• Media
  • lunedì 27 marzo 2017

Un conduttore radiofonico complottista americano ha chiesto scusa per il “Pizzagate”

Alex Jones, che gestisce il sito di destra "Infowars", ha ammesso di aver sbagliato a diffondere l'assurda teoria su una rete di pedofili del Partito Democratico con base in una pizzeria

Alex Jones, un seguito conduttore radiofonico di destra americano conosciuto per essere molto complottista, ha chiesto scusa per aver contribuito a diffondere la bufala del Pizzagate, una notizia falsa nata l’anno scorso su Reddit e propagandata dai sostenitori di Donald Trump che riguardava un inesistente traffico di bambini per scopi satanici e sessuali in una normale pizzeria di Washington, DC. Jones, che conduce l’Alex Jones Show e gestisce Infowars, uno dei più famosi siti complottisti e di destra americani, ha chiesto scusa al proprietario della pizzeria, cercando di giustificarsi dicendo che il suo sito ha dato conto della bufala solo quando si era già consolidata online.

Il “Pizzagate” era nato con una pretestuosa interpretazione di un messaggio totalmente innocuo trovato nelle email trafugate a John Podesta, capo del comitato elettorale di Hillary Clinton, e pubblicate da WikiLeaks. Moltissime persone avevano cominciato a scrivere su forum, blog e social network che la pizzeria Comet Ping Pong fosse la base di una rete di pedofili del Partito Democratico. Con la diffusione della bufala, circolata anche su Facebook e su Twitter, la pizzeria iniziò ad avere molti problemi: le sue pagine online furono oggetto di decine di recensioni negative, e il proprietario James Alefantis e gli altri dipendenti ricevettero continue minacce su internet.

Le cose sono diventate ancora più gravi lo scorso dicembre, quando un uomo di 28 anni è entrato al Comet Ping Pong con un fucile automatico perché voleva “indagare” sulla questione, sparando anche un colpo quando i clienti ormai erano usciti, prima di essere arrestato. L’uomo aveva detto di ascoltare il programma di Jones. Il Pizzagate, dopo essere diventato un caso molto conosciuto su blog e forum della “alt-right” americana – un movimento razzista e neonazista che ha sostenuto Donald Trump alle ultime elezioni americane – era finito anche su Infowars, che se ne era occupato in diversi articoli e video.

Jones ha chiesto scusa ad Alefantis, spiegando che il suo sito si era dissociato dal Pizzagate già lo scorso dicembre, e che la maggior parte degli articoli che hanno contribuito a diffondere la bufala sono stati rimossi. Due autori di Infowars che si erano occupati del Pizzagate non lavorano più per il sito, ha detto Jones. Leggendo un comunicato, ha negato che le accuse rivolte ad Alefantis fossero vere, e ha chiesto scusa «se i nostri articoli sono stati interpretati come commenti negativi su Alefantis o su Comet Ping Pong, e speriamo che chiunque altro sia stato coinvolto nella discussione sul Pizzagate faccia lo stesso». Riguardo alle motivazioni dietro alle scuse di Jones, che sono arrivate a mesi di distanza dal momento di maggiore popolarità del Pizzagate, in molti credono siano legate a un’esplicita richiesta di rettifica fatta da Alefantis. Le leggi del Texas prevedono che Jones avrebbe dovuto smentire la storia entro un mese dalla ricezione della lettera, oppure Alefantis avrebbe potuto fargli causa: e la scadenza in questo caso era proprio venerdì, il giorno in cui sono arrivate le scuse.

Le bufale riguardo al Pizzagate non hanno comunque finito di circolare, e c’è ancora gente che ci crede: il giorno dopo il video di Jones, un gruppo di manifestanti ha protestato davanti alla Casa Bianca chiedendo che sia fatta un’indagine sull’inesistente traffico di minori con base al Comet Ping Pong, mentre altri sostenitori della teoria continuano a presentarsi alla pizzeria, che ha già speso 70mila dollari per pagare delle guardie di sicurezza e ha dovuto installare vari sistemi di allarme.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.