Come si arrabbia Jack Nicholson

E ogni volta in modo diverso: compie oggi 80 anni, recita da 60 e ha fatto pazzi e cattivi come nessun altro (ma non solo)

Jack Nicholson ha una grandissima qualità, che forse in certi casi è pure diventata un problema. Ha fatto vedere di essere un fenomeno nell’interpretare matti, pazzi, gangster, psicopatici, personaggi cattivi e, più in generale, gente che a un certo punto si arrabbia, dà di matto, sbrocca, si incazza. Ha aiutato la sua faccia – quel sorriso e quegli occhi – ma ci ha messo tantissimo lui, recitando. Quella faccia, e quella cosa che sia diventato così apprezzato per come si arrabbia, si sono forse trasformate in un problema: perché è difficile guardare Nicholson senza pensarci. Un problema poi superabile, in realtà, visto che Nicholson si è guadagnato dodici nomination all’Oscar (più di ogni altro attore): la prima nel 1970, l’ultima nel 2003, e almeno una ogni decennio (cosa successa a pochissimi altri attori). Sembrava avesse deciso di smettere di recitare (non lo fa da alcuni anni) e invece era diventato solo molto selettivo: reciterà nella versione americana di Vi presento Toni Erdmann. Intanto oggi compie 80 anni, Jack Nicholson.

Tre di quelle dodici nomination sono poi diventate Oscar, grazie ai suoi ruoli in Qualcuno volò sul nido del cuculo, Qualcosa è cambiato e Voglia di tenerezza: e in questi ultimi due film Nicholson ha fatto vedere di saper fare altro, oltre ad arrabbiarsi. Altri film in cui lo ha dimostrato sono: Easy Rider, Chinatown, Professione: Reporter, Il postino suona sempre due volte, Shining, RedsLe streghe di Eastwick, Batman, Codice d’onore, A proposito di Schmidt, The Departed e Non è mai troppo tardi. 

Almeno in cinque di questi film Nicholson ha fatto vedere come sa arrabbiarsi. Come fa a farlo così bene lo ha spiegato qualche mese fa un video del canale YouTube Nerdwriter1, uno dei migliori tra quelli che parlano di cinema. Il video, intitolato “l’arte della rabbia”, mostra diversi esempi di quella che è la qualità più evidente di Nicholson, e spiega che lui riesce ad andare sopra le righe in un modo sempre ragionato e ogni volta diverso. Un attore scarso sa arrabbiarsi in un modo; Nicholson si arrabbia ogni volta in maniera diversa. In certi casi «mostra come la rabbia possa possedere tutto il corpo», «altre volte la rabbia è solo nel suo spazio personale».

Nicholson iniziò a recitare presto, ma divenne famoso tardi. Il suo primo gran film – Easy Rider – lo fece dopo i trent’anni e quello che è forse considerato il suo migliore di sempre – Qualcuno volò sul nido del cuculo – lo fece a 37 anni, nel 1975. Poco dopo aver scoperto – grazie alla telefonata di un giornalista di Time che stava scrivendo di lui – che quella che per tutta la sua vita aveva creduto essere sua sorella era in realtà sua madre. Era infatti nato quando la madre naturale aveva 17 anni e quando il padre se n’era già andato. La nonna di Nicholson decise quindi di fingersi sua madre. Nicholson nacque il 22 aprile 1937 a Neptune City, nel New Jersey.

Se ne andò di casa a 17 anni: studiò recitazione e andò a vivere a Los Angeles, dove trovò lavoro come fattorino per la l’Hanna & Barbera Production, quella di Tom & Jerry. Era un modo per entrare nell’ambiente e provare a recitare. Per diversi anni Nicholson fece gavetta e B-movie e il suo primo ruolo al cinema fu nel 1958, in The Cry Baby Killer, un thriller drammatico. Vivendo e lavorando a Los Angeles conobbe tra gli altri Dennis Hopper, che recitò con lui e Peter Fonda in Easy Rider. Uno di quei film in cui ride: e anche quando ride, lo fa alla Jack Nicholson.

La vita di Nicholson fuori dal cinema è stata incredibilmente movimentata: molte relazioni (vere e attribuite), tante droghe e diversi anni con Marlon Brando come vicino di casa a Mulholland Drive, Beverly Hills, California. Nicholson è anche un grandissimo tifoso dei Los Angeles Lakers, al punto da vietare ogni tipo di gadget dei Boston Celtics sul set dei film a cui partecipa. Anche quando gira film ambientati a Boston, come nel caso di The Departed, quel film di Martin Scorsese in cui interpreta un gangster che fa questo.

Così, per farvi riprendere dai brividi di Nicholson che annusa ratti (in italiano è una talpa, cioè un infiltrato), Nicholson è anche in Mars Attack!, dove interpreta due ruoli. Uno finisce così:

La scena dell’ascia di Shining dovreste invece ricordarvela molto bene. Potreste però non sapere come fece Nicholson a prepararla, a entrare nel personaggio (quando il tuo personaggio è un marito psicopatico che in un hotel isolato dal mondo impazzisce e cerca di spaccare una porta con un’ascia per uccidere la moglie). Fa così:

È molto famosa anche l’arrabbiatura di Nicholson in Codice d’onore, contro Demi Moore e Tom Cruise: «You can’t handle the truth!» («Tu non puoi reggere la verità»). È poco prima dei tre minuti, ma il bello è anche vedere come sale piano piano, e poi esplode all’improvviso.

Nicholson non è però solo capace di arrabbiarsi, è solo che è così bravo da far dimenticare che sa fare altro. Come per esempio recitare praticamente senza parlare. Cosa che forse viene effettivamente più facile se la si fa insieme a Robert De Niro. Questa scena è da Gli ultimi fuochi, del 1976.

Questo invece è un Nicholson che parla molto, ed è pure masochista e ingenuo, in La piccola bottega degli orrori, un film del 1960 diretto da Roger Corman.

Questo è invece l’effetto che fa – almeno a Jennifer Lawrence – Jack Nicholson che viene a dirti che gli piace come hai recitato.