione al primo anno, ma nella stagione successiva, grazie all’ingaggio di Claudio Ranieri e a un investimento di circa trenta milioni di euro nell’acquisto di nuovi giocatori – parecchi per una squadra di seconda divisione francese – riuscì a tornare in Ligue 1. Nell’estate della promozione, Rybolovlev mise a disposizione del club, gestito dal dirigente ed ex diplomatico russo Vadim Vasilyev, circa 200 milioni da investire nel mercato, con i quali furono comprati Radamel Falcao, in quel momento uno dei centravanti più forti del mondo, il colombiano James Rodríguez e il portoghese João Moutinho dal Porto, Geoffrey Kondogbia, Anthony Martial e diversi calciatori d’esperienza, come Jérémy Toulalan, Ricardo Carvalho, Éric Abidal e Dimitar Berbatov.

Ranieri portò la squadra al secondo posto in campionato, ma nonostante il buon risultato, a fine stagione la dirigenza decise sorprendentemente di esonerarlo per ingaggiare il portoghese Leonardo Jardim dallo Sporting Lisbona, per cui pagò una clausola di circa tre milioni di euro. Nel frattempo la permanenza di Rybolovlev come proprietario sembrò a rischio, per una serie di ostacoli che si misero di traverso ai suoi progetti. Gli venne negata la residenza nel Principato, da lui richiesta dopo le voci di un’inchiesta delle autorità russe sulle sue attività nel paese, e in seguito al divorzio dalla moglie gli venne imposto di trasferirle circa 3 miliardi di dollari del suo patrimonio (circa la metà).

Oltre a questo, si aggiunse anche l’annuncio del presidente francese Francois Hollande di voler introdurre una tassa del 75 per cento sui compensi superiori al milione di euro. La proposta venne bloccata in un primo momento ma poi, nel dicembre del 2013, il Consiglio costituzionale francese la approvò dopo che il governo stabilì che per i lavoratori il pagamento della tassa sarebbe stato a carico dei datori di lavoro. Le squadre di calcio dovettero quindi pagare fra i 60 e i 70 milioni di euro in più di tasse, ma il Monaco, in quanto squadra del Principato, fu inizialmente esentata. Molti club francesi protestarono, e la federazione calcistica francese dovette imporre al Monaco un pagamento una tantum di circa 50 milioni di euro, unica condizione per poter continuare a giocare in Ligue 1.

Questi imprevisti ridimensionarono le ambizioni di Rybolovlev, che solamente un anno dopo i primi grossi investimenti decise di vendere i migliori giocatori della squadra, compresi Falcao e James Rodriguez. Paradossalmente, però, da quelle cessioni il Monaco iniziò a costruire la squadra che negli ultimi tre anni è arrivata per due volte ai quarti di finale di Champions League.

AS Monaco v Arsenal: UEFA Champions League Round of 16La formazione del Monaco nel 2014. Da sinistra, in piedi: Aymen Abdennour, Fabinho, Wallace, Geoffrey Kondogbia, Dimităr Berbatov, Danijel Subašić. Accovacciati: João Moutinho, Jérémy Toulalan, Nabil Dirar, Layvin Kurzawa, Anthony Martial.

Quest’anno il Monaco di Jardim si è superato ancora: è primo nella Ligue 1, con tre punti in più del Paris Saint-Germain a tre giornate dal termine, è arrivato in finale di Coppa di Francia e domani giocherà l’andata delle semifinali di Champions League contro la Juventus. È una squadra molto giovane, con un’età media di 25,3 anni, che da inizio stagione è trascinata dall’incredibile forma dei suoi giocatori più talentuosi: i terzini Djibril Sidibé e Benjamin Mendy, i mediani Tiemoué Bakayoko e Fabinho, il trequartista portoghese Bernardo Silva e il 18enne attaccante franco-camerunense Kylian Mbappé. A sostegno dei giovani, in ogni reparto c’è almeno un giocatore esperto: in attacco è tornato Falcao, che a 31 anni sembra essersi riavvicinato al Falcao che fece le fortune del primo Atletico Madrid di Simeone; a centrocampo c’è Joao Moutinho e in difesa l’ex capitano del Torino Kamil Glik, affiancato dal 32enne italiano Andrea Raggi.

Pep Guardiola, che con il Manchester City è stato eliminato dal Monaco negli ottavi di finale, è rimasto impressionato dalla forza e dalla condizione atletica di molti suoi giocatori. E in effetti vedendo le azioni più recenti del Monaco ci si rende conto di che intensità di gioco la squadra di Jardim riesca a sostenere. C’è poi il più grande talento della rosa: Kylian Mbappé, che a 18 anni e alla sua prima stagione in prima squadra è riuscito a segnare 24 gol in 38 partite, diventando anche il settimo marcatore francese di tutti i tempi in Champions League. Quest’anno inoltre, grazie al gioco offensivo imposto da Jardim, il Monaco è la squadra con il miglior attacco d’Europa, dopo il Barcellona, nonché una delle squadre più entusiasmanti da seguire.

È probabile che a fine stagione, qualunque siano i risultati, il Monaco venderà molti suoi giocatori, quasi sicuramente quelli nell’età migliore per farlo: già esperti e con la certezza che sappiano giocare al meglio anche nelle partite più importanti delle competizioni più difficili, quindi intorno ai 23 anni. In quella fascia di età il Monaco ha Bernardo Silva, Tiemoué Bakayoko, Fabinho, Djibril Sidibé e Benjamin Mendy. A loro si aggiunge Mbappé, un giocatore che ha raggiunto il livello dei compagni più grandi con quattro anni di anticipo, attirando di conseguenza l’interesse dei migliori club d’Europa. Al termine di questa stagione per il Monaco forse si chiuderà un altro ciclo, ma riguardando la sua storia non ci vorrà molto prima di rivederlo giocarsi i tornei più importanti d’Europa.