Alcuni operai al lavoro sul palco su cui si svolgerà l'Eurovision Song Contest di quest'anno a Kiev, l'11 aprile 2017 (SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • sabato 15 Aprile 2017

La geopolitica all’Eurofestival

La Russia ha ritirato la sua partecipazione al noto festival musicale perché l'Ucraina ha vietato l'ingresso alla sua concorrente Yulia Samoylova: c'entra la Crimea

Alcuni operai al lavoro sul palco su cui si svolgerà l'Eurovision Song Contest di quest'anno a Kiev, l'11 aprile 2017 (SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images)

Il 13 aprile la Russia si è ritirata dall’Eurovision Song Contest, il concorso musicale organizzato dall’Unione europea di radiodiffusione (EBU), che si terrà a Kiev, in Ucraina, dal 9 al 13 maggio. L’Eurovision è il più grande concorso canoro del mondo ed è guardato da più di 200 milioni di telespettatori in più di diciotto paesi. La Russia ha preso questa decisione perché il 22 marzo l’Ucraina ha proibito l’ingresso entro i suoi confini a Yulia Samoylova, la cantante russa in concorso. A Samoylova è stato vietato l’ingresso nel paese perché nel 2015 si esibì in Crimea, il territorio ucraino occupato dalla Russia nel 2014, senza aver ricevuto il permesso necessario dalle autorità ucraine. Non è la prima volta che un guaio fra Russia e Ucraina si inserisce in un’edizione dell’Eurofestival.

Samoylova è affetta da una forma di atrofia muscolare e si muove grazie a una sedia a rotelle da quando era bambina: è diventata famosa dopo aver partecipato a Faktor A, la versione russa di X Factor, nel 2013. Avrebbe dovuto partecipare all’Eurovision Song Festival con la canzone “Flame Is Burning”. La direttrice generale dell’EBU Ingrid Deltenre aveva cercato di convincere le autorità ucraine a permettere che Samoylova potesse andare a Kiev per partecipare all’Eurovision dato che non costituiva un «rischio per la sicurezza», ma non è riuscita nel suo intento.

L’EBU ha criticato la decisione dell’Ucraina contro Samoylova per il fatto che l’Eurovision Song Contest non è una manifestazione politica – al contrario, fu fondato allo scopo di consolidare l’identità culturale europea attraverso un programma musicale – e ha provato a risolvere la situazione proponendo due possibili soluzioni di compromesso a Russia e Ucraina: far cantare Samoylova in Russia e trasmettere la sua performance su uno schermo durante l’Eurovision Song Contest, oppure permettere alla Russia di scegliere un nuovo concorrente da mandare al concorso, uno che potesse entrare in Ucraina. Tuttavia Pervyj kanal, la principale tv pubblica russa e quella che da anni trasmette l’evento, ha rifiutato entrambe le proposte e ha detto che non trasmetterà l’Eurovision.

La Nacional’na Telekompanija Ukraïny, la rete televisiva pubblica ucraina che trasmetterà l’Eurovision e che si occupa dell’organizzazione di questa edizione, ha accusato l’EBU di volersi intromettere nella politica dell’Ucraina e ha chiesto di non trasformarsi in uno «strumento di amplificazione di manipolazioni politiche estranee». In Ucraina la scelta della Russia di proporre Samoylova come concorrente è stata vista come strumentale. Il politologo Anton Shekhovtsov ha scritto che la Russia «ha proposto all’Ucraina due opzioni ed entrambe erano una trappola: se l’Ucraina avesse concesso l’ingresso a Samoylova, avrebbe violato la sua stessa legge e riconosciuto tacitamente l’annessione russa della Crimea, se invece fosse rimasta fedele alla legge (cosa che poi ha fatto), avrebbe indirettamente sporcato la sua immagine di paese che aderisce ai valori europei».

Già l’anno scorso l’Eurovision Song Contest si era inserito nello scontro tra Ucraina e Russia: la concorrente ucraina, Jamala, concorse e vinse con la canzone “1944” che parla della deportazione della sua famiglia e di 200mila altri tatari della Crimea in Asia centrale su ordine di Stalin durante la Seconda guerra mondiale. È stata proprio la vittoria di Jamala a far sì che l’edizione di quest’anno dell’Eurovision Song Contest fosse organizzata in Ucraina: il festival viene organizzato ogni anno in un paese diverso, quello del vincitore dell’edizione precedente, a meno che questo non si rifiuti di farlo. In Russia molti hanno sostenuto che la vittoria di Jamala fosse truccata.

Lo scontro tra Russia e Ucraina non è il primo problema nato intorno all’organizzazione dell’Eurovision Song Contest di quest’anno. Lo scorso febbraio 21 persone che facevano parte della commissione organizzativa del festival si erano dimesse dicendo che con il cambio del capo dell’organizzazione del festival (ora è Pavlo Hrytsak) i lavori di organizzazione erano stati bloccati. C’erano dubbi che il festival potesse essere organizzato nei tempi e con le risorse previste perché negli ultimi anni il governo ucraino sta riformando la Nacional’na Telekompanija Ukraïny: in precedenza era una televisione di stato, l’obiettivo della riforma è renderla indipendente pur restando un’azienda di servizio pubblico. Tra le varie misure prese a questo scopo c’è stato un taglio ai finanziamenti; il fatto che l’Ucraina si sia trovata a dover organizzare l’Eurovision ha ridotto ancora di più il budget della rete televisiva, a causa dei costi dell’evento. Hrytsak comunque ha detto che tutto sarà pronto entro la fine di aprile e che il budget per l’organizzazione dell’evento non verrà sforato.

Tra le novità dell’Eurovision di quest’anno ci sono il fatto che per la prima volta tra le canzoni partecipanti ce ne sarà una cantata in bielorusso e che per la prima volta a condurre il concorso saranno tre uomini. I tre conduttori sono famosi personaggi della televisione ucraina e si chiamano Oleksandr Skichko, Volodymyr Ostapchuk e Timur Miroshnychenko.

L’Italia ha partecipato all’Eurovision Song Contest (che da noi è chiamato anche Eurofestival) ininterrottamente dal 1956 al 1997 (vincendo nel 1964 con Gigliola Cinquetti e nel 1990 con Toto Cutugno), prima di interrompere la partecipazione fino al 2011: da allora la RAI ha deciso di partecipare all’Eurovision con il vincitore del festival di Sanremo, perciò quest’anno gareggerà Francesco Gabbani con “Occidentali’s Karma”.