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  • domenica 16 aprile 2017

Kareem Abdul-Jabbar, l’unico

Storia e foto di uno dei giocatori di basket più forti di sempre, che però definire "giocatore di basket" è riduttivo: compie oggi 70 anni

(AP Photo/Gus Ruelas)

Oggi compie 70 anni Kareem Abdul-Jabbar, considerato uno dei più forti giocatori di basket di sempre, e uno dei pochi ad essersi ritagliato un’altra carriera dopo quella sportiva, altrettanto rilevante. Oggi Jabbar scrive romanzi, tiene conferenze e riceve premi e onoreficenze dalle più alte cariche americane per il suo impegno nello sport e nella cultura; ma è la stessa persona che detiene il maggior numero di punti segnati in NBA, e che ha inventato quello che è stato definito “il tiro più pericoloso mai visto in NBA”.

Jabbar, nato come Ferdinand Lewis Alcindor jr, ha esordito in NBA, il più importante campionato di basket statunitense, con i Milwaukee Bucks nel 1969. Sei anni dopo andò a giocare nei Los Angeles Lakers nel 1975, dove è rimasto fino al 1989 dando vita insieme a Magic Johnson a un tipo di basket particolarmente spettacolare, che i fan soprannominarono “showtime”. Ha vinto in tutto sei campionati (uno con i Bucks e cinque con i Lakers) e altrettanti titoli di MVP (miglior giocatore della stagione): il suo numero, il 33, è stato ritirato da tutte le squadre in cui ha giocato.

Nella sua carriera Abdul-Jabbar è divenuto celebre anche per il modo particolare in cui eseguiva un movimento del basket, il gancio, ovvero il tiro in salto effettuato allungando verso l’alto il braccio che tiene il pallone. Nel suo caso, grazie all’altezza di 218 centimetri e alla sua abilità nel saltare, dal suo movimento di gancio derivava una parabola di tiro talmente alta da prendere il nome di “gancio cielo” (“skyhook” in inglese).

Dopo la carriera sportiva, Abdul-Jabbar è diventato un personaggio importante nel panorama culturale americano: ha scritto diversi libri – il primo, l’autobiografia Giant Steps, è del 1983 – ed è intervenuto spesso su temi come il razzismo e la religione. Da qualche anno è diventato anche un opinionista per la celebre rivista TIME, di cui scrive soprattutto di politica e attualità. Per la sua attività culturale nel 2016 l’allora presidente americano Barack Obama lo ha premiato con la Medal of Freedom, la più importante decorazione per un civile.

Abdul-Jabbar, oltre che per la sua carriera sportiva e intellettuale, è noto anche per essersi convertito all’Islam nel 1964, quando studiava al college (cambiò anche il suo nome, che oggi significa “il nobile servitore dell’onnipotente”). Due anni fa in un articolo sul sito di Al Jazeera America raccontò la storia della sua conversione, spiegando che il suo avvicinamento all’Islam iniziò ai tempi del college quando aveva già ottenuto una certa notorietà come giocatore di basket: «Essere famoso mi rendeva nervoso. Ero ancora giovane quindi non riuscivo a capire perchè fossi così restio a stare sotto i riflettori. Negli anni successivi ho cominciato a capirlo meglio». Abdul-Jabbar spiegò che il cambio del nome è stato un modo per rifiutare tutto ciò che fosse connesso con la schiavitù degli afroamericani. Il suo nome originale, Alcindor, era quello di una famiglia di coltivatori francesi che furono padroni dei suoi antenati. Tenere quello stesso nome gli era sembrato un disonore.

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