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  • venerdì 31 marzo 2017

L’assurda fine della Steaua Bucarest

Per via di una lunga disputa con l'esercito, la leggendaria squadra di calcio romena ha un altro nome e di fatto non c'entra più nulla con quella campione d'Europa nel 1986

di Pietro Cabrio
Alin Tosca della Steaua Bucarest dopo la sconfitta nei preliminari di Champions League del 2015 contro il Partizan Belgrado (Srdjan Stevanovic/Getty Images)

La storia delle squadre di calcio dell’Europa dell’est – soprattutto quelle balcaniche – è caratterizzata da periodi contrastanti che poche altre squadre di calcio al mondo hanno vissuto. I club dell’est possono vantare Coppe dei Campioni, squadre fortissime, campioni che sono stati e sono tuttora protagonisti nei migliori club del mondo e nei migliori campionati d’Europa. Ma molte di loro, soprattutto le più importanti, hanno pagato l’instabilità politica della regione finendo in mezzo a scandali, violenze e addirittura guerre. Tutte queste cose, messe insieme, fanno sì che ancora oggi le squadre dell’est fatichino a sfruttare appieno la grande tradizione calcistica della regione. Nel campionato delle potenzialità sprecate, la Steaua Bucarest primeggia: la squadra più nota del campionato romeno sta infatti passando probabilmente il periodo più brutto della sua storia, e in passato ce ne sono stati parecchi.

Si dice che in Romania la metà dei tifosi di calcio tifi per la Steaua Bucarest. E in effetti, per seguito e prestigio ottenuto negli anni, la Steaua è una delle più grosse società di calcio dell’Europa balcanica. Il club ha letteralmente dominato il calcio romeno per tutta la seconda metà del Novecento, ma non solo: i successi della Steaua sono stati impressionanti anche in Europa. Dal 1985 ai primi anni Novanta fu una delle squadre più forti del continente. Vinse una Coppa dei Campioni, battendo in finale il Barcellona, e una Supercoppa Europea. Giocò l’Intercontinentale a Tokyo, partecipò a un’altra finale di Coppa dei Campioni, quella persa contro il Milan a Barcellona nel 1989, e l’anno precedente arrivò fino alle semifinali.

Il gol di Ruud Gullit nella finale di Coppa dei Campioni tra Milan e Steaua Bucarest (Simon Bruty/Allsport/ Getty Images)

La Steaua rimase per anni una delle squadre più forti d’Europa perché disponeva di giocatori locali di grande valore, come Miodrag Belodedici, Gheorghe Hagi, Marius Lacatus e Gheorghe Popescu. Ma come accadde a molte altre squadre dell’est, tutto iniziò a finire a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta: in Jugoslavia con l’inizio delle guerre balcaniche, in Romania con la rivoluzione che portò alla morte del dittatore Nicolae Ceausescu e sua moglie Elena.

La grande popolarità della Steaua, tuttavia, comportava anche un vasto risentimento nei suoi confronti. La Steaua faceva parte della Polisportiva dell’Esercito romeno e negli anni Ottanta la squadra fu gestita direttamente da Valentin Ceausescu – figlio di Nicolae – con metodi sommari e poco usuali, e anche per questo divenne per molti il simbolo del potere e della dittatura. Nel 1998 la squadra di calcio, che nel frattempo era stata acquistata da Gigi Becali, imprenditore romeno arricchitosi trattando e acquistando terreni di proprietà dell’esercito romeno dopo la caduta del regime, uscì dalla polisportiva controllata dall’esercito. Le operazioni che coinvolsero la squadra in quegli anni sono ora le cause principali della brutta situazione in cui è capitata la Steaua, che ora di fatto non è più la stessa Steaua.

Walter Zenga dirige un allenamento allo stadio Mestalla di Valencia prima della partita di Coppa UEFA tra Valencia e Steaua Bucarest (JOSE JORDAN/AFP/Getty Images)

Nel 2014 la Corte suprema romena invalidò l’acquisizione del club avvenuta nei primi anni Novanta. La sentenza ebbe effetto immediato e la Steaua dovette coprire il proprio stemma dagli schermi dell’Arena Nationala – il più grande stadio della Romania – dalle tute di rappresentanza e dalle maglie dei giocatori. In un primo momento le fu vietato anche di usare il nome, ma il club fece ricorso e riuscì a mantenerlo. Nelle settimane successive la Steaua modificò il proprio logo e per diversi turni di campionato non poté nemmeno giocare a Bucarest, ma a Pitesti, città lontana 120 chilometri dalla capitale e dai due stadi in cui la Steaua era solita giocare: l’Arena Nationala e il vecchio stadio Ghencea, di proprietà dell’esercito.

La disputa sul nome è continuata fino a pochi giorni fa. Da mercoledì scorso al club è stato ufficialmente vietato di continuare a usare la propria denominazione, che ora non è più Steaua Bucarest ma FC FCSB, una sigla che peraltro vorrebbe dire “Football Club Football Club Steaua Bucarest”. E la vecchia Steaua? Alcune settimane fa l’esercito romeno ha creato un proprio club e lo ha chiamato Steaua Bucarest. Ha riesumato il vecchio logo e in questi giorni sta lavorando per creare una nuova squadra, che nella prossima stagione partirà probabilmente dalla quarta o dalla quinta serie del campionato romeno. Tutti i trofei vinti dalla Steaua fino al 1997 saranno tolti all’FCSB e riconosciuti alla nuova società.

Oltre agli evidenti danni che la disputa con l’esercito ha provocato, l’FCSB è ancora in mano a Gigi Becali, un personaggio oscuro che in molti vorrebbero vedere lontano dal club. In passato Becali è stato condannato a tre anni di reclusione per corruzione nell’ambito di una vendita di terreni con il ministero della Difesa, fatto che ha contribuito a peggiorare i rapporti con l’esercito. Dopo la condanna tentò di scappare ma venne arrestato in aeroporto mentre cercava di fuggire in Israele. Ha molti altri precedenti penali: nel 2009 venne arrestato e descritto come un “pericolo pubblico” da un tribunale romeno per aver sequestrato tre persone che avevano tentato di rubargli la macchina. Insieme ad alcuni suoi collaboratori, li sequestrò minacciandoli con delle pistole e li portò in un casolare nella campagna fuori Bucarest, dove poi li lasciò andare. Pochi mesi prima, per capire come il suo comportamento abbia influenzato anche la gestione del club, aveva esonerato Yüksel Yesilova, allenatore turco della Steaua, dicendo che secondo lui portava sfortuna alla squadra in quanto musulmano.

L’FCSB continua ad essere una delle squadre al vertice del campionato romeno, ma solo perché può contare sulle ricchezze di Becali, che è solito comprare i migliori giocatori delle squadre rivali – quasi tutte alle prese con gravi problemi economici – senza badare troppo agli aspetti tattici della squadra o alle preferenze dei suoi allenatori. Ancora oggi Becali continua a interferire con la gestione della squadra, criticando pubblicamente i suoi giocatori e in alcuni casi dando ordini agli allenatori di escluderne qualcuno, senza motivazioni precise: a volte viene ascoltato, altre no. Ora la squadra più nota e vincente del calcio romeno si ritrova senza nome, senza tifosi — che da anni boicottano in massa quasi tutte le partite — e con poche speranze di cambiamento per il futuro.

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